Fusione Leonardo – RADA: in tempi di guerra profitti record per i produttori di armi

Leonardo, gigante nazionale della difesa e della sicurezza, ha siglato un accordo di fusione tra la sua controllata statunitense DRS e RADA Electronic, azienda israeliana che produce radar tattici, sistemi contro veicoli militari e difesa a corto raggio.

“Siamo orgogliosi di annunciare questa importante mossa strategica di Leonardo in un segmento importante e in rapida crescita del mercato della difesa di oggi e di domani” ha dichiarato l’ Amministratore Delegato Alessandro Profumo: l’operazione prevede uno scambio azionario con il quale Leonardo DRS acquisirà il 100%  di RADA in cambio dell’assegnazione del 19,5% della Leonardo DRS di cui Leonardo, continuerà a possedere l’80,5%.

Rada è  già quotata al Nasdaq e a Tel Aviv e, dopo l’ operazione, anche Leonardo DRS sarà quotata sia al Nasdaq che al Tase, borsa di Tel Aviv.

Leonardo, appena annunciata la fusione, vola a Piazza Affari con  un +6%: guadagni da record in tempo di guerra per chi fa affari in questo settore.

Solo un anno fa, infatti, la stessa Leonardo aveva cercato di vendere  il 22% della sua partecipazione in Drs, ma poi aveva deciso di rinviare l’Ipo, “adducendo come motivazione condizioni di mercato avverse”.

I tempi oggi sembrano maturi, e la israeliana RADA,  che ha sede a  circa 30 km  di Tel Aviv, specializzata in sistemi anti-drone e anti-missili, sembra essere la perfetta comprimaria per l’ azienda italiana Leonardo: “conseguente maggiore crescita attesa e ulteriore incremento dei margini” , con capitalizzazione e quotazione in borsa.

“Il conflitto in Ucraina ha mostrato la vulnerabilità delle forze armate agli attacchi dei velivoli senza pilota- ha detto alla rivista militare Breaking Defense  il CEO di DRS, William J. Lynn III – Ciò non sta solo accelerando le richieste degli Stati Uniti di questi sistemi, ma sta anche spingendo i paesi europei, che sono vicini a quest’area di guerra, ad acquistare sempre più numerosi assetti per la difesa. Oltre all’odierno conflitto in Europa, contro le minacce di Cina, Russia ed altri paesi, faranno accrescere la domanda di tecnologie avanzate prodotte dalla compagnia combinata.”

Insomma, in tempi di guerra niente male per un’azienda, ex Finmeccanica, di cui il Ministero dell’economia e delle finanze italiano possiede una quota di circa il 30%.

ANTONIO ALBANESE

04/07/2022

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