[Sinistrainrete] Carlo Formenti: Totalitarismo liberale e struzzi di sinistra

Rassegna del 24/01/2023

 

 

Carlo Formenti: Totalitarismo liberale e struzzi di sinistra

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Totalitarismo liberale e struzzi di sinistra

di Carlo Formenti

pascale totalitarismoliberale macrocopertinaIl governo Meloni cade come il cacio sui maccheroni per una sinistra alla disperata ricerca di un nemico di comodo su cui dirottare l’attenzione delle masse, nella speranza che queste non le chiamino a rispondere delle loro responsabilità. Così si evoca l’immagine anacronistica di un fascismo da operetta, con tanto di orbace, saluti romani e inni al nuovo duce in gonnella, associandola a una forza politica che incarna piuttosto l’ala più duramente e coerentemente neoliberale della borghesia, mentre opera in piena coerenza e continuità con tutti (senza distinzioni ideologiche) i governi che l’hanno preceduta negli ultimi decenni: attacco ai salari e all’occupazione, smantellamento dello stato sociale, privatizzazioni, svendita degli interessi nazionali al “partito dello straniero” come lo chiamava Gramsci, infeudamento agli interessi strategici della NATO e d’una UE totalmente allineata (contro i suoi stessi interessi) ai comandi di Washington.

Mentre milioni di francesi sfilano per le strade di Parigi contro la riforma delle pensioni voluta da Macron, e mentre i lavoratori inglesi tornano a scioperare contro la politica economica imposta dal governo conservatore, le preoccupazioni della sinistra de noantri sono tutte per l’arretramento dei diritti civili e individuali, che considerano la più grave, se non l’unica, minaccia generata dalla svolta a destra sancita dalle ultime elezioni. Svolta dovuta al fatto che milioni di proletari, avendo ormai perso fiducia nelle sinistre, hanno preso sul serio le esternazioni “populiste” e “sovraniste” della destra, o hanno comunque sperato che sarebbero state seguite dai fatti, (considerati gli ultimi sondaggi, sembra non abbiano ancora perso le illusioni in merito).

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Guido La Barbera: Linee imperialiste nella guerra d’Ucraina

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Linee imperialiste nella guerra d’Ucraina

di Guido La Barbera1

Brzezinski e Kissinger sull’Ucraina. A partire da La grande scacchiera, due politiche estere a confronto nella gestione degli interessi vitali delle potenze: Stati Uniti, Russia e Cina. Da Paginauno n. 80, dicembre 2022 – gennaio 2023

3 750x375“Ma, Zbig, quante volte puoi mettere uno stecco nell’oc­chio alla Russia, senza che reagisca? Noi abbiamo pre­so l’abitudine, negli anni del­la debolezza russa sotto Eltsin, di mettergli le dita ne­gli occhi un sacco di volte, facendola franca. Non sta finendo quel perio­do? Non dobbiamo prenderli sul se­rio quando dicono «Questo è fonda­mentalmente contrario ai nostri in­teressi e resisteremo»?”

Così David Ignatius del Washing­ton Post, terza voce in America and the World del 2008, libro intervista con Zbigniew Brzezinski e Brent Sco- wcroft, il primo consigliere per la si­curezza nazionale per Jimmy Carter, il secondo per George Bush e Gerald Ford, nonché consigliere militare di Richard Nixon. Da quella dialettica tra due decani della politica estera del­l’imperialismo americano emergeva­no con nettezza due linee nei con­fronti dell’imperialismo russo e delle sue ambizioni a riprendere il control­lo, nel “vicino estero”, dello storico dominio dell’impero zarista.

Brzezinski risolutamente a favore dell’inclusione dell’Ucraina nella NATO.

Scowcroft contrario, sulla falsari­ga delle obiezioni che erano anche di Henry Kissinger: i legami storici e identitari della Rus’ di Kiev col potere mo­scovita; la divisione dell’Ucraina tra un Ovest filo-occidentale e un Est rus­sificato.

L’imperialismo europeo vi compa­riva solo sullo sfondo: Scowcroft a ri­cordare la contrarietà europea a un’a­zione così intrusiva nei confronti del­la Russia e a lamentare la confusa so­vrapposizione tra l’ambito della Ue e quello della NATO; Brzezinski a impu­gnare il fatto che sulla questione ucrai­na gli europei erano “divisi”.

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Roberto Pecchioli: Chi comanda nel mondo?

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Chi comanda nel mondo?

di Roberto Pecchioli

chi comanda il mondoI.

Un amico, conversando davanti a un caffè, ci ha posto la domanda da un miliardo di dollari: chi comanda nel mondo? Ha aggiunto di non volere una risposta complessa e che gli interessa sapere nomi e cognomi. Vasto, arduo programma, rispondere a un quesito che ci tiene chini sui libri da anni; ancora più difficile indicare persone fisiche in un tempo in cui il potere – più oligarchico e chiuso che mai – ha una dimensione reticolare, in cui ogni snodo, ciascun anello è strettamente legato in una ragnatela che, tuttavia, ha un centro che può essere identificato.

Al nostro amico abbiamo ripetuto un concetto espresso da Giano Accame, grande giornalista e finissimo intellettuale: comandano coloro dei quali non si può dire male. Sembra una battuta – o un’elusione della risposta – e invece è il primo gradino per arrivare alla verità. In ogni ambiente – tutti ne abbiamo esperienza – c’è qualcuno (persona, gruppo, consorteria, grumo di interessi) di cui non si può dir male, pena le rappresaglie, la discriminazione, la punizione. Così funziona il mondo, in basso e in alto, alla faccia delle anime belle. Possiamo allora formulare un primo livello di risposta: comanda chi può far diventare legge o senso comune la propria volontà – applicando sanzioni a chi trasgredisce o dissente – ed è in grado di screditare prima, vietare poi, rendere illegale o pericoloso formulare critiche o sollevare obiezioni nei suoi confronti.

Non è – ancora – una risposta. Un altro livello di riflessione è in negativo: chi non comanda, ossia chi, in fatto e in diritto, non è in grado di esercitare un potere?

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Leonardo Mazzei: Escalation

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Escalation

di Leonardo Mazzei

Nello scorso mese di dicembre, commentando l’invio dei missili Patriot all’Ucraina, così scrivevamo:

«Questa escalation ci rimanda al rischio nucleare. Il gioco americano – visto che è certamente lì che si decidono tattiche e strategie – è scoperto. La tecnica è quella di salire ogni volta uno scalino, per poi osservare la reazione del Cremlino. Come tradizione della storia militare russa, a Mosca sono prudenti. Dunque, e giustamente, nessuna risposta colpo su colpo, quanto piuttosto una strategia che non disdegna tempi più lunghi. La prudenza non è debolezza, specie quando alla fine della corsa il rischio concreto è quello di arrivare alla soglia nucleare. Non è debolezza, ma l’avversario potrebbe scambiarla per tale, invogliandolo così a compiere il passo successivo. Fino a quando questo “gioco” potrà durare?».

Che nell’attuale fase del conflitto sia questa la domanda decisiva, ce lo conferma un lungo articolo a tre mani uscito ieri sul New York Times. Questo articolo, frutto palese di un’abbondante imbeccata dell’amministrazione americana, vuol essere sia un annuncio che una minaccia.

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Gioacchino Toni: Il governo delle piattaforme digitali

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Il governo delle piattaforme digitali

di Gioacchino Toni

Nei confronti della “Quarta rivoluzione industriale” – modellata da informatica, telematica, robotica, Intelligenza Artificiale ecc… –, con notevole semplificazione, si tendono a contrapporre una posizione cyber-apocalittica, propria di inguaribili nostalgici del mondo analogico inclini, almeno a parole, al rifiuto se non al luddismo digitale, e una cyber-integrata, riferita a quanti sono convinti che la tecnologia risolverà ogni tipo di problemi, compresi quelli scaturiti dal suo utilizzo. Trattandosi di una polarizzazione del tutto semplicistica, utile più per ritrarre in maniera stereotipata chi manifesta nei confronti delle tecnologie posizioni ritenute distanti dalle proprie, varrebbe la pena prendere in esame la percezione che i tanti utilizzatori di Internet e dei social hanno del contesto tecnologico con cui si rapportano quotidianamente.

In un panorama come quello italiano, in cui si stima che siano oltre l’ottanta per cento coloro che navigano su Internet e accedono ai social almeno una volta al giorno, a partire da alcune delle questioni più dibattute in ambito accademico e specialistico, il volume Il governo delle piattaforme. I media digitali visti dagli italiani (Meltemi, 2022) di Alex Buriani e Gabriele Giacomini ha approfondito, su un campione rappresentativo della popolazione, cosa pensa chi vive in questo Paese a proposito di «dieta mediale, nuove forme di intermediazione e di comunicazione, fake news, profilazione, personalizzazione dei contenuti, disinformazione, polarizzazione, raccolta dei dati personali, echo chambers, rapporto tra ICT [Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione] e democrazia, ruolo dello Stato nei confronti di Internet e delle piattaforme, legislazione, politiche pubbliche nei confronti delle ICT, educazione e formazione» (p. 22).

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Giorgio Riolo: Un mondo di mondi” L’avventura umana dalla scoperta dell’agricoltura alle crisi globali contemporanee

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Un mondo di mondi”. L’avventura umana dalla scoperta dell’agricoltura alle crisi globali contemporanee

di Giorgio Riolo

Un libro di Giorgio Riolo e Massimiliano Lepratti, edizioni “Asterios”, che è anche un omaggio a Lukács e a Samir Amin

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György Lukács, intellettuale, filosofo, marxista grande, ancora oggi fondamentale a cinquant’anni dalla scomparsa (4 giugno 1971), ricordava a ogni piè sospinto la centralità delle categorie marxiane per comprendere il mondo. Storicità, socialità, processualità. Tre categorie ineludibili, che ci danno la grammatica mentale per agire nella realtà, nella vita quotidiana e nella vita sociale e politica.

Il libro in questione, di divulgazione e non specialistico, è una sintesi molto compressa, ma molto ambiziosa. Una sintesi della storia globale dell’umanità, di tutti i continenti, di tutte le culture e di tutte le civiltà. Una storia veramente mondiale, a partire da una ferma riconsiderazione e da una ferma critica dell’eurocentrismo e dell’occidentalocentrismo. Visioni granitiche queste, difficili da sradicare. Essendo così ormai oggettivate in tutti gli strati sociali, non solo nelle classi dominanti e nei gruppi dirigenti in Europa, in Usa, nell’Occidente.

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Gimmi Santucci: Un’epoca di fallimenti. Considerazioni minime per il 2023

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Un’epoca di fallimenti. Considerazioni minime per il 2023

di Gimmi Santucci

La Rivoluzione Industriale ha aperto voragini mai riempite. L’ipertrofia produttiva che necessita di mercati crescenti e floridi, il fabbisogno energetico, il ricorso alla finanza per ottimizzare il profitto e regolare squilibri congiunturali, hanno innescato isterismi duraturi e incontrollabili. La gestione e la distribuzione della ricchezza urgevano di nuovi criteri restando asimmetriche, mai fluidamente circolari, influendo anche sulla proiezione di potenza internazionale, costringendo l’Occidente a ridisegnarsi politicamente in una geografia ristabilita con Yalta, e a reimmaginarsi socialmente con interpretazioni che consentissero la convivenza dei fattori strategici territoriali con le esigenze economiche che le nazioni industrializzate si ritrovano nelle agende governative. Dover considerare le contingenze economiche quanto le esigenze politiche fondamentali, ha portato anche a provvedere con delocalizzazioni e nuove colonizzazioni. Le grandi potenze, ovvero, hanno decentrato gli interessi mercantilistici mantenendo all’interno quelli relativi ai fattori di potenza.

Ma questo marasma geografico, politico, sociale non ha risolto il problema originale.

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Giovanni Sgro: Tappe e percorsi della dialettica hegeliana: la Rivoluzione d’ottobre e il pensiero di Hegel

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Tappe e percorsi della dialettica hegeliana: la Rivoluzione d’ottobre e il pensiero di Hegel

di Giovanni Sgro’*

i id13654 mw600 1x1. I contributi raccolti nel volume che qui si presenta1, ricostruiscono dettagliatamente un incontro “epocale” nella storia della filosofia (e non solo della filosofia!) contemporanea: la recezione e l’influenza della filo­sofia di Hegel nel e sul pensiero filosofico e politico russo. Questo incon­tro non inizia però – né, tanto meno, termina – con la Rivoluzione d’Ot­tobre. Infatti, prima ancora che l’opera di Hegel giungesse in Russia, fu l’intelligencija russa a recarsi a Berlino per conoscere e studiare l’opera di Hegel2. Anzi, come è stato giustamente osservato3, lo stesso incontro tra il pensiero di Hegel e gli intellettuali russi è di tipo dialettico: è avve­nuto molto presto ma, allo stesso tempo, anche molto tardi. Molto presto cronologicamente, in quanto i primi contatti si sono avuti già all’indo­mani della morte di Hegel (1831), negli anni Trenta e Quaranta dell’Ot­tocento ( Vormarz); ma a un livello di elaborazione molto tardo, in quanto l’immagine di Hegel che gli intellettuali russi assimilarono e che poi si adoperarono a diffondere e a propagandare nel loro paese era profonda­mente formata e mediata dall’interpretazione dei Giovani hegeliani.

Vissarion Grigor’evic Belinskij (1811-1848), Michail Aleksandrovic Bakunin (1814-1876) e Aleksandr Ivanovic Herzen (1812-1870) distin­guevano nettamente il metodo rivoluzionario dal sistema conservatore, consideravano quindi la dialettica hegeliana come un’arma rivoluzionaria, offrivano un’interpretazione in chiave dinamica dei rap­porti tra reale e razionale e, nel complesso, aderivano pienamente a una lettura in chiave progressista e rivoluzionaria della filosofia hegeliana4.

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Redazione Contropiano – Gianandrea Gaiani: L’Europa fornirà all’Ucraina carri armati e missili che non ha

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L’Europa fornirà all’Ucraina carri armati e missili che non ha

di Redazione Contropiano – Gianandrea Gaiani

Leopard 2 A7 KMW 006Dopo 11 mesi di guerra non c’è bisogno della tv per sapere cosa chiede la junta di Kiev alla Nato: “armi!”. E la Nato riunita a Rammstein ha convenuto ancora una volta di mandargliene in grande quantità, “migliorando” però il livello tecnologico, ossia, la capacità offensiva. Ergo, ammettendo di voler essere parte attiva della guerra anche più esplicitamente di quanto non avesse detto finora.

Ci stiamo abituando ad essere in guerra secondo il principio della “rana bollita”… Ossia abituandoci a considerare “normale” ogni piccolo passo in avanti dell’escalation, fin quando la temperatura dell’acqua – pardon, del clima bellicista – non sarà mortale per tutti noi.

In questo modo non ci rimane nulla in testa, men che mai la capacità di valutare – e dunque capire (di “sapere” è escluso per principio, in guerra) – se e quanto certi annunci sono aderenti alla realtà. Ossia “realistici” in senso stretto.

Eppure quando si parla di armi “pronta cassa” qualche dubbio sarebbe bene tenerlo vivo. Non stiamo infatti parlando di finanza, per cui “basta un click” e voilà, il capitale è spostato da un’altra parte…

Per esempio. Fabbricare certi armamenti o “sistemi d’arma” come carri armati, batterie antimissile o direttamente lanciamissili terra-aria e terra-terra richiede qualche tempo, se non ce ne sono in quantità abbondante nei magazzini.

Usare certi sistemi d’arma non è esattamente come usare fucili o bombe a mano, per cui comunque serve un minimo di addestramento (se vuoi evitare di fare strage nelle tue stesse truppe).

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Andrea Zhok: Propagande e “complottismi”

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Propagande e “complottismi”

di Andrea Zhok

20230121T184641 cover 1674326800899Quando si parla di propaganda e di manipolabilità della popolazione è un luogo comune, spesso ripreso, quello per cui il livello culturale sarebbe una variabile decisiva, in quanto capace di ostacolare l’influenzabilità dei soggetti. Questo assunto, oltre al pregio di essere gradevolmente consolatorio per chi di cultura si occupa, sembra seguire un semplice sillogismo. Dopo tutto uno non è facilmente ingannabile sulle cose che conosce, chi ha un’istruzione superiore per definizione dovrebbe conoscere più cose, ergo chi ha un’istruzione superiore dovrebbe essere meno ingannabile. Questo ragionamento è tanto apparentemente intuitivo quanto sciaguratamente sbagliato.

È possibile distinguere due forme distinte di manipolabilità soggettiva, che possiamo nominare schematicamente come manipolabilità (da istruzione) primaria e manipolabilità (da istruzione) terziaria.

 

1) Sulla manipolabilità primaria

Per istruzione primaria si intende la scuola dell’obbligo, e oggi possiamo considerare questo livello di istruzione come livello base, assumendo che tutti i cittadini ne abbiano goduto. Soggetti che abbiano limitato la propria istruzione a questo livello tendono ad entrare per primi nel mondo del lavoro con mansioni a basso tasso di specializzazione. Chi abbia questo retroterra culturale (naturalmente al netto della coltivazione autonoma di propri interessi) è sensibile ad alcune specifiche forme di manipolazione: quelle che fanno uso di una retorica della semplificazione e di appelli ad un presunto buon senso comune.

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Michele Paris: Ucraina, realtà e finzione

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Ucraina, realtà e finzione

di Michele Paris

La caduta in mano russa della città di Soledar e la probabile prossima conquista di quella ancora più strategica di Bakhmut hanno mandato letteralmente in fibrillazione i governi NATO che partecipano alla guerra al fianco del regime ucraino. Il livello di disperazione raggiunto in Occidente è percepibile dalla frenesia con cui in questi giorni si stanno consumando discussioni e trattative per inviare in fretta a Kiev il maggior numero possibile di nuove armi ed equipaggiamenti bellici. Ovunque sembra esserci la sensazione di una svolta imminente nel conflitto, per molti in concomitanza con il lancio dell’attesa mega-offensiva russa. Le carte di Mosca restano però coperte e, nel frattempo, è lecito chiedersi quali siano le mosse che un Occidente in totale confusione sta preparando per affrontare il momento in cui la finzione di una guerra che l’Ucraina sarebbe sul punto di vincere crollerà definitivamente.

Uno dei temi all’ordine del giorno è quello dei carri armati da combattimento, che la Gran Bretagna ha ad esempio già liberato per la spedizione in Ucraina e la Germania sta invece valutando con cautela.

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Piccole Note: La morte del Ministro ucraino e il surge di Ramstein

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La morte del Ministro ucraino e il surge di Ramstein

di Piccole Note

 

L’incidente costato la vita al ministro dell’Interno ucraino e al suo intero staff potrebbe essere tale. Di certo non è stato abbattuto da un missile russo, dal momento gli ucraini l’avrebbero denunciato su tutte le piazze del mondo. Lo stesso Zelenky ha parlato di una “terribile tragedia”. Insomma, incidente, punto. Ma la tempistica interpella.

 

Incidente o scontro di potere?

Infatti, l’incidente è avvenuto il giorno successivo alle dimissioni del potente primo consigliere di Zelensky, Alexey Arestovich. Certo, Arestovich si è praticamente suicidato, affermando che il missile russo che si abbattuto su un edificio di Dnipro (oltre ottanta morti), era stato intercettato dalla contraerea ucraina, confermando la versione di Mosca.

Ma si era corretto, aveva rettificato, umiliandosi anche.

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Alastair Crooke: La preparazione del teatro di guerra per il 2023

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La preparazione del teatro di guerra per il 2023

di Alastair Crooke*

In una recente intervista al Financial Times, un alto generale dei Marines americani, James Bierman, ha spiegato in un momento di candore come gli Stati Uniti stiano “preparando il teatro” per una possibile guerra con la Cina, ammettendo casualmente che i pianificatori della difesa statunitense erano impegnati in Ucraina già da anni, “per prepararsi seriamente” alla guerra contro la Russia – fino al “preposizionamento dei rifornimenti” e l’identificazione dei siti da cui gli Stati Uniti avrebbero potuto fornire supporto e sostenere le operazioni. In poche parole, erano lì, da anni, a preparare lo spazio di battaglia.

Non c’è da sorprendersi, perché queste risposte militari derivano direttamente dalla decisione strategica centrale degli Stati Uniti di attuare la “Dottrina Wolfowitz” del 1992, secondo la quale gli Stati Uniti devono pianificare e agire preventivamente per mettere fuori gioco qualsiasi potenziale Grande Potenza – ben prima che raggiunga il punto in cui possa rivaleggiare o compromettere l’egemonia statunitense.

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lorenzo merlo: Colpevole di analogico

sinistra

Colpevole di analogico

La parabola del progresso. Quella nascosta

di lorenzo merlo

La cultura del progresso ci ha portati qui. Progresso materiale. Il cui culmine è nell’accumulo e nell’apparire. Ma non nel semplice avere. O meglio, lo è nella misura in cui il suo primo significato sta nella separazione dall’essere. Il progresso ci ha portati a separarci dall’ente originario, dalla filosofia della natura e dall’essere infinito che siamo. Nessuno si sente latore della vita. Tutti se ne sentono proprietari.

“Non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale.

Siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana” (1).

L’Uno è perito da Cartesio e Newton, che hanno ridotto il tutto a materia. Ai due scienziati ha fatto seguito l’industrializzazione, che ha celebrato la replicabilità materiale, ora anche modello spirituale. Infine l’ordoliberismo, che ha santificato l’individualismo e con esso, il senso della comunità.

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