[Sinistrainrete] Sergio Bologna: Fine del lavoro come la fine della storia?

Era il 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, quando Francis Fukuyama abbozzava su una rivista la sua teoria della fine della storia, quella che avrebbe poi esplicitato nel libro, dallo stesso titolo, che lo ha reso famoso, pubblicato nel 1992. Tre anni dopo Jeremy Rifkin pubblicava il suo “La fine del lavoro”.

Sollecitato da un vecchio compagno, ho letto alcuni pezzi di un dibattito riguardante il lavoro che ha percorso le pagine de “Il Manifesto” all’inizio dell’estate 2019. Vi ho trovato molte somiglianze con discorsi che sono circolati largamente altrove, più o meno nello stesso periodo, per esempio nelle iniziative della Fondazione Feltrinelli con il ciclo di conferenze-dibattito dal titolo Jobless Society. L’idea che il lavoro sia destinato a sparire con l’automazione o che sia già scomparso per lasciare il posto a non so quali altre cervellotiche forme di rapporti sociali mi ha riportato alla memoria le teorie di Fukuyama o, meglio, l’interpretazione volgare e banale che di quelle teorie è stata data, perché Fukuyama era molto meno stupido dei suoi fans e intendeva per fine della storia il processo di modernizzazione concluso.

Ora, se noi interpretiamo il salto tecnologico in atto (digitalizzazione, IoT, blockchain ecc.) come un processo di modernizzazione, può andar bene, anzi è persino banale, ma se pretendiamo di qualificarlo come un processo concluso o come una frontiera oltre la quale non c’è più nulla, cadiamo nel ridicolo.

Innanzitutto dobbiamo esigere da coloro che parlano di lavoro di essere espliciti su un punto: si sta parlando del lavoro come generica attività umana o di lavoro per conto di terzi in cambio di mezzi di sussistenza? Si parla di lavoro come espressione di sé, delle proprie aspirazioni, dei propri talenti, o si parla di lavoro salariato, cioé retribuito da un soggetto terzo?

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Giulio Di Donato: Il diritto al dissenso in tempo di emergenza

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Il diritto al dissenso in tempo di emergenza

di Giulio Di Donato

analisidellopera cover dissensoNegli ultimi due anni, sull’onda della crisi pandemica prima e della guerra in Ucraina poi, abbiamo assistito a una crescente compressione del dibattito pubblico, con forme sempre più estreme di delegittimazione e marginalizzazione del dissenso. L’elemento più paradossale è che in questo caso le opinioni divergenti non sono quelle di una avanguardia avventurista che promuove istanze potenzialmente eversive, ma quelle di chi si schiera in difesa dei principi costituzionali e quindi, come avviene nel nostro paese, reclama una maggiore fedeltà ai valori fondativi della Repubblica. Giocando con le parole, potremmo dire che assistiamo all’insorgenza di un dissenso diffuso dal basso contro i protagonisti del dissenso antisistema dall’alto (i fautori della cosiddetta “ribellione delle élite” verso il nucleo profondo delle democrazie costituzionali, che non può essere oggetto di dissenso). Contro questo ricorrente “sovversivismo delle classi dirigenti”, ovvero contro il polo della subalternità al vincolo esterno e del neoliberismo nelle sue diverse varianti, va fatto appunto valere un dissenso radicale dal basso, il quale, se vuole essere efficace, non può limitarsi a denunciare il baratro nel quale stiamo precipitando ma deve puntare a rigenerare un nuovo consenso attorno all’indirizzo politico fondamentale contenuto nella nostra Costituzione, che ha subito nel tempo una progressiva disattivazione. Rilanciando il senso dei principi basilari della sovranità democratica, della piena occupazione e della libertà incarnata, in relazione.

La democrazia, scriveva Bobbio ne Il futuro della democrazia, non è caratterizzata soltanto dal consenso, ovvero se essa può contare sul consenso dei consociati, ma anche dal dissenso. Del resto, che valore ha il consenso dove il dissenso è ostracizzato, censurato, intimidito? Dove dunque non c’è scelta fra consenso e dissenso?

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Michela Arricale: La NATO cambia pelle?

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La NATO cambia pelle?

di Michela Arricale

natoUn anno fa, nel Giugno 2021, la NATO ci informava che la guerra era cambiata e che questa non si combatteva più solo con le armi convenzionali, ma anche attraverso strumenti cosiddetti ibridi, ideati cioè per scopi altri rispetto alla guerra ma comunque funzionali ad obiettivi strategici. Ad esempio, l’informazione viene identificata come uno di questi strumenti ibridi, ed è pertanto – ci dicono – da considerare come una vera e propria minaccia alla sicurezza qualsiasi campagna di disinformazione attraverso le cd fakenews, se e quando questa sia in grado di incidere sulle dinamiche democratiche di un Paese alleato mettendone a rischio la stabilità.

Pertanto, le analisi sulle minacce alla sicurezza avrebbero dovuto – da allora in poi – comprendere non solo scenari militari convenzionali, ma anche questi scenari ibridi. Poiché le analisi sulle minacce comprendono anche la predisposizione delle risposte a queste minacce, è diventato altresì necessario allargare le competenze strategiche della NATO per permetterle di adattarsi a tali mutamenti di prospettiva.

E è per questi motivi che i capi di Stato e di Governo hanno deciso di aggiornare lo Strategic Concept della NATO, il documento politico che guida e concerta l’azione dell’Alleanza Atlantica e che sarà formalizzato nel prossimo summit di Madrid, il 28,29 e 30 Giugno.

Non solo l’informazione – ci raccontano gli esperti della NATO – ma anche l’ambiente web, l’economia, lo Spazio e persino il cambiamento climatico dovranno entrare a far parte degli scenari di sicurezza da analizzare in chiave bellica per assicurarsi i propri obiettivi strategici.

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Emiliano Brancaccio: “Ora Mélenchon deve lavorare al programma politico”

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“Ora Mélenchon deve lavorare al programma politico”

Daniele Nalbone intervista Emiliano Brancaccio

La Francia si polarizza. Il grande sconfitto è Macron. Ma non si può ancora parlare di vittoria di Mélenchon. Per due motivi: lo spettro di Le Pen e i nodi da sciogliere del programma. Intervista all’economista Emiliano Brancaccio, che in passato ebbe un discusso confronto con l’attuale leader della sinistra francese

La notizia è che la Francia si polarizza. Alle elezioni legislative crescono la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon e la destra post-fascista di Marine Le Pen. Il partito centrista di Macron non raggiunge la maggioranza dei seggi e il presidente dovrà quindi avviare una difficile trattativa con gli altri partiti di centro, e forse con la destra, per tenere in piedi il suo governo. Quello francese è un caso circoscritto o un segnale di svolta internazionale? Ne parliamo con l’economista Emiliano Brancaccio, uno dei più originali studiosi del capitalismo contemporaneo e delle sue dinamiche politiche, che con Mélenchon aveva avuto un interessante scambio qualche anno fa.

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Professor Brancaccio, in Francia crescono la sinistra e la destra mentre il centro macroniano va in grande affanno. Come farà il presidente Macron a trovare una maggioranza che sostenga il suo governo?

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Sandro Moiso: Il nuovo disordine mondiale/16

carmilla

Il nuovo disordine mondiale/16

Il mondo con i confini di prima non esiste già più

di Sandro Moiso

«Finora si era creduto che la formazione dei miti cristiani sotto l’impero romano fosse stata possibile solo perché non era ancora stata inventata la stampa. Proprio all’inverso, La stampa quotidiana e il telegrafo, che ne dissemina le invenzioni in un attimo attraverso tutto il globo terrestre, fabbricano più miti (e il bue borghese ci crede e li diffonde) in un giorno di quanti una volta se ne potessero costruire in un secolo.» (Karl Marx, lettera a Kugelmann del 27 luglio 1871)

«Mamma, voglio solo farti sapere che sono vivo e che spero di tornare a casa al più presto» ( Alexander Drueke – ex sergente dell’esercito statunitense fatto prigioniero dai russi in Ucraina)

Parafrasando la gelida portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un’intervista a Sky News Arabia, in cui ha affermato che «L’ Ucraina che conoscevamo, all’interno di quei confini, non c’è più. Quei confini non ci sono più», si può affermare che il mondo uscito sia dal secondo conflitto mondiale che dalla fine della Guerra Fredda è definitivamente tramontato. E così pure quei confini che si era dato sotto l’egida imperiale occidentale e americana. Non solo, ma anche lo stesso strumento che quest’ultima si era data per violarli ovunque almeno a livello commerciale e finanziario, ovvero la globalizzazione, sta definitivamente tramontando.

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Paolo Di Marco: Il volto di MedUSA

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Il volto di MedUSA

di Paolo Di Marco

La danza Butoh proviene da Hiroshima; ci parla di lei, o forse siamo noi visti attraverso i suoi occhi. Trasforma il modo stesso in cui viene visto il corpo e la sua relazione col mondo e colle emozioni. Da quando ho visto i Sankai Juko molti decenni fa a Milano non ho più potuto vedere balletti e opere. C’è un coinvolgimento emozionale tale nel loro indicibile che brucia ogni altra esperienza simile.

Nel 2016 John Pilger realizza un documentario ‘The Coming War on China’, oggi su Netflix e YouTube. E aggiunge all’indicibile parole e immagini.

 

1- le isole Marshall

Inizia con le isole Marshall, di cui l’atollo di Bikini è parte, dove per 12 anni ogni giorno che un dio beffardo manda in Terra veniva fatta scoppiare una bomba atomica sperimentale. E dove per 28 anni gli abitanti sono stati convinti e costretti a restare, spiegando che andava tutto bene, per servire da cavie sugli effetti delle radiazioni assorbite da acqua, suolo ed aria. E dove quasi nessuno è morto di cause naturali.

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Loretta Bolgan: Criticità nei vaccini covid e possibili terapie

sovranitapopolare

Criticità nei vaccini covid e possibili terapie

Veronica Tarozzi intervista Loretta Bolgan

In occasione della conferenza a cielo aperto sui vaccini Covid e sulle vaccinazioni pediatriche organizzata dal gruppo ConsapevolMenti, in collaborazione con Soprattutto Liberi, ho avuto l’immenso piacere d’incontrare ed intervistare la Dott.ssa Loretta Bolgan, una delle massime esperte di danni da vaccino in Italia, laureata in chimica farmaceutica con dottorato in scienze farmaceutiche, da diversi anni si occupa di danni da vaccino ed è stata consulente nell’ultima Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito e dei vaccini sui militari; negli ultimi due anni si è occupata di studiare i meccanismi del danno causato dall’infezione da SARS-CoV-2, della sua complicazione, la Covid-19, e anche i meccanismi del danno da vaccino Covid e possibili terapie.

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Dott.ssa Bolgan, quali sono le criticità che sono emerse dai suoi studi riguardo ai “vaccini anti-Covid-19”?

Va premesso che parliamo di vaccini di nuova generazione, per quanto riguarda quelli che sono attualmente in commercio: i vaccini Pfizer e Moderna a mRNA, i vaccini a vettore adenovirale cioè Astrazeneca, Johnson & Johnson, Sputnik V e ultimamente abbiamo avuto l’introduzione anche di un paio di vaccini a proteine (Novavax e Valneva).

Per quanto riguarda i vaccini a base genica, purtroppo siamo di fronte a una problematica legata al fatto che possono causare un meccanismo definito “interferenza genica”[i]. Quindi delle modificazioni cosiddette epigenetiche, che possono portare a una rottura della tolleranza immunologica[ii] e questo meccanismo porta a slatentizzare tumori, magari già risolti, oppure ad attivare tumori di nuova insorgenza, può slatentizzare patologie autoimmunitarie, degenerative e quindi causare anche dei danni a breve termine, di grave entità; a questo, dobbiamo aggiungere anche dei danni legati alla proprietà stessa del virus, quindi le patologie cardiovascolari proprio per la spike che viene prodotta attraverso il vaccino, e tutte le problematiche dovute all’intossicazione da spike, che possono causare un vero e proprio avvelenamento dell’organismo.

Quindi si tratta di vaccini particolarmente pericolosi sotto il profilo della loro tossicità, mentre dall’altra parte purtroppo parliamo anche di vaccini inefficaci, perché il SARS-CoV-2 è un virus a RNA a catena singola, che quindi tende a fare delle grandi popolazioni virali di mutanti, che portano a una resistenza molto rapida nei confronti del vaccino, ma anche di altri farmaci di precisione, come gli anticorpi monoclonali, e quindi riescono a evadere la protezione del vaccino e far sì che il vaccinato possa comunque infettarsi e infettare gli altri; dunque a fronte di un’efficacia praticamente nulla, abbiamo dei rischi notevoli per i vaccinati.

C’è anche da dire che le persone predisposte, quelle cosiddette “vulnerabili”, per patologia o per età, sono quelle che possono avere danni molto gravi o fatali già a breve termine, ma anche persone considerate “sane”, quindi senza particolari predisposizioni, più fanno richiami e più tendono a diventare persone vulnerabili, poiché si è già visto che dopo la terza, quarta dose, anche una persona che inizialmente era sana, purtroppo poi può diventare più soggetta a sviluppare patologie da immunodepressione.

 

I potenziali rischi si potevano già prevedere prima dell’autorizzazione condizionata?

Si partiva già da una base di studi derivati dai vaccini contro il SARS-CoV-1 del 2003: era noto ad esempio il rischio del potenziamento della malattia, perché già identificato come uno dei rischi maggiori di questi vaccini; dall’altra parte si poteva anche prevedere, per esempio, la coagulopatia e i rischi cardiovascolari per la caratteristica della spike vaccinale.

Nel primo libro che ho pubblicato sulla questione, “COVID-19 il vaccino che verrà” a maggio 2020, avevo già identificato tutta la serie di danni potenziali che poi effettivamente si sono manifestati; c’è da dire che i documenti della Pfizer colgono segnalazioni passive, quindi i danni sono notevolmente sottostimati per quanto riguarda l’incidenza, ci danno un’idea della tipologia dei danni, che però, se si va a leggere esattamente cosa ha scritto la Pfizer, per nessuna di queste segnalazioni è stato studiato il nesso di causa, per cui per ciascun tipo di reazione avversa loro escludono (a priori, ndr.) il nesso con la vaccinazione.

 

Infatti da una sua recente intervista emerge il fatto che la sola cosa su cui viene posta attenzione è la reattogenicità: può spiegarci cosa significa?

Sono le reazioni avverse o gli effetti collaterali del vaccino all’atto dell’inoculazione, quindi quelle immediate e di solito queste reazioni, che vengono classificate come comuni, sono l’infiammazione sul punto d’iniezione, il gonfiore o la febbre e in casi di predisposizione particolari, l’anafilassi (o “shock anafilattico”, ndr).

Queste sono le informazioni che normalmente vengono fornite al vaccinando, come uniche reazioni possibili da vaccino, per cui, se poi insorgono delle altre complicazioni, di solito il medico non le segnala, o comunque non le riconosce come associate alla vaccinazione. Questo porta purtroppo a una notevole sottostima dell’entità del danno da vaccino.

Dall’altra parte va detto che le ditte stesse, quando hanno condotto gli studi clinici, hanno detto chiaramente che non avevano né il tempo, né i soldi per poter proseguire nel monitoraggio delle persone vaccinate per quanto riguarda l’ospedalizzazione e la possibilità di decesso, perché comunque richiedeva un investimento notevole in termini economici; e questo vale per tutti i vaccini, non solo per il Covid: anche per quelli pediatrici, quelli militari, e quelli antinfluenzali per gli anziani. Quindi è una problematica che purtroppo ci trasciniamo dietro, praticamente dall’antivaiolosa in poi.

 

Oggi ci troviamo all’Arco della Pace per una sua conferenza sui vaccini Covid in età pediatrica: si potrebbe azzardare l’ipotesi che l’approccio verso questo tipo di vaccini in età pediatrica sia del tutto antiscientifico?

Sì, noi possiamo dire che dal punto di vista dell’utilità per questa fascia d’età non ce n’è, in quanto i bambini non si infettano, o se si infettano tendono comunque a fare una malattia lieve e con una incidenza di mortalità tendente a 0 a livello mondiale.

Ci sono dei bambini vulnerabili, magari per malattie genetiche particolari, che possono sviluppare alcune forme molto gravi di complicazione da Covid, ma questi bambini andrebbero protetti opportunamente con un’appropriata prevenzione e terapie per la Covid, invece di utilizzare questi casi per indurre alla vaccinazione tutti gli altri bambini sani.

Quindi l’utilità per proteggere i bambini non c’è, perché normalmente non sviluppano una forma grave di Covid, dall’altra parte, si dice che il bambino va vaccinato perché bisogna aumentare la copertura vaccinale per raggiungere l’effetto gregge, e questo è un falso scientifico perché i vaccini non possono, per definizione, garantire nessun effetto gregge, perché non consentono la formazione di una memoria immunologica, che è necessaria per l’effetto gregge.

Solo i guariti possono portare all’effetto gregge, in altre parole non c’è neppure nessun beneficio collettivo dato dal vaccino, così nella valutazione del rapporto beneficio-rischio se il beneficio non c’è, rimane solo il rischio. Nel caso dei bambini questo è estremamente grave, perché i bambini vengono predisposti fin dall’età pediatrica allo sviluppo di patologie autoimmunitarie, tumorali e degenerative e di grave alterazione della risposta immunitaria, quindi con la possibilità di esporli allo sviluppo di patologie più tipiche dell’età avanzata. In altre parole, rendiamo molto più precoci patologie estremamente gravi a cui dobbiamo anche aggiungere un rischio, ad oggi ancora in corso di studio, di infertilità sia maschile che femminile.

 

C’è la possibilità di seguire un percorso preventivo o addirittura una terapia disintossicante per compensare eventuali danni post-inoculazione?

Dipende molto da quanto tempo è passato, anche qui è molto importante agire molto precocemente, dopo la vaccinazione. Ad ogni modo, ci sarebbe da fare uno screening per vedere com’è la situazione cardiovascolare, in particolare uno screening trombofilico; poi bisognerebbe fare una valutazione della funzionalità del sistema immunitario, e qui ci sono tutta una serie di marcatori, come citochine, tipizazione delle popolazioni linfocitarie e funzionalità dei mitocondri, per fare un quadro completo della situazione.

Se tutto a posto, si potrebbe pensare a fare una prevenzione aumentando le riserve di antiossidanti, si può fare per flebo periodicamente, oppure far sì che si introduca, anche per via orale glutatione, vitamina C, acetilcisteina, melatonina, vitamina D, inizialmente a dosaggi sostenuti (tra i 5000 e i 10.000, a seconda della carenza) e poi una dose di mantenimento tutti i giorni, poiché fa da modulante del sistema immunitario e previene le malattie autoimmunitarie.

Il tutto, sempre sotto controllo medico, anche perché va molto personalizzato sulla base dei risultati e delle analisi, in particolare, medici e biologi nutrizionisti sono già formati per fare questi tipi di terapie.


Note
[i] Trascrizione inversa / interferenza geneica https://www.mdpi.com/1467-3045/44/3/73/htm
[ii] Rottura della tolleranza immunologica: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/imm.13443

Davide Miccione: Il diritto alla disconnessione, quello vero

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Il diritto alla disconnessione, quello vero

di Davide Miccione

Qualche mese fa i sindacati, risvegliatisi per qualche attimo dal loro lungo letargo della ragione e del coraggio, hanno messo in evidenza la necessità di difendere il diritto alla disconnessione. Con esso indicavano la possibilità per il malcapitato lavoratore, contento di essere in “lavoro agile” con la stessa consapevolezza del tacchino che vede avvicinarsi il Natale, di avere qualche ora a disposizione in cui potersi esimere dall’essere perennemente raggiunto e raggiungibile da questioni di lavoro a casa propria molto dopo la fine dell’orario di lavoro. In questo risveglio i sindacati mostravano più che altro, come capita incessantemente a ogni “opposizione di sua maestà”, la loro incapacità di pensare qualcosa che non sia già inserito e vidimato come compatibile con gli interessi della, diciamo così, superclasse dominante. Del tutto scomparsa, ovviamente, anche la sola pensabilità della questione del diritto alla disconnessione, ma quello vero, cioè la possibilità di essere e restare cittadino non perché ho “staccato” qualche ora senza guardare la millesima notifica della giornata ma, più radicalmente, perché non sono strutturalmente connesso ad internet, non ho internet o non “mi porto dietro” internet, cioè non ho accesso alla portabilità di internet (per inciso lo stato normale umano prima dell’invenzione degli smartphone).

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Alessandro Visalli: Il mondo rovesciato

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Il mondo rovesciato

di Alessandro Visalli

bambini rovesciatiFino a ieri, sicuri che il ‘dolce commercio[1] avrebbe portato con sé attraverso la spinta interna del consumo l’allineamento del mondo agli standard dell’occidente e garantito quindi il relativo dominio di fatto, erano i paesi guida anglosassoni (e gli Usa in primis) a spingere sull’interconnessione. L’idea era anche di considerare la “modernizzazione”[2] compiuta storicamente, ed in innumerevoli conflitti, dalle società europee nel torno di anni tra il XV ed il XIX secolo come una “tappa”[3], storicamente necessaria, dei “progressi”[4] della “Ragione”[5] che porta con sé il necessario -biunivocamente connesso- sviluppo delle forze produttive. Nessuno sviluppo autentico è possibile, né civile e morale, né produttivo autosostenuto, senza che si aderisca a questo movimento ineluttabile e progressivo, irreversibile, scritto nella “Storia”[6], e del quale l’Occidente rappresenta il modello e l’alfiere. Questa costellazione di idee, nelle quali è incorporata la mente di ogni “buon” cittadino occidentale, democratico e progressista, sicuro della propria superiorità e del destino manifesto che aspetta il mondo intero quando lo riconosca, è sfidata dalla direzione che stanno prendendo i fatti.

Le ultime tre presidenze statunitensi hanno progressivamente invertito di fatto le prescrizioni di questa visione, accorgendosi crescentemente che non accadeva quanto previsto dagli scheletrici modelli ideologici settecenteschi (per certi versi cinque-seicenteschi) inconsapevolmente attardati nella mente collettiva delle élite. Ed allora hanno virato sul confronto diretto, ideologico (la lotta “democrazia/autocrazia”[7]) ed economico (sanzioni e reshoring delle produzioni critiche[8]), ora anche militare[9] (che nella tradizione occidentale è sempre stata la prima istanza).

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Sandrine Aumercier: Non c’è alcuna soluzione alla crisi energetica

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Non c’è alcuna soluzione alla crisi energetica

di Sandrine Aumercier

Questo testo costituisce la versione scritta della presentazione del libro “Le mur énergétique du capital” (edizioni Crise & Critique), che si è tenuta presso Mille bâbords (61, rue Consolat, 13001 Marsiglia) il 5 giugno 2022

Schermata del 2022 06 25 08 31 42Inizio dalla fine e arrivo subito alla conclusione dicendo che non c’è soluzione alla crisi energetica, neppure una «soluzione minima». Nel caso dovesse emergere una società post-capitalista emancipata, essa allora smetterebbe di preoccuparsi del problema energetico, semplicemente; non lo risolverebbe diventando «più razionale» e «più efficiente» in materia di energia. Una società che mette alla sua base la penuria – come fa il modo di produzione capitalista – si auto-impone di razionare sempre più il consumo di energia, a partire dal fatto che essa si sta avvicinando sempre più a un limite assoluto. Così facendo, si condanna a sprofondare in una gestione totalitaria delle risorse, scatenando delle guerre di stabilità, e a piombare in delle crisi socio-economiche che hanno un impatto sempre più crescente… Ma questo è un limite che fa parte di quelli che sono i principi fondanti di questa società, e non si riferiscono alla natura.

La categoria «energia», è astratta così come lo è quella di «lavoro», e una volta che viene posta a fondamento delle attività umane, non può fare altro che procedere in direzione di un abisso, per effetto della sua stessa logica. Mi ci è voluto molto tempo per capirlo, a causa del fatto che il discorso sui «limiti del pianeta» si impone nella sua falsa evidenza, come se si trattasse di un problema geofisico. Ma il vero problema riguarda le premesse del capitalismo, da cui anche i cosiddetti Paesi socialisti reali non si sono mai staccati. Se mettiamo in fila, uno dietro l’altro, i diversi scenari di «transizione energetica» che si stanno contendendo la palma di vincitore, diventa chiaro come sia proprio il discorso di fondo a combinare due tendenze contraddittorie, in quanto presuppone che: 1) L’impossibile è possibile e che, allo stesso tempo, 2) Se l’impossibile nonostante tutto è impossibile comunque, allora si deve trattare di un fatto di natura (di natura umana, di natura geofisica o di entropia universale). Così facendo, ecco che smette di essere necessario dover esaminare le specificità del modo di produzione capitalistico.

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Salvatore Bravo: Pensare la scuola con Gramsci

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Pensare la scuola con Gramsci

di Salvatore Bravo

17903600 1870505569828240 3892559835702097788 nPensare la scuola significa pensare il proprio tempo. Gramsci è stato critico verso la scuola del suo tempo, la critica necessita di domande profonde. La domanda che guida le osservazioni di Gramsci e pervade i suoi scritti non è un monologo celebrativo come accade normalmente nell’attuale assetto istituzionale e culturale, ma si confronta con un modello teorico di scuola e di pedagogia fondato a livello veritativo. L’essere umano è comunitario, da tale verità sorgono domande sulla scuola del suo tempo e sulla necessita di un’alternativa rispettosa della natura umana. L’istituzione scolastica non è separabile dalla realtà storica ed istituzionale, ne è parte viva, e specialmente mediante ed attraverso di essa si esplica l’egemonia culturale delle classi dirigenti. La scuola è il luogo per eccellenza nel quale la struttura economica si riproduce, l’educazione è il campo di battaglia dove l’egemonia culturale incontra resistenze e consolida il dominio economico e culturale. L’integralismo del plusvalore deve necessariamente abbattere ogni attività intellettuale disinteressata per modellare l’intellettuale organico alla finanza. L’utile è il valore del capitalismo, non esistono fini, ma solo mezzi, al punto che mezzi e fini si confondono fino a fondersi. L’intellettuale organico è specializzato, in modo da essere utilizzabile dalla struttura. Il pensiero specializzato mutila l’essere umano della sua natura generica rendendolo utilizzabile dal potere. L’egemonia culturale dev’essere assediata ed erosa con proposte che preparino la nuova coscienza collettiva e la nuova egemonia di classe. Alla scuola orientata alla specializzazione, oggi più di allora, Gramsci contrappone la scuola unitaria di base, con la scuola unitaria l’essere umano “ritrova” la sua natura generica e comunitaria:

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Nico Maccentelli: Ma come si fa…

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Ma come si fa…

di Nico Maccentelli

Davide Grasso ha combattuto in Kurdistan con la Resistenza curda. Conosce molto bene la storia di quel popolo e della sua lotta contro il fascismo turco. Conosce altrettanto bene l’esperienza municipalista della regione autonoma del Rojava, la democrazia popolare antistatale e antipatriarcale che regge quell’esperienza. Ma un bel giorno di fine maggio Davide Grasso appare a Bologna, al Labàs in Vicolo Bolognetti (1), per annunciare che esiste la “resistenza ucraina”. Un’entità costituita non si sa da chi: da dei presunti anarchici? o da tutti coloro che sono definibili combattenti, ossia le forze militari ucraine? Chissà… Comunque una “resistenza” che non ha caratteristiche autonome, ma che è tutta interna alle unità di difesa territoriale, quindi allo stato ucraino, uno stato dove non vige una democrazia popolare, ma un dominio borghese, con un’oligarchia che arma e ha come braccio armato interno e nel conflitto con la Russia delle forze di stampo nazista.

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Moreno Pasquinelli: Benvenuti nel caos

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Benvenuti nel caos

di Moreno Pasquinelli

«Ho detto che ci sono nuvole di tempesta, ma ora cambio… è un uragano».
Jamie Dimon, Ceo di J.P. Morgan

Disse Kenneth Galbraith che “L’Unica funzione delle previsioni economiche è quella di far apparire rispettabile l’astrologia”. E probabile, anzi certo, che avesse ragione. Tanto più se stiamo parlando di quella casta sacerdotale degli “economisti”. Tuttavia non si può sfuggire alla domanda: che tipo di crisi è quella che stiamo attraversando? Sarà una nuova, grave ma passeggera recessione, oppure avrà effetti sistemici catastrofici che scuoteranno il mondo alle fondamenta?

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C’è una ragione essenziale se gli economisti non ne hanno azzeccata una, essi sono, perdonateci il bisticcio, economisti economicisti; presumono di spiegare i cicli economici e quindi le loro premonizioni, utilizzando esclusivamente gli arnesi del loro mestiere, separando la sfera economica dalle altre, usando il metodo empiristico dell’astrazione della parte dal tutto, ove invece è necessario afferrare l’insieme, svelare il dialettico concatenamento delle parti.

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Salvatore Scrascia: L’irresistibile ascesa della Cina

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L’irresistibile ascesa della Cina

di Salvatore Scrascia

Alberto Bradanini, laureato in Scienze politiche alla Sapienza di Roma, è un diplomatico di lungo corso. La sua carriera comincia nel 1975: tra gli incarichi ricoperti, ricordiamo quello di ambasciatore d’Italia in Iran dal 2008 al gennaio 2013 e, dal 2013 al maggio 2015, quello di ambasciatore in Cina. Attualmente è presidente del Centro Studi sulla Cina contemporanea. È un profondo conoscitore della Cina ed autore di numerosi saggi ed articoli sul gigante asiatico.

Cina. L’irresistibile ascesa (Sandro Teti editore, pp. 368, 18 euro) è la sua ultima opera, finita di stampare nel gennaio 2022. Il libro acquista ulteriore importanza ed interesse in questo periodo storico, proprio perché pubblicato prima dell’invasione russa dell’Ucraina. La disanima di assetti, interessi e strategie geopolitiche delle grandi potenze USA, Russia e Cina, arricchiti dallo sguardo cinese, offrono al lettore il quadro aggiornato della situazione geopolitica ed il suo divenire nel tempo fino ad oggi.

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Giorgio Agamben: Sul diritto di resistenza

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Sul diritto di resistenza

di Giorgio Agamben

Cercherò di condividere con voi alcune riflessioni sulla resistenza e sulla guerra civile. Non sto a ricordarvi che un diritto di resistenza esiste già nel mondo antico, che conosce una tradizione di elogi del tirannicidio, e nel medioevo. Tommaso ha compendiato la posizione della teologia scolastica nel principio che il regime tirannico, in quanto sostituisce al bene comune un interesse di parte, non può essere iustum. La resistenza – Tommaso dice la perturbatio – contro questo regime non è perciò una seditio.

Va da sé che la materia comporta necessariamente un tasso di ambiguità quanto alla definizione del carattere tirannico di un determinato regime, di cui testimoniano le cautele di Bartolo, che nel suo Trattato sui guelfi e i ghibellini, distingue un tiranno a ex defectu tituli da un tiranno ex parte exercitii, ma ha poi difficoltà ad identificare una iusta causa resistendi.

Questa ambiguità riappare nelle discussioni del 1947 sull’iscrizione di un diritto di resistenza nella costituzione italiana. Dossetti aveva proposto, come sapete, che nel testo figurasse un articolo che recitava: «La resistenza individuale e collettiva agli atti del potere pubblico che violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti da questa costituzione è un diritto e un dovere dei cittadini».

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lorenzo merlo: La spaccatura

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La spaccatura

di lorenzo merlo

L’impegno di alcuni a fare presente che le cose non erano proprio come ce le raccontavano pare non abbia graffiato neppure la vernice governativa. Eppure, ci sono segni per pensarla diversamente. Piccolo campione di redenzione sociale.

Il 16 maggio 2022 ho visto La Spezia.

Non erano studenti arrabbiati, facinorosi black bloc, non c’erano caschi e scudi improvvisati, né spranghe, mazze da baseball e bottiglie accese. Erano persone comuni, quelle che ci incrociano in tutte le strade tutti i giorni, con famiglia, responsabilità, rate, mutuo e anziani a carico. Non avanguardie bombarole, ma individui consapevoli fuoriusciti dall’amebico barilone del benpensiero.

Lo si capiva dai vestiti, dal taglio dei capelli, dal comportamento. Dall’età media, brizzolata e un po’appesantita. Segni di una matrice, se possibile, di polo opposto a quello sovversivo, strumentale, extraparlamentare, provocatorio. Segni di persone e basta – loro sì la maggioranza – incapaci di violenza. Alzavano le braccia contro il ministro della salute in visita alla città levantina. Urlavano “vergognati” perlopiù, e “assassino”. Unione spontanea di voci non organizzate, non politicizzate, facilmente dette no-vax.

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