“La vicenda La Russa chi l’ha gestita e perchè”

Aginform – 16 ottobre 2022

Si usa dire, citando Andreotti, che a pensar male è peccato e la massima va applicata anche nel caso della elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato.

Il gossip che si è creato di fronte all’elezione del nuovo presidente con il concorso di una ventina di senatori dell’opposizione (si fa per dire) in sostituzione degli esponenti di Forza Italia nasconde però, come una cortina fumogena, la vera sostanza del problema. La domanda è: come e perchè in una manciata di ore la votazione che in mancanza di una maggioranza si sarebbe conclusa con la sconfitta di La Russa ha portato invece alla sua elezione? Data la situazione politica, chi poteva operare il miracolo?

Partiamo dai dati tecnici emersi dal risultato della votazione. E’ certo che La Russa ha ricevuto almeno diciotto voti dallo schieramento di opposizione e che, a conti fatti, non potevano provenire da una parte sola. Per arrivare al risultato c’è voluta quindi una sorta di ‘colletta’ tra i vari schieramenti e chi poteva ottenerlo in così breve tempo? L’idea che possiamo farci è che, visto il rischio del fallimento, qualcuno ha pensato che l’elezione di La Russa fosse necessaria per arrivare al risultato finale della nascita di un governo di destra in Italia confermando che le cose, fin dall’inizio, hanno avuto una cabina di regia. Non dimentichiamoci peraltro che il nuovo presidente del Senato è stato a suo tempo ministro della difesa all’epoca di Berlusconi e quindi può vantare rapporti con quegli apparati che riescono a smuovere trasversalmente le loro pedine.

Se la nostra supposizione fosse vera si andrebbe a configurare una situazione in cui il velo della democrazia formale lascerebbe il campo alla sostanza della brutalità della natura del cambiamento che si sta operando, una valutazione del resto confermata anche dalle caratteristiche del nuovo presidente della Camera dei Deputati Fontana che si è insediato portando dietro la sua cultura del Dio, patria e famiglia per marcare ancora meglio il governo Meloni, la quale – ed è bene ce se ne renda conto subito – riserverà delle sorprese rispetto alle sue annunciate conversioni.

A rendersene conto sembrerebbe sia stata per ora solo la comunità ebraica che in un suo comunicato ha marcato il significato del passaggio delle consegne da Liliana Segre, che presiedeva provvisoriamente l’assemblea parlamentare come senatrice anziana, a Ignazio La Russa, personaggio di spicco del neofascismo storico. La conclusione che se ne può trarre è che ormai siamo nel pieno di una situazione torbida in cui guerra, crisi economica e governo di destra concorreranno a breve a rendere drammatici i passaggi politici e lo scontro e a questo dobbiamo prepararci.

Da un punto di vista strettamente parlamentare la situazione è desolante. La pretesa del PD di guidare l’opposizione non preoccupa certamente l’avversario e anzi da quella sponda non possiamo attenderci che nuovi disastri. E’ in questo contesto dunque che dobbiamo fare i conti sulle responsabilità che ci attendono. Soprattutto dobbiamo prendere atto che la nascita di un governo di destra a guida fiamma tricolore è per l’Italia un passo indietro storico, anche se l’epoca berlusconiana può essere in parte paragonata alla situazione odierna. Ma allora si trattava di un governo di destra, oggi abbiamo al governo gli eredi del fascismo. Possiamo non accettare la sfida e non impegnarci evitando di andare dritti al cuore del problema? Certo, rovesciare un governo appena eletto è un impegno difficile, ma le motivazioni ci sono tutte.

Questo non è compito però che si può assolvere senza ragionare su come accumulare le forze perchè in termini oggettivi la situazione è ancora confusa. Il PD vuole occupare la scena con le posizioni di Letta che ripropongono senza sfumature il servilismo atlantico e la guerra americana. Quanto a Conte, deve ancora dimostrare di saper guidare l’opposizione anche se ha imboccato questa strada. A decidere sarà la coagulazione di quella vasta area di opposizione che, col voto o con l’astensione, ha dimostrato di aver rotto col PD e di non volersi omologare e soprattutto vuole dimostrare che dopo la Resistenza e la Costituzione indietro non si torna.

Per questo bisogna lavorare da subito alla costruzione di un movimento che, come nel luglio ’60, dimostri che per un governo della destra non c’è futuro.

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