Fulvio Grimaldi: “L’ariaccia che tira” (Chi lavora per criminalizzare il dissenso?)

Fulvio Grimaldi – 18/10/2022

MONDOCANE (fulviogrimaldi.blogspot.com)

 

Forum con Fulvio Grimaldi, Antonio Ingroia, Andrea Zhok, Giorgio Bianchi sullo spirito del tempo che sta investendo la nostra società sotto forma si sorveglianza totale e repressione mirata dei “cattivi” o anche solo “sospetti”. Questi ultimi che Obama faceva assassinare da droni qua e là nel mondo. A partire dall’irruzione poliziesca notturna, con perquisizione, nella camera d’albergo di Giorgio Bianchi e a finire, con il nuovo maccartismo contro chi esce dal seminato di regime.

Conduce Francesco Toscano. Da Visione Tv.

Alla notizia dell’intervento di due poliziotti, alle 3 del mattino, nell’albergo di Gioia Tauro, dove Giorgio Bianchi era appena arrivato, di cui vi è stato ampiamente riferito dallo steso Bianchi su Visione TV, il pensiero si è precipitato da solo a una vicenda di mezzo secolo fa che riguardava me e un’intera generazione.

Erano gli anni magnifici e terribili dal 1968 al 1977, in cui giovani, operai, contadini, intellettuali, popolo delle periferie abbandonate e devastate dall’invivibilità, valli e monti, si sollevarono contro il regime detto dei forchettoni socialdemocristiani che, già allora, inalberava incipienti tratti di fascismo 2.0.

Io vi ero pesantemente coinvolto, ragion per cui, per un intero decennio, dovetti subire le vessazioni dell’apparato repressivo dei forchettoni fascistizzanti. Al punto di non poterne più e di trasferirmi, in latitanza, prima a Londra e poi, infastidito anche dalla locale Digos (“Special Branch”), a Bruxelles.

Successivamente, rientrato in Italia e ripreso il mestiere di giornalista peripatetico, ogni volta che passavo da Fiumicino mi acchiappavano, trasferivano in un ufficio, perquisivano e chiedevano cose stupide: perché, percome, dove, quando, con chi…

Attribuivo la seccatura al mio essere stato espulso da Israele, per i miei reportage non confacentisi a Tel Aviv sulla Guerra araboisraeliana dei Sei Giorni, giugno 1967. Si sa, lo sguardo attento e non proprio benevolo del Mossad dopo eventi del genere non ti abbandona più. Ma le attenzioni dell’Ufficio Politico della Questura, potevano avere anche a che fare con il fatto che, prima, ero il direttore di un quotidiano bellissimo e molto “eversivo”, “Lotta Continua” e, dopo, l’inviato per il mondo dell’editore arabo di una catena di periodici internazionali in lingua inglese.

Quando mi decisi a chiedere ragione della costante seccatura alla Digos di Roma, un gentile funzionario mi rivelò che era pendente, da anni, un mandato d’arresto contro di me. Cattura che, per mancanza di valida motivazione penale, era stato tenuto lì, sospeso, sopra la mia testa.

Ecco, con l’episodio di Giorgio Bianchi, ma, se volete, da molto prima, tempo del virus patologico è di quello antidemocratico dal primo facilitato, quello “spirito del tempo” è tornato. Svezzato dall’infanzia di manganelli e fucilate in piazza, aggravato, tecnologico, addirittura psico-tecnologico: sorveglianza totale e arcigna, video e digitale, fisica, sociale e finanziaria, fattaci sentire sulla pelle tramite campagne di diffamazione, demonizzazione, manicheismo buoni-cattivi, intimidazioni a gogò, stato emergenziale a “ giustificare” e autorizzare ogni strategia repressiva, colpevolizzante ed escludente.

Ingroia, che è una forza giuridica, in questo forum ci illustra la portata dell’abuso, anche alla luce delle pessime leggi via via adottate a nostro scorno da un parlamento di sicari in tutte le sue espressioni, e quel che ci resta di strumenti di difesa. Che non sarebbe poco, ci fosse una vera magistratura. Andrea Zhok, redattore di un formidabile programma politico per Italia Sovrana e Popolare, traccia il quadro nero del degrado costituzionale, Giorgio Bianchi parla della sua esperienza di informatore che si vuole a forza cacciare nel taschino di Putin, io ci metto del mio a decantare il fronte politico che oggi è impegnato nella controffensiva a 360 gradi.

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