[Rete Ambientalista] Si è costituito il Fronte antigovernativo dell’ecopacifismo

Rete Ambientalista – Rassegna del 13/10/2022

Si è costituito il Fronte antigovernativo dell’ecopacifismo.

Su iniziativa della Società della Cura, per prepararsi a fronteggiare il governo Meloni, si sono riuniti nella Assemblea nazionale di convergenza:  Arci – Associazione per la decrescita – Associazione Rurale Italiana – Attac Italia – Caio Roma – Campagna Noi non paghiamo – Campagna per il Clima, fuori dal Fossile – Campagna Riprendiamoci il Comune – Cattive Ragazze – Cgil – Collettivo di fabbrica Gkn – Comitati alluvione Marche –  Comitato contro ogni Autonomia regionale differenziata –- Confederazione Cobas – Eliana Caramelli ecologista – Fairwatch – Famiglie Arcobaleno – Fiom Cgil – Flc Cgil – Forum Diseguaglianze Diversità – Forum italiano dei movimenti per l’acqua – Forum per il diritto alla salute – Fridays For Future – Gruppo Femm Società della Cura – Yaku – La Comune – Laudato Si – Melitea – Movimenti per il diritto all’abitare – Nonna Roma – No Triv – Paese Reale – Pax Christi – Planet 2084 – Rete Convergenza – Rete dei Numeri Pari – Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti, Link coordinamenti universitari – Rete Ecosocialista – Rete Italiana Economia Solidale – Rete Italiana Pace e Disarmo – Rete per la politicità del sociale – Sbilanciamoci – Sinistra Anticapitalista – Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro Diocesi di Roma – UP! – Unione Sindacale di Base.

Ma l’Assemblea ha eluso il nodo della costituzione di un Nuovo Soggetto Politico Nazionale, che era pur stato al centro del dibattito prima della frettolosa chiamata alle urne. (clicca qui)

Si è già comunque individuato un calendario di appuntamenti e iniziative (clicca qui il report).

Piano per la pace in Ucraina scritto da un gruppo di diplomatici.

Per dare concretezza  alle manifestazioni di pace che chiedono il cessate il fuoco, da tempo abbiamo sostenuto come ipotesi di mediazione: 1) L’autodeterminazione. Dunque, effettuare nuovamente i referendum nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia sotto la supervisione dell’Onu, così da fugare ogni dubbio avanzato dall’occidente circa la loro validità. Eventualmente la Russia dovrà andarsene se questa è la volontà del popolo. 2) Il riconoscimento.  Riconoscere formalmente la validità del referendum del 2014 dunque la Crimea come parte della Russia, come lo è stata dal 1783 (fino all’errore di Krusciov del 1954) 3) La neutralità. L’Ucraina continui a stare fuori dalla Nato, neutrale.

Ci riconosciamo perciò nell’appello (clicca qui) lanciato da un gruppo di diplomatici non più in servizio attivo, che chiede al governo italiano di farsi promotore in sede europea di una forte iniziativa diplomatica mirante all’immediato cessate il fuoco e all’avvio di negoziati tra le parti al fine di pervenire: 1) al simmetrico ritiro delle truppe e delle sanzioni; 2) alla definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’ONU; 3) allo svolgimento di referendum gestiti da Autorità internazionali nei territori contesi.

Non si può scendere in piazza senza aver chiaro per che cosa si manifesta.

…Bisogna ricordare che la pace non è la vittoria, come non può essere la sconfitta. E bisogna dire almeno quattro No: No all’invasione e alle annessioni. E questo vale per Putin. No all’invio di armi per attizzare il fuoco. E questo vale per la NATO, per Draghi e Meloni.  No alle sanzioni. E questo vale per Biden e mezzo mondo che vuole buttare fuori della storia l’altro mezzo mondo. No al “principio guerra” come vanto e stato del mondo. E questo vale per Zelensky. E dire quattro Sì: Sì al “Cessiamo il Fuoco”. Sì all’unità umana. Sì alla Terra di Tutti. E in questo ottobre che ricorda quello del 1962, in faccia ai popoli oppressi dire Sì alla Terra di Tutti e particolarmente alla Terra degli altri. E questo vale per noi. Clicca qui Raniero La Valle.

Contro la Nato e per la liberazione del Mediterraneo.

Il 16 ottobre torniamo a manifestare a Capo Frasca, in una piattaforma comune con l’organizzazione corsa “Core in Fronte”, contro la Nato, contro l’uso della Sardegna e della Corsica in funzione della guerra, per un Mediterraneo di pace e per la sovranità popolare nelle nostre isole.

Lo tsunami inflazionistico globale è prodotto negli Stati Uniti, non in Ucraina.

Uno tsunami inflazionistico sta attraversando l’economia mondiale, creando disordini economici, in alcuni casi gravi crisi politiche, in ogni paese che tocca. Questo sta prendendo slancio mentre gli Stati Uniti, che stanno guidando altre economie del Nord del mondo, tentano di controllare l’inflazione aumentando rapidamente i tassi di interesse, costringendo le economie del Nord del mondo alla recessione. Gli Stati Uniti affermano che questa inflazione globale, e la pressione al ribasso sul tenore di vita che crea, è dovuta alla guerra in Ucraina e che quindi i Paesi dovrebbero incolpare e unirsi contro la Russia. Ma un breve sguardo ai fatti confuta questa affermazione. Clicca qui John Ross.

Spese sanitarie diminuite nonostante la pandemia. Aumentate le diseguaglianze.

La stragrande maggioranza dei governi ha tagliato le proprie quote di spesa per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale. Allo stesso tempo, si sono rifiutati di aumentare le tasse sui profitti eccessivi e sull’aumento della ricchezza. Il Commitment to Reducing Inequality Index (CRI Index) del 2022 è la prima analisi dettagliata sul tipo di politiche e azioni contro la disuguaglianza che 161 paesi potrebbero aver perseguito durante i primi due anni della pandemia. L’indice mostra che, nonostante la peggiore crisi sanitaria in un secolo, metà dei paesi a basso e medio reddito ha tagliato la propria quota di spesa sanitaria nei propri bilanci. Quasi la metà di tutti i paesi ha tagliato la propria quota andando alla protezione sociale, mentre il 70 per cento ha tagliato la propria quota andando all’istruzione. Poiché i livelli di povertà sono aumentati a livelli record e i lavoratori hanno lottato con prezzi elevati da decenni, due terzi dei paesi non sono riusciti ad aumentare il salario minimo in linea con la crescita economica. Nonostante l’enorme pressione sulle finanze pubbliche, 143 paesi su 161 hanno congelato le aliquote fiscali sui cittadini più ricchi e 11 paesi le hanno persino abbassate. (Continua)

Quale futuro per l’ecologismo in Italia.

EU ha messo a disposizione del nostro paese 200 miliardi (a debito) che il Governo italiano sta sperperando in iniziative che nulla hanno a che fare con la transizione ecologica: armi, autostrade, alta velocità, incentivi all’auto individuale, gassificatori, navi metaniere, gasdotti e nuove trivellazioni; e case di comunità senza personale, scuole senza insegnanti, e quasi niente per il riassetto idrogeologico. Con meno di quell’importo sarebbe possibile invece convertire tutto il sistema energetico nazionale alle energie rinnovabili in poco tempo… Se clicchi qui ti appare TERA e AQUA di ottobre-novembre

Cos’è un approccio “One Health”.

Medici e pandemia: non può più bastare limitarsi a diagnosi e terapia.  Necessaria una visione ampia che guardi ad ambiente, squilibrio demografico, disuguaglianze socio-economiche e iniquitàUna pubblicazione internazionale di autori ISDE. Clicca qui.

ComitatoStopSolvay: basta con lo scaricabarile, subito la chiusura.

Nel disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo, il metodo politico-aziendale dello scaricabarile, adottato in Piemonte per le indagini epidemiologiche e ambientali, (clicca qui)  è ovviamente in auge –abbinato- anche per la bonifica del martoriato territorio alessandrino. Infatti, il procedimento penale avviato nel lontano 2008, e conclusosi nel 2019 in Cassazione con una ultimativa sentenza di risanamento a spese della multinazionale belga, non è mai sfociato in vera bonifica: neppure per quanto riguarda le falde avvelenate da cromo esavalente e altri ventuno tossicocancerogeni, men che meno per le emissioni in atmosfera  di cloruri e cloroformi neanche considerati in sentenza, anzi, né con l’emergere dell’inquinamento acqua-aria-suolo e nel sangue dei pfas Pfoa C6O4 ADV.

Lo scaricabarile della bonifica ha il suo iter. Entro la fine dell’anno è tutt’altro che sicuro che sia conclusa la fase della “caratterizzazione “(ricerca sul campo degli inquinanti che superano i limiti di legge) che restituirebbe una fotografia certa (?) delle matrici ambientali coinvolte (suolo superficiale e profondo e acque sotterranee). Una volta (eventualmente) conclusa, i dati verrebbero elaborati e quindi si passerebbe all’ “analisi di rischio” che a sua volta dovrebbe essere presentata entro sei mesi dal termine di caratterizzazione. L’analisi di rischio si presterebbe ad una prolungata elaborazione di dati, cioè un calcolo matematico che permetterebbe di capire se nell’area interessata dal disastro ambientale c’è un rischio per i bersagli della contaminazione (ad esempio ambiente popolazione lavoratori bambini). Se i risultati diranno (come è ovvio che dicano) che siamo di fronte a un rischio allora, riprendendo lo scaricabarile, chi ha inquinato, cioè la stessa Solvay dovrebbe elaborare e progettare la bonifica. Lo farebbe col dovuto comodo (pardon: con certosina paziente diligenza) e la prospetterebbe “dialetticamente” al vaglio della Conferenza dei servizi (cui fanno parte gli amiconi di comune provincia asl e arpa). Come non bastasse, sarà, poi, il comune ad approvare il progetto con eventuali prescrizioni, definendo i tempi eccetera eccetera.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Alessandria maglia nera, Spinetta Marengo maglia nerissima.

Delle 102 città italiane campionate dal dossier di Legambiente, il Rapporto Ecosistema Urbano colloca Alessandria in fondo alla classifica per quanto riguarda la situazione ambientale. Tale dato risulterebbe ancor peggiore, anzi drammatico, se fosse riferito ad un sobborgo di Alessandria: Spinetta Marengo, nella zona della Fraschetta. Infatti, il dossier di Legambiente è essenzialmente finalizzato a focalizzare l’impatto del traffico (polveri sottili Pm10, Pm2.5, NO2), mentre il polo chimico di Solvay è -di fatto- un SIN (sito di interesse nazionale), cioè una estesa area contaminata con ricadute di inquinanti anomale (composti fluorurati,  acido fluoridrico, acido cloridrico, ammoniaca, cloroformio, alcoli, anidride fosforica P2O5, composti Iodurati C4F8I2, Zn, idrossido di potassio, NOx, SOx, polveri, Pfoa, C6O4, ADV) e classificabile fra le più pericolose dallo Stato italiano, dunque che necessita di bonifica. Per inciso: chiedemmo ufficialmente, e inutilmente per anni, ai sindaci di promuovere un Comitato scientifico internazionale considerata la complessità degli interventi di bonifica non gestibile a livello locale, preso atto delle richieste del Ministero dell’Ambiente nel processo Ausimont/Solvay e a maggior ragione dopo la relativa sentenza in Corte di Cassazione. Alessandria sta pagando in salute l’inerzia complice del Comune.

Dunque il rapporto di Legambiente, per quanto riguarda Spinetta Marengo e Fraschetta, è deficitario rispetto ai parametri del micidiale cocktail degli inquinanti e alle tragiche risultanze epidemiologiche in fatto di morti e ammalati. Si consideri la chiusura di acquedotti e soprattutto la presenza di Pfas nel sangue dei cittadini e dei lavoratori nella recente indagine che abbiamo organizzato con l’Università di Liegi e la TV belga. Si consideri che i 21 tossicocancerogeni sanzionati dalla Cassazione (cromo esavalente, solventi organo alogenati quali tetracloruro di carbonio e cloroformio, trielina ecc.), irrobustiti dai Pfas, navigano ancora nelle falde acquifere della provincia indisturbati dalle cosiddette barriere idrauliche.

Si consideri le montagne di rifiuti stoccate a cielo aperto.  Si consideri il cloroformio che risale dalle cantine delle abitazioni.  Si consideri, riferendoci alle emissioni in atmosfera non prese in esame da Legambiente, che esse sono probabilmente la prima causa delle rilevanti eccedenze di patologie anche tumorali dei residenti della Fraschetta messe in luce dalle indagini epidemiologiche. Ogni giorno dalle 72 ciminiere e camini dello stabilimento vengono immessi nell’aria di Spinetta e Alessandria più di 100 Kg di composti fluorurati (40 tonnellate all’anno); a questi si aggiungono le altre sostanze elencate e le cosiddette “emissioni fuggitive” cioè le 15.000 piccole e grandi perdite che accusano gli impianti.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Da che parte era la CGIL?

Le strade del sobborgo di Spinetta Marengo saranno tappezzate da manifesti che chiedono il monitoraggio e la prevenzione ad opera della Asl Alessandria delle patologie in eccesso a Spinetta rispetto al resto della popolazione alessandrina. La CGIL se la prende (giustamente) con la precedente Giunta (di centrodestra) e   non, anche, con quelle di centrosinistra (e con se stessa) quanto meno per gli ultimi 20 anni. In realtà le risposte alle nostre domande -cioè rivendicazioni-  le stiamo aspettando da 50 anni. Non bastavano i monitoraggi aria-suolo-acque e otto indagini epidemiologiche per convincersi che andavano fermate almeno le produzioni che la stessa CGIL -in un volantino del 2002- denunciava come cancerogene? Nota bene: sul manifesto non compare il nome della Solvay.

Sterilità maschile provocata dai Pfas.

Due medici vicentini, Francesco Bertòla specialista in ematologia ed Enrico Ioverno endocrinologo e andrologo, stanno conducendo per conto di “Isde Italia Medici per l’ambiente” una ricerca che interessa il Veneto centrale in relazione agli effetti sulla fertilità maschile della contaminazione da Pfas. Pertanto hanno lanciato un appello (su pagina web creata ad hoc da Isde  ovvero www.isde.it/pfas uominiepfas@isde.it +3904441497308) rivolto a novecento volontari da individuare in una fascia d’età compresa fra i 18 ed i 36 anni: lo studio è completamente gratuito e ogni eventuale anomalia, anche se esula dal problema Pfas, sarà segnalata ai medici di base in modo che possano  dare il via agli accertamenti e alle cure del caso. Ad Alessandria è pensabile che alcuni medici di ematologia, endocrinologia e andrologia, possano intraprendere analoga iniziativa?

Sito: www.rete-ambientalista.it

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