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[nuovoPCI] Il sistema politico dei paesi imperialisti e il VI Congresso Nazionale del P.CARC

today8 Aprile 2023 1

[nuovoPCI] Il sistema politico dei paesi imperialisti e il VI Congresso Nazionale del P.CARC
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[nuovoPCI] Il sistema politico dei paesi imperialisti e il VI Congresso Nazionale del P.CARC

Comunicato CC 8/2023 – 7 aprile 2023

 

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Il sistema politico dei paesi imperialisti

e il VI Congresso Nazionale del P.CARC

Il sistema di governo della borghesia è in subbuglio in tutti i paesi imperialisti: Francia e USA sono i casi più all’ordine del giorno. A contenere la crisi politica non basta la manipolazione delle informazioni, per quanto il complesso militare-industriale-finanziario USA la promuova forsennatamente – la serie di articoli di Daniele Luttazzi pubblicati su il Fatto Quotidiano dal 30 marzo a questa parte ben documenta l’opera internazionale di CIA, FBI e NSA.

In ogni paese imperialista, particolari e specifici del paese sono molti dei motivi e delle manifestazioni della crisi politica, ma comune è la causa di fondo: la sovrapproduzione assoluta di capitale. Questa è ripresa negli anni ’70 del secolo scorso, una volta che in Europa la borghesia era riuscita a evitare l’instaurazione del socialismo e a terminare la ricostruzione postbellica.

Siamo in un periodo favorevole per far avanzare la rivoluzione socialista: la guerra popolare rivoluzionaria del proletariato contro la borghesia imperialista che è compito di ogni partito comunista promuovere, organizzare e dirigere nel proprio paese. D’altra parte l’esperienza della prima ondata mondiale delle rivoluzione proletaria (1917-1976) ha mostrato che è impossibile instaurare il socialismo senza un partito comunista che mobiliti, organizzi e diriga le masse popolari. Il primo paese imperialista in cui la classe operaia e le masse popolari arriveranno a instaurare il socialismo darà un grande contributo all’avanzamento della rivoluzione socialista anche negli altri paesi imperialisti e della rivoluzione di nuova democrazia nei paesi arretrati. La nostra ambizione è che l’Italia sia questo paese.

Da qui la grande importanza del VI Congresso Nazionale del Partito dei CARC, partito comunista fratello del (n)PCI, che si è tenuto a Roma nei primi due giorni di aprile, articolato in una prima giornata pubblica in cui membri del P.CARC e invitati sono intervenuti personalmente o tramite messaggi e saluti e una seconda giornata i cui i delegati di organismi, sezioni e presidi del P.CARC hanno discusso i 3 documenti congressuali (Dichiarazione Generale, Risoluzione n. 1 – Mobilitazione contro la partecipazione del nostro paese alla guerra USA-NATO in Ucraina, lotta per la sovranità nazionale e instaurazione del socialismo e Risoluzione n. 2 – Sulla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato (MCCO) ed eletto il Segretario Nazionale e gli altri 14 membri della Direzione Nazionale. Sul sito del P.CARC sono disponibili 55 filmati di interventi della prima giornata. I 3 documenti congressuali rivisti in base alle decisioni del Congresso, saranno disponibili sul sito del P.CARC prossimamente. Esortiamo ogni nostro lettore a studiarli, a confrontare le indicazioni che danno con l’attività che egli svolge e a tirarne le conclusioni.

Molti sono anche nel nostro paese le persone malcontente della vita che fanno. Molti sono gli individui insofferenti del corso delle cose che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed UE, la borghesia imperialista italiana, il suo clero capeggiato dal Vaticano, le Organizzazioni Criminali e i loro agenti e portavoce impongono. La devastazione dell’ambiente e l’inquinamento della terra, dell’acqua, dell’aria e del cibo si sono ormai aggiunti allo sfruttamento dei lavoratori da parte di capitalisti e di altri proprietari e parassiti e rendono la vita difficile – ma nel frattempo il numero di esseri umani si è all’incirca quadruplicato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi, la potenza delle forze produttive di cui disponiamo si è moltiplicata, grande, quasi illimitato è oramai il dominio degli uomini sul resto della natura, i lavoratori comunque già producono di più di quello che il reddito (salari e pensioni), i sussidi pubblici e le elemosine consentono alle masse popolari di usare, molti sono i prodotti nocivi che i capitalisti costringono a produrre e molte le attività inutili se non nocive che i gruppi dominanti costringono a fare. Molteplici sono le forme di resistenza individuali e collettive che i componenti delle masse popolari oppongono ai capitalisti e ai loro agenti. Ma proteste e rivendicazioni non bastano a cambiare il corso delle cose. Quelli che chiedono alle autorità e ai governi della borghesia di cambiare il corso delle cose prendendo misure che peraltro sono di buon senso, in definitiva si illudono anche se in certe circostanze con lotte adeguate riescono a imporne alcune.

I capitalisti costituiscono una classe sorta in Europa alcuni secoli fa. Caratteristica della borghesia era che ogni suo esponente faceva produrre beni e servizi a lavoratori che il capitalista remunerava con un salario. Nel contempo ogni capitalista aumentava il suo capitale vendendo in concorrenza con altri capitalisti i beni e i servizi che i suoi lavoratori avevano prodotto: la differenza tra quello che egli ricavava dalla vendita dei beni e servizi (merci) prodotti dai suoi lavoratori e quello che egli aveva speso per pagare i salari e acquistare le merci usate nella produzione, costituiva il profitto del capitalista e, dedotti i suoi consumi, andava ad aumentare il suo capitale. La legge del valore-lavoro, dettagliatamente illustrata da Marx nella sua opera principale, Il capitale, sovrintendeva alle attività produttive della società capitalista. Ogni esponente della borghesia per sua natura deve quindi accrescere il suo capitale: chi non lo fa, viene escluso dalla sua classe.

Fin quando si trattava di accrescere le forze produttive e soddisfare, oltre ai capricci delle classi dominanti e ai bisogni della loro società, anche la domanda delle classi oppresse, la borghesia ha svolto un ruolo positivo nella storia umana: grande è stato il progresso in termini di forze produttive e di civiltà. Ma da quando il capitale accumulato dai capitalisti è diventato talmente grande che i capitalisti considerati nel loro insieme si ritrovano con più capitale di quanto ne possono impiegare con profitto nella produzione di merci, la borghesia ha smesso di svolgere un ruolo positivo. La sovrapproduzione assoluta di capitale segna la fine del ruolo positivo della borghesia nella storia umana. Da allora l’instaurazione del socialismo è diventata la condizione indispensabile di un ulteriore progresso. La borghesia imperialista è diventata una classe reazionaria. Questa è la sostanza dell’epoca imperialista, l’epoca iniziata negli ultimi decenni del secolo XIX.

E qui ritorniamo al VI Congresso Nazionale del P.CARC da cui siamo partiti.

Come le classi oppresse, che le classi dominanti hanno da sempre escluso dalle attività specificamente umane, instaureranno il socialismo è il problema a cui i comunisti devono dare soluzione mobilitando, organizzando e dirigendo i proletari (e in primo luogo gli operai) dei paesi imperialisti e i popoli dei paesi oppressi.

La prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976) è stata il primo tentativo di risolvere quel problema, dopo l’esito sanguinoso e isolato della Comune di Parigi (1871). La nascita dell’Unione della Repubbliche Socialiste Sovietiche, la sua vittoriosa resistenza alle prime tre aggressioni da parte delle potenze imperialiste, la creazione e l’espansione mondiale dell’Internazionale Comunista (1919-1943), lo sviluppo delle rivoluzioni di nuova democrazia in molti dei paesi oppressi, la nascita di paesi socialisti nella Corea del Nord, nella parte continentale della vecchia Cina, a Cuba, in gran parte dell’Indocina (Vietnam e Laos) e nell’Europa orientale avevano fatto credere a noi comunisti di aver trovato la soluzione. La sconfitta che noi comunisti dei paesi imperialisti abbiamo subito nella seconda metà del secolo scorso e la decadenza dell’URSS fino alla dissoluzione nel 1991 ci hanno mostrato che la soluzione non era scontata e noi comunisti siamo oggi alla ricerca della soluzione. Il Manifesto Programma espone il bilancio che più di quindici anni fa abbiamo fatto della prima ondata mondiale e del movimento comunista in Italia. La costituzione in Italia dei due partiti fratelli e la linea del Governo di Blocco Popolare è la soluzione che noi comunisti italiani stiamo praticando.

L’abbrutimento delle menti e dei cuori e la manipolazione delle informazioni, delle idee e dei sentimenti che la borghesia imperialista persegue su larga scala conferma che la questione chiave della lotta che conduciamo è la costruzione dell’“uomo nuovo”, di una nuova umanità. Le rivendicazioni sindacali e politiche sono uno strumento di mobilitazione delle masse popolari, rafforzano la resistenza che esse anche senza i comunisti (“spontaneamente” diciamo noi) oppongono alla borghesia imperialista, ma il loro successo, se per assurdo fosse possibile anche su larga scala, non è la soluzione del problema a cui l’umanità deve far fronte: il corso delle cose che la borghesia impone porta alla distruzione delle condizioni dell’esistenza della specie umana. Sta a noi comunisti far diventare le masse popolari, che da sempre le classi dominanti, compresa la borghesia, escludono dalle attività specificamente umane, una classe capace di creare un suo Stato, un sistema di potere che gestisce le attività produttive in conformità al carattere collettivo che già la borghesia ha loro dato, mette fine a ogni discriminazione di genere e di razza, promuove l’accesso crescente di tutta la popolazione alle attività specificamente umane, via via elimina la divisione in classi sociali e stabilisce rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio tra il nostro paese e gli altri. Questo è il compito storico dei comunisti. Rivendicazioni e proteste sono necessarie per rimediare in qualche misura alle misure imposte dalla borghesia alle masse popolari, ma dobbiamo valorizzarle principalmente per far avanzare la rivoluzione socialista. Molte lezioni possiamo e dobbiamo trarre dalla prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria, ma sta a noi tirarle, applicarle e verificarle. Questo è il campo in cui i due partiti fratelli, P.CARC e (n)PCI collaborano e nel quale mobilitano organismi, gruppi e individui che si dicono comunisti e anche quelli che non si dicono comunisti ma tuttavia vogliono porre fine alla manipolazione di informazioni, idee e sentimenti, all’abbrutimento di menti e cuori e alla devastazione dell’ambiente che la borghesia imperialista promuove e deve promuovere per far sopravvivere il modo di produzione capitalista.

È alla luce di questa visione della storia umana che chiamiamo ogni nostro lettore a valutare i risultati del VI Congresso Nazionale del P.CARC – Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza (che anche senza l’intervento dei comunisti le masse popolari oppongono al corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista) – per il Comunismo.

 

Apprendere, assimilare, applicare la concezione comunista del mondo!

Costituire clandestinamente Comitati di Partito in ogni azienda e in ogni luogo d’abitazione!

Fare di ogni lotta una scuola di comunismo!

Studiare il Saluto del CC del (n)PCI al VI Congresso Nazionale del Partito dei CARC!

Studiare, riprodurre e diffondere il n. 73 di La Voce!


Mettersi in contatto nel modo appropriato con il Centro del Partito!

Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele gli adesivi dell’Avviso ai naviganti 103 è un’operazione della guerra delle masse popolari contro i padroni: vedere che il (n)PCI clandestino è presente anche dove non se l’aspettano infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni

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Scritto da: Claudio Patrizi

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