Giornata della Ricerca: giustifichiamo il presidente Mattarella senza capirlo

Mattia Spanò – 31 Ottobre 2022

Giornata della Ricerca: giustifichiamo il presidente Mattarella senza capirlo – Il blog di Sabino Paciolla

 

Durante la Giornata della Ricerca, il presidente Mattarella ha tenuto una prolusione al Quirinale sulla situazione pandemica. Il passaggio chiave mi sembra il seguente:

“Senza l’ammirevole impegno della scienza per individuare i vaccini, scoperti e prodotti in tempi record, anche grazie alle scoperte realizzate nella lotta contro il cancro oggi saremmo costretti a contare molte migliaia di morti in più. Se oggi possiamo, nella gran parte dei casi, affrontare il covid, come se si trattasse di un’influenza poco insidiosa, è perché ne è stata fortemente derubricata la pericolosità per effetto della vaccinazione; dalla grande adesione alla vaccinazione, dovuta all’ammirevole senso di responsabilità della quasi totalità dei nostri concittadini, sollecitati a farvi ricorso dalla consapevolezza di salvaguardare, in tal modo, la salute propria e quella degli altri”.

Quando avevo circa una decina d’anni, ero al mare con mio fratello ospite della zia paterna. La quale un bel giorno domandò a colazione se mi piacesse pasta e ceci. Risposi che mi piaceva. Per due settimane a pranzo e a cena, la zia ci servì pasta e ceci. Mutatis mutandis, è l’effetto che mi fanno queste parole di Mattarella.

Ho sempre il dubbio, ascoltando personalità come il papa o il presidente della Repubblica, se sia farina del loro sacco o discorsi scritti in toto da altri. Forse sono opzioni entrambe vere non mutualmente esclusive. Il che significa che certe cose si approvano e si vogliono dire.

Ciò premesso, non mi soccorre che un aggettivo per definire le parole di Mattarella: vetrificate.

Come nel caso del video del papa sul vaccino atto d’amore pubblicato più di un anno dopo l’inizio della campagna sanitaria più fallimentare e dannosa della storia umana, viene da chiedersi se le autorità in questione si rendano conto dell’enorme ondata di ridicolo di cui loro stessi si ricoprono. Di quanto loro, non altri, manchino di rispetto a se stessi, al popolo, alla realtà, alla storia.

Gli italiani (il sottoscritto non fa eccezione) hanno grande rispetto, benevolenza e affetto per il presidente della Repubblica. Quando lo criticano, in genere, è in nome di questo rispetto affettuoso per un credito di fiducia che sentono tradito.

Perseverare nel parlare di “scienza” quando è ormai evidente che si tratti dell’ufficio marketing di un manipolo di multinazionali (lo ha documentato il giornalista di Epoch Times Mercola: la società di p.r. Weber Shandwick ha venduto i propri servizi sia a Pfizer e Moderna che al CDC, inondando l’opinione pubblica con oltre 7000 articoli “scientifici” che erano vili marchette) è persino angosciante.

Come lo è ostinarsi nella leggenda urbana che la vaccinazione abbia mitigato la malattia. E stendiamo un velo pietoso sulla “consapevolezza” e “l’ammirevole senso di responsabilità” di una popolazione vilmente ricattata, vessata e che ha visto i propri diritti più elementari maciullati da provvedimenti privi di base scientifica e giuridica.

Dobbiamo soprassedere anche sull’entrata da cartellino rosso a danno del neonato governo Meloni, il quale ha – o sembra aver – saggiamente impresso un cambio di rotta nella gestione della pandemia: uno sgarbo istituzionale irrituale.

L’aspetto interessante nelle pieghe del ragionamento presidenziale è il fatto di poter considerare il Covid “un’influenza poco insidiosa”.

Da un lato, questa affermazione legittima in toto il nuovo corso governativo promosso da Meloni, squalificando il senso generale dell’appello. Dall’altro, è un’affermazione improvvida, contraddittoria e antiscientifica: gran parte dei cosiddetti no-vax si sono ammalati senza conseguenze. Grandissima parte degli italiani, con o senza vaccino, non sono morti.

Ora: o supponiamo che i vaccinati abbiano mutato il virus attenuandolo e trasmettendolo ai non vaccinati, e allora decadono i teoremi “pandemia di non vaccinati”, “no-vax pericolosi” e tutto il castello di inutilissime imposizioni conseguenti, ed è scientificamente ed empiricamente evidente il contrario, oppure si deve concludere che il Covid sia sempre stato una brutta influenza trattata male, ad esempio grazie (se così si può dire) a tachipirina e vigile attesa. Questo, nella più magnanima delle ipotesi.

La mia impressione è che Mattarella sia perfettamente consapevole del disastro senza precedenti sanitario, economico e giuridico che si è consumato sotto la sua presidenza e coi suoi buoni uffici.

Diciamola allora tutta: la pandemia è sempre e soltanto stata un mezzo politico per provare a stabilire una nuova forma di governo basato sul terrore, introducendo forme di controllo, repressione del dissenso e soppressione di diritti inalienabili altrimenti impensabili. È complottismo? Forse. È campato in aria? No.

Se la politica e le istituzioni, rinunciando alla prerogativa della mediazione, si consegnano mani e piedi alla “scienza” e quest’ultima prende una topica clamorosa per quanto molto, molto remunerativa, sventura al paese governato da politici così imprudenti.

Non si appalta il governo di realtà complesse come un paese ad entità fumose come “la scienza”. Se si ha l’ardire di farlo e si perde la mano, si abbia l’umiltà di fare le valigie e ritirarsi a vita privata, perché con tutta evidenza si è inutili come un’incudine in una piscina.

Sarà allora l’H-Index dei vari Bassetti, Pregliasco, Galli, Viola e Capua a governarci: visti i punteggi non c’è da dormire sonni tranquilli, ma almeno è un criterio oggettivo e misurabile.

Di fronte all’emergere di una realtà storica tragicamente differente, il discorso del presidente somiglia all’abnegazione di Teruo Nakamura, l’ultimo soldato giapponese costretto a deporre le armi nel 1974, trent’anni dopo la fine della guerra.

È un destino poco onorevole che non le auguriamo, presidente. La giustifichiamo perché lei è il presidente di tutti, ma non la capiamo più.

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