L’oro venezuelano rubato dalla Gran Bretagna, riprende il contenzioso a Londra

Il Tribunale Commerciale di Londra ha ripreso ieri il contenzioso sulle riserve auree venezuelane, per un miliardo di dollari, trattenute dalla Banca d’Inghilterra e non restituite al legittimo proprietario.

La battaglia legale è iniziata nel 2020, dopo che l’istituto bancario inglese ha rifiutato di riconsegnare l’oro alle autorità della Banca Centrale del Venezuela (BCV) poiché contemporaneamente fu fatta la stessa richiesta dal rappresentante di Juan Guaidó, l’autoproclamato presidente del Venezuela riconosciuto dal governo conservatore britannico.

In primo grado, il Tribunale Commerciale di Londra, sotto pressione politica e mediatica anti Maduro, stabilì che Guaidó aveva l’autorità di disporre delle 30 tonnellate d’oro perché l’allora ministro degli esteri britannico Jeremy Hunt lo aveva riconosciuto come presidente ad interim nel febbraio 2019.

La Corte d’Appello però ha ribaltato tale verdetto, sostenendo che il riconoscimento di Guaidó come presidente ‘de jure’ (per legge) non escludeva che Maduro fosse riconosciuto dal Regno Unito come il presidente ‘de facto’ (di fatto) del Paese sudamericano.

Lo scorso dicembre, la Corte Suprema britannica, in linea col Governo di Boris Johnson, in un terzo verdetto, ha stabilito che il riconoscimento di Guaidò come presidente del Venezuela è “chiaro e inequivocabile”, ma ha aggiunto che il Tribunale Commerciale deve decidere se tenere conto di una sentenza della Corte Suprema di Giustizia del Venezuela che ha annullato l’autorità di Guaidó su tali lingotti.

In altri termini, in questi giorni, il tribunale londinese dovrà giudicare e decidere se la Corte Suprema Venezuelana può impedire a Guaidó di appropriarsi dei lingotti.

Si tratta evidentemente di una ingerenza nei fatti interni di un altro Paese sovrano e di una ricerca di pretesti per non restituire a Caracas le 30 tonnellate d’oro che il Venezuela depositò come riserva valutaria a garanzia di bond emessi o prestiti.

Delcy Rodríguez, vicepresidente esecutiva del Venezuela, ha dichiarato venerdì scorso che “il Tribunale del Regno Unito intende rubare l’oro dei venezuelani attraverso una sentenza imminente nel già prolungato contenzioso per il controllo delle riserve auree depositate presso la Banca d’Inghilterra.

Tutti i Paesi devono pensare che quello che è stato fatto al Venezuela lo possono fare anche a loro, non portino il loro oro alla Banca d’Inghilterra come riserva valutaria, perché, alla fine, potranno essere vittime di quel Paese.

Le precedenti sentenze su questo contenzioso fanno parte di un atto di pirateria storica da parte della Banca d’Inghilterra.

Il Venezuela sta combattendo per riprendere il controllo delle proprie riserve.

Voi permettereste al governo del Regno Unito, immerso in una profonda crisi, di rubare l’oro di tutti i venezuelani? Ecco perché la Banca Centrale del Venezuela è lì a combattere”.

Come spiegato dall’avvocato del governo venezuelano, dopo la prima udienza conclusasi ieri, “la questione in gioco è se la giustizia britannica abbia il diritto di giudicare sulla validità delle decisioni prese dalla Corte Suprema di un altra nazione sovrana.

Se venisse dato torto al Venezuela ed i lingotti fossero assegnati a Guaidó, ciò avrebbe senza dubbio implicazioni per la credibilità del Regno Unito come custode dei beni sovrani esteri”, ha aggiunto.

Il nuovo processo per le riserve auree venezuelane detenute presso la Banca d’Inghilterra si concluderà lunedì prossimo, anche se la decisione del Tribunale non sarà immediatamente nota.

13/07/2022

Contenzioso per l’oro venezuelano nel Regno Unito, legge o politica? (prensa-latina.cu)

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