[Sinistrainrete] Giorgio Gattei: Pane e tulipani, ovvero così non parlò Piero Sraffa

1. Con l’accumulazione del profitto realizzato in moneta viene messa in gioco la sorte del pianeta Marx. Ma come procedere per comprenderlo? Vale pur sempre la regola esposta dal suo primo “mappatore” per cui, davanti ad un fenomeno complesso, «si deve sempre partire dal presupposto che le condizioni reali corrispondano al loro concetto o, ciò che significa la stessa cosa, che le condizioni reali vengano esposte solo in quanto coincidano con il tipo generale ad esse corrispondenti» – insomma che il concetto sia adeguato all’oggetto secondo la sua necessità logica, mentre le altre condizioni, che sul momento sono state trascurate, potranno poi esservi aggiunte. Ciò vale soprattutto per l’argomento conclusivo da considerare, e cioè che il pianeta Marx, a differenza di ogni altro corpo celeste, ad ogni rotazione cresce di dimensione per l’accumulazione del profitto indirizzandosi verso un esito finale, una sorte o un destino che si possono almeno congetturare. Si sa che Marx ne aveva previsto la fine per la “caduta tendenziale” del saggio generale del profitto: essendo «il vero limite della produzione capitalistica il capitale stesso», esso entra «in conflitto con i metodi di produzione a cui deve ricorrere per raggiungere il suo scopo e che perseguono l’accrescimento illimitato della produzione, la produzione come fine a se stessa, lo sviluppo incondizionato delle forze produttive sociali del lavoro», cosicché «il modo di produzione capitalistico, che è un mezzo storico per lo sviluppo della forza produttiva materiale e la creazione di un corrispondente mercato mondiale, è al tempo stesso la contraddizione costante tra questo suo compito storico e i rapporti di produzione sociali che gli corrispondono».

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Michael Hudson: Dall’economia spazzatura a una falsa visione della storia

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Dall’economia spazzatura a una falsa visione della storia

Dove la civiltà occidentale ha preso una svolta sbagliata

di Michael Hudson

david graeber 1Il testo di Michael Hudson è la trascrizione del suo intervento al simposio Costruire ponti. Attorno al lavoro di David Graeber, che si è svolto a Lione in Francia nei giorni 7-8-9 di questo mese, organizzato del Laboratorio Triangle. Di seguito una breve presentazione degli obiettivi del simposio.

David Graeber, Professore di Antropologia alla London School of Economics, scomparso improvvisamente il 2 settembre 2020, durante la sua breve esistenza ha segnato il suo passaggio attraverso la sua creatività scientifica e i suoi contributi originali ai grandi dibattiti pubblici.

Avendo contribuito a un’antropologia che può essere definita politica, dimostrando che la diversità delle organizzazioni sociali rivelata dalle indagini etnografiche apre l’idea di una pluralità di possibilità e quindi la prospettiva di una società più egualitaria e democratica, è diventato una importante figura intellettuale della sinistra libertaria.

Il suo lavoro, associato al suo coinvolgimento nei movimenti politici di protesta transnazionali, sono la fonte della sua forte visibilità pubblica. Ma le sue opere più accademiche costituiscono anche importanti contributi alle scienze sociali: l’etnografia del Madagascar, l’antropologia della magia, la natura della regalità, la conoscenza delle società preistoriche, tra gli altri. Sono spesso attraversati anche da riflessioni filosofiche ed epistemologiche della storia delle idee nelle scienze sociali, come illustrato dai suoi testi sulle concezioni del valore.

Il suo intervento anche nell’ambito degli effetti della crisi finanziaria degli anni 2008 con la pubblicazione nel 2011 del suo libro Debt, The first 5000 Years, ha messo in discussione drasticamente i dogmi delle istituzioni monetarie ed economiche alla luce della profondità storica e antropologica delle pratiche monetarie, un’opera che avrà ripercussioni a livello mondiale.

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Alberto Bradanini: Le mosse del Dragone

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Le mosse del Dragone

Monica Montella intervista Alberto Bradanini

Alberto Bradanini, ex-diplomatico, scrittore e attuale Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea risponde a diverse domande che riguardano la Cina e la sua posizione su ciò che sta succedendo nello scenario geopolitico globale

The Drum Tower in Beijing 1024x683Alberto Bradanini è un ex-diplomatico, tra i numerosi incarichi ricoperti, è stato Console Generale d’Italia ad Hong Kong (1996-1998) e Ambasciatore d’Italia a Pechino (2013-2015). Attualmente è il Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ed ha risposto a diversi quesiti che riguardano la posizione della Cina di ieri, oggi e domani. Alberto Bradanini grazie alla sua esperienza di rappresentante d’Italia ad Hong Kong e Pechino ha assistito in prima persona ai cambiamenti politici, economici e sociali che hanno da sempre contraddistinto la Cina (leggi tutti gli articoli sulla Cina.)

Tale esperienza si denota chiaramente all’interno delle descrizioni del contesto cinese che sono presenti all’interno della sua opera intitolata “Cina, l’irresistibile ascesa” pubblicato da Sandro Teti. Tale libro rappresenta uno strumento essenziale per comprendere la politica ed economia della Cina contemporanea, ed anche il modo di pensare dei suoi abitanti. Utile per tutti coloro che si avvicinano alla Cina per curiosità intellettuale, ma anche per chi vi si reca per affari, studio o turismo culturale.

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Nella sua brillante carriera ha ricoperto il ruolo di Console generale d’Italia ad Hong Kong dal 1996 al 1998, trovandosi così nel momento in cui l’ex colonia britannica è tornata alla Cina come regione a statuto speciale. Può descrivere la sua esperienza ad Hong Kong e lo stato d’animo dei suoi cittadini nel passaggio di amministrazione? Come è cambiata Hong Kong da ieri ad oggi e come sarà domani?

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Fabio Mini: Il rischio nucleare “tattico” esiste e l’unica a pagare sarà l’Europa

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Il rischio nucleare “tattico” esiste e l’unica a pagare sarà l’Europa

di Fabio Mini

Con il passare del tempo e l’aumentare dei costi umani e materiali della guerra si dovrebbe assistere all’usura sia dei mezzi sia della volontà di proseguirla. In Ucraina si assiste al fenomeno inverso. Russi e ucraini fanno sfoggio di una inconsueta spavalderia. Zelensky perde truppe e terreno ma ostenta la sicurezza di poter presto passare al contrattacco e riprendersi il territorio perduto nei primi quattro mesi di guerra e di riguadagnare quello perduto dal 2014. La giustificazione di questo ottimismo sta nel fatto che “presto” arriveranno le potenti armi occidentali. Nel frattempo vanta la riconquista dell’isola dei Serpenti sulla quale sventola la bandiera giallo-azzurra.

In realtà la bandiera sull’isolotto non dimostra la forza ucraina e nemmeno la debolezza russa. Semmai si tratta di un segnale di razionalità. Tenere in una zona minuscola in mezzo al mare una piccola guarnigione che diventa un obiettivo visibile, circoscritto ed eliminabile in qualunque momento deve valere il rischio e la pena. L’importanza dell’isolotto come avamposto è proporzionale alla capacità di tenerlo in sicurezza.

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Il Rovescio: Experimentum mundi

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Experimentum mundi

di Il Rovescio

La macchina tecno-industriale affinatasi negli ultimi due secoli prosegue e amplifica la propria violenza originaria. Il suo tempo non è né omogeneo né lineare, bensì stratificato. Spesso i suoi mezzi più innovativi non scalzano quelli più arcaici; li inglobano.

Nulla lo dimostra meglio del conflitto in Ucraina, il quale sembra affastellare e mettere in evidenza diverse epoche della storia del dominio.

Si tratta di una “guerra di materiali”, ovverosia di trincea e logoramento, che ricorda, forse come nessun altro conflitto degli ultimi decenni, la Prima Guerra mondiale. Come mostra anche il linguaggio impiegato dagli antimilitaristi, nel quale ricorrono parole come disfattismo e diserzione; riferite ai conflitti del passato prossimo, simili parole avevano una valenza decisamente più allusiva e meno concreta. Circa 200 mila giovani hanno abbandonato in questi mesi la Russia per sottrarsi a un’eventuale mobilitazione generale. Uno scenario, anche questo, che fa ripiombare in pieno Novecento.

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ilsimplicissimus: Per chi gira la turbina

ilsimplicissimus

Per chi gira la turbina

di ilsimplicissimus

Le risse tra disgraziati e mendicanti che si svolgevano davanti alle cosiddette corti dei miracoli, erano niente di fronte a quanto accade in Europa dove un ceto politico ormai fallimentare che parla al futuro non con la speranza, ma con la minaccia, si divide in una ridicola guerra tra poveri e futuri poveri e si accapiglia persino sulla turbina del gasdotto Nord Stream 1. Così in Germania lo squallido ministro dell’economia Robert Habeck e il cancelliere Scholz girano la ruota della preghiera accusando Putin delle conseguenze delle loro sanzioni, che rischiano di provocare il crollo economico del Paese, ma fuori dai riflettori combattono una guerra intestina contro Kiev e Zelensky, in realtà contro gli Usa che controllano e impostano qualsiasi mossa ucraina. La questione è quella delle turbine che spingono il gas russo nei tubi del nord Stream1: sono di proprietà russa, però costruite dalla Siemens che è anche responsabile della manutenzione e tuttavia per motivi tecnici misteriosi facenti parte di quegli arcana aziendali che non vengono mai spiegati, la revisione e la rettifica di queste apparecchiature può essere effettuata solo in Canada.

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Aginform: Una sinistra in cerca di voti condanna l’aggressione russa. A chi giova?

aginform

Una sinistra in cerca di voti condanna l’aggressione russa. A chi giova?

di Aginform

Era inevitabile che con l’approssimarsi delle elezioni i soliti gruppi che tentano la scalata al parlamento provassero di nuovo a riorganizzare le fila. La questione non desta scandalo perchè ciascuno ha diritto di presentarsi come vuole al giudizio degli elettori anche se il livello delle astensioni, che tende a superare il 50%, dimostra che questi non sono poi così ingenui da abboccare all’amo di chi gli promette il paradiso.

La questione è diversa se parliamo di gruppi che si presentano con un programma che pone al centro la questione della pace. In questo caso i requisiti minimi che si richiedono a chi tenta l’avventura elettorale dovrebbero essere che si fossero effettivamente misurati con il problema per cui rivendicano la rappresentanza dei cittadini e soprattutto che dicessero la verità sulla guerra e le sue cause.

Negli ultimi giorni, per guadagnare consensi e arrivare alla meta agognata, cioè entrare in parlamento, sta circolando un appello elettoralistico che fa leva sulla questione emotiva della guerra.

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Salvatore Bravo: Dimissioni

sinistra

Dimissioni

di Salvatore Bravo

Non pochi esultano per le dimissioni di Draghi, già respinte da Mattarella, ma ad un’analisi più attenta non si può che constatare che le dimissioni improbabili del leader del “governo dei migliori” non cambieranno la situazione di fatto della nazione. L’eventuale successore dovrà rispettare i vincoli di Maastricht, del Trattato di Lisbona, dell’agenda 2030 e del PNRR. La politica nazionale è impossibile, i rappresentanti del popolo lo sono soltanto nominalmente, in realtà sono gli esecutori degli ordini di Bruxelles. In questi anni il Parlamento ha approvato l’articolo 81, per cui è in Costituzione la parità di bilancio. Senza la possibilità di battere moneta e di indebitarsi lo Stato non può avviare politiche coerenti con la Costituzione, ma si deve convertire ad un liberismo darwiniano senza precedenti. La nazione è assediata dall’esterno e dall’interno, i barbari dal sorriso draculesco sono nei nostri confini, pertanto le possibilità di manovra per chiunque sia il successore di Draghi sono limitatissime. Si possono eseguire gli ordini in modo plurale, si possono applicare i trattati con modalità e tempi differenti, ma il risultato sarà comunque simile: lo smantellamento dello stato sociale e dell’identità nazionale, linguistica e culturale dell’Italia.

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Pierre-Alain Millet: Un punto di vista critico su Mélenchon e la NUPES

marx xxi

Un punto di vista critico su Mélenchon e la NUPES

di Redazione

Melenchon1 scaledSo che la situazione è tragica per la sinistra in Italia e questo porta una parte dei militanti ad aggrapparsi a qualsiasi cosa per avere una speranza di riguadagnare posizioni. Una parte di loro attende la soluzione dall’estero. Negli anni ho visto tante mode passare (e a volte ritornare più volte): senza grosse analisi né tentativi di comprendere la situazione italiana, ho sentito di volta in volta le parole d’ordine “facciamo come Izquierda Unida”, “facciamo la Linke italiana”, “facciamo come Podemos”, “ci vuole Syriza anche da noi!” e tante altre varianti che ho dimenticato.

La concretizzazione più significativa è stata nel 2014, quando si creò in Italia una lista elettorale che conteneva il nome del segretario di un partito estero. L’altra Europa con Tsipras è forse l’esempio paradigmatico di questa tendenza a trovare l’escamotage elettorale che permetta di ritrovare una rappresentanza istituzionale, che avrebbe (nella loro idea) la conseguenza di aprire una breccia nel sistema comunicativo e con essa ricostruire una presenza stabile della sinistra in Italia. Inoltre si avrebbe accesso ai magri fondi pubblici.

La vacuità di questo punto di vista, determinato da una comprensibile disperazione, è determinato dal fatto che esso non è “democratico”. L’assenza della sinistra dalla società italiana, dai suoi conflitti, dalle sue associazioni, dai sindacati, dalle scuole e dalle università, determina una logica e democratica conseguenza dell’assenza dalle istituzioni. Peraltro va sottolineato che le istituzioni dovrebbero essere viste come un mezzo per raggiungere gli obiettivi e non un obiettivo in sé. In tutto questo non vengono osservate invece le esperienze continentali in cui la sinistra è riuscita a costruire una solida base sociale che l’ha portata anche ad ottenere posti istituzionali (come il Ptb in Belgio), ma solo dopo un paio di decenni di oscuro e duro lavoro sociale.

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Marco Beccari: Price-cap: la mossa del Draghi

la citta futura

Price-cap: la mossa del Draghi

di Marco Beccari

Un tetto al prezzo del gas e del petrolio russo non è possibile, all’interno della visione liberista, se non mediante gli aiuti di Stato, almeno che non si voglia percorrere la strada avventurista che potrebbe condurre all’embargo di queste materie prime

c8c03a14b880e1993c74db74663b0cf1 XLNell’ultimo vertice G7 di Elmau, in Germania, Draghi ha spinto nuovamente per mettere un tetto massimo al prezzo del petrolio e del gas, ma solo a quello russo. In questo modo il nostro stratega vuole colpire economicamente il paese eurasiatico, classificato all’ultimo incontro della NATO di Madrid come “nemico”, ma dall’altra vuole ridurre l’inflazione che sta colpendo sempre più pesantemente l’Italia. Draghi è molto esplicito sopra gli effetti della propria proposta dichiarando nella conferenza stampa finale del meeting: “Tutti i leader concordano sulla necessità di limitare i nostri finanziamenti alla Russia di Putin, ma allo stesso tempo occorre rimuovere la causa principale di questa inflazione. Abbiamo dato ai nostri ministri il mandato di lavorare «con urgenza» su come applicare un tetto al prezzo del gas e del petrolio, ma la Commissione Europea ha detto anche che accelererà il suo lavoro sul tetto al prezzo del gas, una decisione che l’Italia accoglie con favore”. L’Italia con questa proposta, avanzata da tempo, si pone tra i falchi nel conflitto economico con la Russia. Questo fatto avrà un peso quando si verificheranno le ritorsioni russe o si proverà ad accreditarsi come improvvisati mediatori per la risoluzione del conflitto.

La risposta russa non si è fatta attendere: il portavoce Peskov del Cremlino ha infatti dichiarato che un eventuale tetto sul prezzo del gas dovrebbe essere discusso con Gazprom. In sostanza non è l’UE a poter fissare il prezzo del gas russo, modificando in modo unilaterale i contratti che sono indicizzati, come per i contratti “take or pay”[1] di fornitura pluriennale, all’andamento del costo del petrolio Brent.

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Antonio Martone: La testimonianza dell’esistenza

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La testimonianza dell’esistenza

di Antonio Martone

LagoCoghinas      1. Testimonianza

Anzitutto, la vera testimonianza va distinta da quella dei “falsi profeti” di cui il mondo è pieno fin dall’alba dei secoli. Quante ideologie sono nate nella storia umana? Non è possibile enumerarle ma soltanto evocarle, in maniera generica, nella loro carica di menzogna.

Eppure, non esistono molti elementi, né particolarmente sicuri, per distinguere il vero testimone. Indubbiamente, l’aver fatto esperienza di ciò di cui si testimonia è un dato imprescindibile per esser credibili. Un altro criterio su cui è possibile fare un minimo di affidamento è il fatto che il testimone autentico non pretende di identificarsi con ciò che testimonia. La testimonianza di un evento è comunque un’altra cosa rispetto all’evento stesso, e chi pretendesse di incarnarlo in toto, cadrebbe ipso facto nel ruolo dell’ideologo. In altre parole, è peculiare alla testimonianza che la conoscenza testimoniale non risieda propriamente in noi, ma in qualcun altro. L’Altro a cui ci si richiama, testimoniando, evoca un’esperienza ritenuta degna di essere – appunto – testimoniata.

La testimonianza dell’esistenza – pertanto – è un’azione mondana che può essere intesa sia in senso soggettivo sia oggettivo. Se la intendiamo nel primo senso, mettiamo l’accento sul portatore della testimonianza – il testimone appunto -, se invece la intendiamo in senso oggettivo, l’accento cade sull’esistenza e allora la testimonianza si mostrerà strumento attraverso cui l’esistenza stessa, e la sua specifica ontologia, si dispiega nel mondo, diventando evento d’una realtà che inesorabilmente trascende la soggettività testimoniale.

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Marco Cattaneo: Risparmio privato e investimenti

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Risparmio privato e investimenti

di Marco Cattaneo

Ogni tanto penso (e non vorrei che mi fosse imputato di assumere atteggiamenti elitari…) che prima di commentare dati e fatti economici occorrerebbe che chi parla dimostrasse di aver sostenuto un esame di contabilità nazionale, o quantomeno (o forse meglio ancora) di ragioneria e partita doppia.

Per carità, elitario mai. Tutti hanno diritto di parola e di opinione.

Però debunkare alcuni ragionamenti apparentemente sensati, ma in realtà sconnessi dalla realtà, è un esercizio utile, anzi doveroso.

Ad esempio, un classico è l’affermazione che “l’Italia ha un enorme risparmio privato ma viene utilizzato per alimentare investimenti esteri, bisogna che rimanga qui e sostenga la crescita italiana”. E quindi via con le proposte sugli incentivi fiscali alle quotazioni in borsa, o roba del genere.

Come al solito, meglio guardare i dati e rifletterci un po’ sopra.

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Andrea Muni: L'(auto)imprenditorialità come “competenza chiave di cittadinanza”. Parodia di un abominio

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L'(auto)imprenditorialità come “competenza chiave di cittadinanza”. Parodia di un abominio

di Andrea Muni

Infine bisogna che la vita stessa dell’individuo – ad esempio, il suo rapporto con la proprietà privata, con la famiglia, con la sua conduzione, con i sistemi assicurativi e con la pensione – faccia di lui e della sua vita una sorta di impresa permanente e multipla. […] Il soggetto è sottoposto alla governamentalità (ossia, si potrà aver presa su di lui) solo e unicamente nella misura in cui egli è un homo oeconomicus. […] L’homo oeconomicus è colui che accetta la realtà. E la condotta razionale è dunque ogni condotta che risulta sensibile a modificazioni nelle variabili dell’ambiente e che risponde a esse in modo non aleatorio, e dunque sistematico, mentre l’economia potrà definirsi [allora] come la scienza della sistematicità delle risposte alle variabili dell’ambiente. […] L’homo oeconomicus [contemporaneo] – colui che che accetta la realtà e che risponde in modo sistematico alle modificazioni prodotte sull’“ambiente” [che lo circonda] – appare come colui che è possibile maneggiare a partire dalle modificazioni sistematiche che vengono introdotte. […] L’homo oeconomicus è l’imprenditore, l’imprenditore di se stesso, [colui] che è il proprio capitale, il produttore di sé e della fonte dei propri redditi.

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lorenzo merlo: Il signor Mario

sinistra

Il signor Mario

di lorenzo merlo

Stupido o comandato? In ogni caso, anello della catena del nuovo ordine della vita a punti, imperativo categorico per un’egemonia occidentale tanto in sgretolamento quanto disposta a tutto per mantenere la posizione

L’opera del signor Mario

Il signor Mario ci rassicura che il vaccino è indispensabile per non morire e che il grinpaz permette di ritrovarsi in ambiente asettico dal Sars-Cov2. Ma tanta fluida impudenza allude a essere presi dall’esaltante emozione del dominio. Un’esperienza ordinaria quando si ha a che fare con chi consideriamo senza valore, impaurito, impotente.

L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire. Non ti vaccini, contagi, lui o lei muoiono” e “Il Green pass è una misura con i quali i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose. È una misura che dà serenità, non che toglie serenità”(1).

Il signor Mario si esprime nei confronti del parlamento come nei confronti di un sottoposto. E intima anche di non fargli perdere la pazienza sennò pianta tutto e ci lascia a piedi.

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Come sta andando

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Come sta andando

Il capitalismo occidentale a guida angloamericana sta perdendo il confronto con il capitalismo orientale a guida sino-russa. Tale confronto, iniziato nei primi anni del nuovo millennio, è andato progressivamente trasformandosi in scontro aperto, con una particolare accelerazione nell’ultimo periodo, caratterizzato da una guerra in atto dallo scorso Febbraio in territorio ucraino e che vede schierati gli USA e la NATO a supporto delle forze armate ucraine contro quelle russe. Oltre l’ingente fornitura di armi e munizioni, l’invio di istruttori e consiglieri militari nonché di combattenti irregolari (mercenari), l’impegno occidentale s’è concentrato su tutta una serie di misure sanzionatorie miranti ad infliggere il maggior danno possibile all’economia russa, con l’obiettivo dichiarato di generare un cambio di regime in quel paese.

Valutata a diversi mesi di attuazione, questa strategia decisa dalle élite occidentali si sta rivelando velleitaria, controproducente e di conseguenza perdente. Vediamo perché.

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Sandro Moiso: Il nuovo disordine mondiale/ ieri e oggi: la jihad imperialista

carmilla

Il nuovo disordine mondiale/ ieri e oggi: la jihad imperialista

di Sandro Moiso

Peter Hopkirk, Servizi segreti a oriente di Costantinopoli, Edizioni Settecolori, Milano 2022, pp. 566, 32 euro

et1Arriva in libreria l’unica opera fino ad ora non ancora tradotta in italiano dello storico e giornalista inglese Peter Hopkirk (1930-2014) e dedicata, come tutte le sue precedentemente pubblicate da Adelphi, Mimesis e la stessa Settecolori, al Grande gioco, ovvero al confronto tra grandi potenze e imperi per il controllo dei territori ad oriente della Turchia fino all’Asia Centrale e all’India, vero cuore pulsante dell’impero inglese fino alla seconda guerra mondiale.

Hopkirk, che ha sempre affermato di aver iniziato a scrivere sul Grande gioco a partire dalla lettura di Kim, il capolavoro letterario-avventuroso di Rudyard Kipling, ancora una volta non smentisce la sua abilità nel trattare la materia in esame sia dal punto di vista documentario che da quello letterario, dando vita ad una narrazione in cui storia politico-militare e avventura si fondono in pagine che sicuramente non permettono al lettore di separarsi facilmente dalle stesse.

In questo caso si tratta di analizzare e raccontare lo sforzo che la Germania guglielmina, sul fare e nel corso della Prima Guerra Mondiale, mise in atto per poter scalzare, con l’aiuto dell’allora ancor parzialmente vivo impero ottomano e il richiamo all’islamismo più intransigente, la presenza britannica dai territori del Vicino Oriente, andando però ben oltre i confini e i territori compresi nello stesso.

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Sandrine Aumercier & Frank Grohmann: Più verde di così, si muore

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Più verde di così, si muore

di Sandrine Aumercier & Frank Grohmann

verdi63Ormai sono anni che non passa giorno senza che i media parlino della crisi climatica. Temperature senza precedenti, stato di emergenza nel Nord Italia, incendi incontrollabili, siccità e problemi idrogeologici, agricoltura gravemente minacciata, aumento della fame nel mondo, ecc: infliggerci tutto il catalogo dei disastri è diventata una consuetudine, e gli scettici del cambiamento climatico ora si trovano esposti alla vendetta ufficiale. Ma per quanto tempo ancora continueremo ad accettare questa forma di terrore, in cui la distruzione delle basi della vita viene rappresentata come un fatto compiuto, allo stesso modo in cui viene considerato «ammissibile» che si possa vivere, senza tremare, sotto la minaccia dello scatenarsi di un conflitto nucleare? E questo nello stesso momento in cui tutti, a destra come a sinistra, si mostrano orgogliosi della loro «presa di coscienza climatica», e aggiungono volentieri la loro voce al coro di deplorazioni e di raccomandazioni. I boss francesi dell’energia esortano addirittura a una riduzione dei consumi privati, mentre altri ne denunciano i loro profitti e i governi fanno da mediatori.

Parallelamente a tutto questo, l’invasione russa dell’Ucraina ha posto la questione dell’«indipendenza energetica», mentre non passa giorno senza che anche questo tema occupi i titoli dei giornali, tra miracolose moralizzazioni delle forniture, annunci di grandi cambiamenti nella politica energetica e ipocriti incitamenti alla sobrietà. Così come avviene con le pubblicità dei gelati, che devono essere accompagnate dalla raccomandazione di mangiare «cinque frutti e verdure al giorno», non è lontano il giorno in cui ogni incentivo al consumo verrà accompagnato da un invito a rimanere sani.

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Guy Van Stratten: L’uomo-macchina, l’amicizia e il Covid: “siamo tutti in pericolo”

codicerosso

L’uomo-macchina, l’amicizia e il Covid: “siamo tutti in pericolo”

di Guy Van Stratten

Nomen amicitiae, sic, quatenus expedit, haeret
La parola amicizia solo se serve dura
Petronio, Satyricon

Una cosa è certa: gli strascichi sociali e psicologici dell’emergenza Covid hanno ‘macchinizzato’ ancora di più le persone. Già negli anni Sessanta, Herbert Marcuse, nel suo celebre saggio L’uomo a una dimensione, osservava come gli individui, nella società industriale avanzata, fossero ormai ridotti a degli ingranaggi, a delle macchine, sottoposti a una diffusa disumanizzazione e meccanizzazione. Pier Paolo Pasolini (il cui pensiero deve non poco a Marcuse e agli altri ‘francofortesi’) poco prima di essere ucciso, il 2 novembre del 1975, rilasciò un’intervista, poi pubblicata col titolo Siamo tutti in pericolo, in cui affermava: “La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra” (Siamo tutti in pericolo, in “Tuttolibri”, I, 2, 8 novembre 1975 ora in P.P. Pasolini, Scritti sulla politica e sulla società, a cura di W. Siti e S. De Laude, Mondadori, Milano, 2016).

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Francesco Maringiò: Shinzo Abe: l’attentato di Nara porta alla luce inquietudini e timori

lantidiplomatico

Shinzo Abe: l’attentato di Nara porta alla luce inquietudini e timori

di Francesco Maringiò

La morte di Abe Shinzo a seguito di un attentato non poteva avvenire in un momento più delicato per l’Asia ed il mondo. Il doveroso cordoglio per la sua tragica fine e le condoglianze alla famiglia non riescono tuttavia a contenere dentro una sfera intima e familiare questa vicenda che indubbiamente ha dei risvolti politici.

A partire dal contesto. La morte per mano di un attentatore proveniente della marina delle forze di autodifesa giapponesi non può non portare alla mente gli attentati politici ad opera di elementi dell’estrema destra negli anni Venti e Trenta del secolo scorso. E soprattutto, ancora peggio, al conflitto interno alle forze armate che, sempre in quegli anni, portano ad uno scontro tra esercito e marina. O ancora, consolidando una consuetudine nipponica, ad una spaccatura generazionale (gekokujo) tra vecchi generali moderati e giovani ufficiali con forti simpatie fasciste, che mettono in scena assassinii politici.

Forse le indagini porteranno in tutt’altra direzione. Ma è indubbio che l’attentato di Nara porta alla luce inquietudini e timori.

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Il pungolo rosso: Il favoloso mondo della Brexit, 4. Il Regno Unito verso la… disunione

ilpungolorosso

Il favoloso mondo della Brexit, 4. Il Regno Unito verso la… disunione

di Il pungolo rosso

A distanza di poco più di cinque anni dalla gloriosa Brexit, salutata come esempio da imitare anche dagli Italexit “di sinistra”, la credibilità del Regno Unito dotato di neo-sovranità è, come afferma lo storico Sassoon, “ai minimi storici”.

Mentre Boris Johnson e il suo governo affondano nel ridicolo e nella melma – le due dimensioni che più gli si attagliano, tra palpeggiamenti nei pub, ubriachezze a go-go, torte contro i muri, festini fuori ordinanza, clamorose sconfitte elettorali, accoltellamenti tra stretti sodali, ripristino di once, pinte e pollici (in mancanza del sognato ripristino dell’“Impero su cui non tramonta mai il sole”) ed altre robette o robacce del genere – veniamo, in questa nostra quarta puntata, su un altro effetto della Brexit: la moltiplicazione delle spinte nazionaliste e sub-nazionaliste. Un effetto nefasto per i lavoratori: è la loro sorte che ci interessa, non certo quella dell’imperialismo britannico.

Nei roboanti proclami dei suoi promotori, tra cui lo stesso Johnson, scrollarsi di dosso lo strapotere soffocante dell’Unione europea (nella cui cupola Londra sedeva con un corpaccione di 1.200 funzionari) avrebbe significato veder rifiorire d’un tratto il passato prestigio, potere, ricchezza, o addirittura il primato globale, sia pure in compartecipazione con la super-potenza d’oltre Atlantico: la Global Britain.

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lorenzo merlo: Da vero a vuoto

sinistra

Da vero a vuoto

di lorenzo merlo

Osservando alcuni passaggi della storia umana, si può riconoscere in essa un processo di progressiva mortificazione della dimensione magica a favore di un’identità esaurita in quella razionale. Una sintesi in cinque mosse dell’arco che ha svuotato l’uomo. Ognuna delle quali appare dall’interno nel suo carattere omeostatico, quindi definitivo. Ma anche dai confini più o meno permeabili.

* * * *

Pieno iniziale vuoto finale

La storia è natura, non fa sconti, non ha riguardi. Si può affermare che se ora siamo in una certa condizione, certamente ci sono state le ragioni storiche che l’hanno permessa/imposta.

Quindi, in qualunque situazione ci si trovi, è opportuno legittimare quanto si osserva, al fine di trovarne le ragioni che lo sostengono. È una modalità – la legittimazione – di tipo fenomenologico: non antepone il giudizio morale, non attribuisce valori. A suo modo contiene l’intento di una concezione immacolata della realtà.

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David Schwartzman: Una critica alla decrescita

antropocene

Una critica alla decrescita

di David Schwartzman

Una prospettiva ecosocialista nel contesto di un Green New Deal Globale

TracksI contributi positivi dei fautori della decrescita vanno riconosciuti: in particolare il loro ripensamento della crescita economica sotto il capitalismo, la critica della sua misura, il PNL/PIL, così come la segnalazione dell’uso insostenibile delle risorse naturali, in particolare dei combustibili fossili, da parte del capitalismo nella sua produzione di merci finalizzata a generare profitto indipendentemente dall’impatto sulla salute delle persone e sull’ambiente. Inoltre, i fautori della decrescita criticano saggiamente gli eco-modernisti che affermano che la semplice sostituzione delle tecnologie in uso nell’attuale economia politica del capitalismo, sarà sufficiente per soddisfare i bisogni umani e della natura.

Ma le soluzioni offerte dalla decrescita sono altamente difettose ed è improbabile che il loro brand venga accolto con favore dalla classe operaia globale, anche se attrae settori delle categorie professionali. [1] Generalmente i fautori della decrescita non riescono a scorporare gli aspetti qualitativi della crescita economica, raggruppandoli tutti in un unico cesto: il sostenibile (rispondendo ai bisogni essenziali dell’uomo e della natura) e l’insostenibile (lasciando la maggior parte dell’umanità in povertà o peggio). I fautori della decrescita sottolineano come una parte importante del problema sia lo status relativamente privilegiato dei lavoratori del Nord del mondo rispetto a quelli del Sud del mondo, invece di riconoscere che la classe operaia transnazionale non trarrà vantaggio dalla crescita di settori che soddisfano i suoi bisogni sia nel Nord che nel Sud del mondo, ma che i lavoratori devono essere la forza trainante per sconfiggere il capitale fossile.[1, 2, 3]

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Valeria Soru: L’attacco finale alle società pubbliche, la legge sulla concorrenza del Governo Draghi

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L’attacco finale alle società pubbliche, la legge sulla concorrenza del Governo Draghi

di Valeria Soru

frecciaIl “doppio binario” del sistema europeo delle società pubbliche

La scelta di ostacolare l’impresa pubblica è una caratteristica tutta italiana che non trova riscontro negli altri paesi europei, tuttavia la spinta alle privatizzazioni ha matrice europea. E’ infatti attraverso un sofisticato sistema di “due pesi e due misure” messo in piedi dal regolamento 1176/2011, meglio conosciuto come “Semestre Europeo” che la Commissione Europea ed il Consiglio hanno il potere di introdurre un diritto speciale, contrario al diritto generale, rivolto puntualmente a singoli paesi.

La forzatura che ha spinto alle privatizzazioni delle municipalizzate rappresenta un esempio di diritto speciale valevole solo per l’Italia, indotto dalle istituzioni comunitarie essendo le pubbliche amministrazioni ordinariamente libere di utilizzare le proprie società in house, per la gestione dei servizi pubblici anche di rilevanza economica,1 in base al principio di autorganizzazione o di libera amministrazione.

I poteri esercitati da Commissione e Consiglio sui singoli paesi2 sono ampi: “la Commissione può formulare progetti di raccomandazioni agli Stati membri per la correzione degli squilibri individuati. Queste raccomandazioni possono essere pubblicate contestualmente alla pubblicazione dell’esame approfondito o successivamente, unitamente ad altre raccomandazioni specifiche per paese”3

E’ stato così generato un ordinamento a doppio binario per cui nel primo binario sono previste le norme generali contenute nei trattati, nei regolamenti e nelle direttive, valide per tutti gli Stati dell’Unione Europea, che consentono l’indifferente utilizzo delle imprese pubbliche4 e private per lo svolgimento di servizi di rilevanza economica.

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Michael Hudson: L’Ucraina è un trojan per la dipendenza della Germania dagli Stati Uniti

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L’Ucraina è un trojan per la dipendenza della Germania dagli Stati Uniti

Intervista a Michael Hudson

Ackerman finalhorzIl mondo viene diviso in due parti. Il conflitto non è solo nazionale, Occidente contro Oriente, ma è un conflitto di sistemi economici: capitalismo finanziario predatorio contro socialismo industriale che mira all’autosufficienza per l’Eurasia e l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO). I paesi non allineati non sono stati in grado di “fare da soli” negli anni ’70 perché mancavano di una massa critica per produrre il proprio cibo, energia e materie prime. Ma ora che gli Stati Uniti hanno deindustrializzato la propria economia ed esternalizzato la produzione in Asia, questi paesi hanno la possibilità di non rimanere dipendenti dalla diplomazia del dollaro USA

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Prof. Hudson, il tuo nuovo libro “The Destiny of Civilization” è uscito ora. Questa serie di conferenze sul capitalismo finanziario e la Nuova Guerra Fredda presenta una panoramica unica della tua prospettiva geopolitica.
 Parli di un conflitto ideologico e materiale in corso tra paesi finanziarizzati e deindustrializzati come gli Stati Uniti contro le economie miste di Cina e Russia. Di cosa tratta questo conflitto e perché il mondo in questo momento si trova a un “punto di frattura” unico come afferma il tuo libro?

M. Hudson. L’odierna frattura globale sta dividendo il mondo tra due diverse filosofie economiche: negli Stati Uniti/NATO occidentali, il capitalismo finanziario sta deindustrializzando le economie e ha spostato la produzione alla leadership eurasiatica, soprattutto Cina, India e altri paesi asiatici insieme alla Russia fornendo materie prime e armi.

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Andrea Zhok: Massimo Franco e la libidine autoritaria delle elites finanziarie

lantidiplomatico

Massimo Franco e la libidine autoritaria delle elites finanziarie

di Andrea Zhok

Ieri Massimo Franco (Corriere della Sera) spiegava con la consueta pacatezza come il governo in Italia non può più tornare nelle mani del parlamento.

Dopo Draghi c’è solo Draghi o un “commissariamento estero”.

Ecco questa libidine autoritaria che pervade le èlite finanziarie e i loro galoppini è oramai manifesta da anni e non suscita più neppure un tremito di sopracciglio.

Allarghiamo un momento lo sguardo.

Il meccanismo messo in campo dagli anni ’90 verso la politica democratica è stato il medesimo adottato verso l’economia statale.

In una prima fase si tolgono progressivamente tutti gli elementi legislativi e le risorse che la rendono funzionale; in seconda istanza, i media avviano una pubblica lamentazione intorno alla loro disfunzionalità; in terzo luogo si procede alla loro privatizzazione.

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coniarerivolta: Le Grandi Dimissioni, tra favola e realtà

coniarerivolta

Le Grandi Dimissioni, tra favola e realtà

di coniarerivolta

Ogni estate porta con sé nuovi tormentoni. Nei casi migliori si tratta di motivetti da fischiettare sotto l’ombrellone (almeno per chi si può permettere di andare in vacanza). In altri casi, si tratta di “grandi temi” su cui discettare, spesso a sproposito, invocando i massimi sistemi e ignorando la realtà materiale delle cose.

Sulla scia di un fenomeno osservato negli Stati Uniti, la cosiddetta Great Resignation, su cui studiosi ed esperti dibattono ormai da mesi, anche in Italia è arrivato prepotentemente sulla scena il tema delle Grandi Dimissioni. Prima di andare a vedere qualche numero, è utile provare a tratteggiare come questo tema è stato declinato alle nostre latitudini, soprattutto sui settimanali della borghesia riflessiva e nei circoli della sinistra post-moderna: dopo gli ultimi due anni e mezzo di pandemia, lockdown, restrizioni e sofferenze varie, starebbe finalmente prendendo piede una sempre più diffusa presa di coscienza, che sta spingendo un numero di persone a riconsiderare le proprie priorità.

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Correntone Sovranista: Nè elettoralismo nè movimentismo

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Nè elettoralismo nè movimentismo

di Correntone Sovranista

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il “Correntone Sovranista” raggruppa alcuni militanti recentemente fuoriusciti da Riconquistate l’Italia. Giuste le critiche a quella che noi abbiamo chiamato “boria di partito” —tanto più stucchevole questa boria visti i partiti in questione — e quelle ai limiti intrinseci al cosiddetto “movimentismo”. In verità, chi sta davvero nei movimenti dell’opposizione realmente esistente, sa bene che le cose sono alquanto più complesse ovvero, più ancora che dal movimentismo, i pericoli vengono dalle correnti che propongono fughe improbabili qui e ora verso “un mondo parallelo”, quindi dal l’arruffapopulismo e da certo ambiguo sovversivismo parolaio. Insomma evitiamo analisi e giudizi che rischiano di essere superficiali o di andare fuori bersaglio.

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  1. Lo stallo dei partiti

Abbiamo preso atto dei risultati delle elezioni amministrative del 12 giugno, che molto sinteticamente possono riassumersi così: anche se l’altissima astensione lascia intendere un potenziale inespresso, i partiti che oggi si oppongono realmente alla situazione di attacco alla democrazia costituzionale e allo stato d’emergenza permanente sono di recentissima costituzione, dunque misconosciuti alla stragrande maggioranza degli italiani.

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Salvatore Bravo: Management e totalitarismo

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Management e totalitarismo

di Salvatore Bravo

I totalitarismi impliciti ed espliciti sono diversi nelle forme scenografiche e nei dogmi dichiarati, ma si ritrovano eguali nella loro verità comune: vorrebbero necrotizzare la dialettica delle classi con annessa lotta di classe. Per gestire la vita degli uomini e delle donne come fossero protagonisti di un esperimento da laboratorio o dati i tempi, di un reality, in cui il grande occhio del potere degli oligarchi ne disciplini i gesti e le parole per produrre con l’aumento dei profitti il dominio totale. La sussunzione non è leggibile come semplice accumulo crematistico, in quanto quest’ultimo è funzionale al dominio. Nel vuoto ontologico ed assiologico che ha divorato ogni limite e progettualità non resta che il dominio acritico, il quale si nutre di tecnocrazia economicistica allo scopo di coltivare l’illusione di onnipotenza. Senza il limite concettualizzato e reso condizione metafisica dell’esistenza di ogni comunità non vi è che la violenza del potere ad offrire a taluni l’illusione del controllo totale. Il nichilismo tecnocratico ha prodotto e produce dominio, si assiste ad un arretramento del senso della storia e della progettualità, le quali sono consustanziali alla concettualizzazione del limite.

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L’articolo [Sinistrainrete] Giorgio Gattei: Pane e tulipani, ovvero così non parlò Piero Sraffa proviene da .

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