Covid, Andrea Zhok: “Uscire dall’illusione”

Nel valutare la presente crisi credo sia giunto il momento di abbandonare l’approfondimento degli aspetti sanitari. Ciò che è necessario sapere per farsi un’idea è oramai disponibile per chiunque voglia ricercarlo, al di là della fabbrica di menzogne rappresentata dall’informazione mainstream. Esistono gruppi e siti che hanno pubblicato documentazione ufficiale e studi scientifici più che sufficienti per districare i punti più controversi. Chi non abbia ritenuto di cercarli e di riflettervi sopra ha fatto una scelta politica, anche se crede di essersi “affidato alla scienza”. Chi di fronte alle infinite giravolte e contraddizioni di questi mesi, ha deciso comunque di fidarsi degli esperti filogovernativi promossi da TV e giornali, ha preso una decisione di carattere politico, non scientifico: ha scelto che delegare il proprio giudizio al potere costituito sia di per sé una cosa buona, raccomandabile.

Cercare di convincere queste persone sul piano dell’argomentazione scientifica è inutile, perché è all’opera un bias cognitivo che assume la voce ufficiale come comunque maggiormente accreditata, quale che sia il contenuto. E questo, di nuovo, è qualcosa che non c’entra nulla con la scienza o con la ragione, ma con una preliminare delega all’autorità costituita.

È perciò giunto il momento di uscire dall’illusione che ci troviamo in una condizione di “vincolo sanitario”, perché la centralità del problema sanitario è oramai manifestamente solo un pretesto e una copertura.

Chi ha retto l’attuale narrativa lo ha fatto assumendo che la situazione sanitaria giustificava, anzi obbligava, certe soluzioni politiche. Ragionando in questi termini si è finito per immaginare che la politica qui fosse assente, e che tra la descrizione dei “fatti sanitari” e le scelte politiche non ci fosse nessun passaggio rilevante: i primi dettavano le seconde, senza alternative possibili.

Il primo passo fatto in questa direzione – il “peccato originale” per così dire – è stato quello di giustificare il paternalismo autoritario implicito nella proposta iniziale della certificazione verde. Si è accettata senza colpo ferire l’idea che per ottenere un certo risultato come copertura vaccinale (risultato indefinito, vago e mutevole) l’unica strada fosse quella del ricatto, della pressione punitiva e non della spiegazione o della persuasione. Nonostante la risposta spontanea della popolazione all’opportunità di vaccinarsi fosse stata ampia nella prima metà dell’anno, si è deciso che era necessario abbandonare la persuasione e passare alla coazione. Nessuno si è preso la briga di considerare la possibilità di convincere con ragioni e argomenti chi fosse dubbioso. Si è data per scontata la visione elitista e antipopolare – che i media alimentano e le istituzioni sottoscrivono (si veda l’ultimo rapporto Censis) – per cui la gente sarebbe “irredimibilmente irrazionale”, “irrecuperabile al buon senso” e che per indurla a fare la “cosa giusta” bisognasse sottoporla ad un ricatto.

Così, le stesse istituzioni politiche che per anni hanno demolito la pubblica istruzione, e le stesse televisioni che per anni hanno addormentato le coscienze, si sono sentite in obbligo di concludere che il gregge umano poteva essere condotto alla “cosa giusta” solo con spintoni e intimidazioni.

È un’ironia beffarda che quest’opera coercitiva sia stata promossa nel nome della scienza, laddove la “scienza” sarebbe rappresentata non dal confronto con altri scienziati dissenzienti, ma dal principio d’autorità, di cui sono stati investiti personaggi politicamente lottizzati, o in clamoroso conflitto di interesse. La “scienza” cui ci si richiama è quella cosa che usa l’autorità per mettere a tacere le voci altrui, che rifiuta il confronto, e che sostiene la censura e la coercizione (un po’ come se Galileo manovrasse i supplizi della Santa Inquisizione).

Gli “scienziati” governativi hanno avuto semplicemente il compito di rassicurare il gregge e spingere per l’implementazione di un progetto predeciso a livello europeo, e che implicava da un lato la vaccinazione di massa come unica arma risolutiva, e dall’altro nessun rafforzamento significativo del servizio sanitario nazionale. Sul piano argomentativo e critico non si è mai davvero scesi, semplicemente perché gli argomenti scientifici a favore di quella scelta unilaterale non ci sono mai stati. L’unica vera certezza era che non si sapeva pressoché nulla né dell’efficacia nel tempo, né della sicurezza di quei preparati. E che perciò non si poteva né doveva discutere sul piano propriamente scientifico con i critici, ma li si doveva semplicemente travolgere con la pressione propagandistica.

E così è stato.

Questo è il quadro iniziale, quadro eminentemente politico, che è stato accettato e glorificato da milioni di “sinceri democratici”.

Così, si è messo in campo il ricatto della certificazione verde con l’intento ufficiale, di “mettere in sicurezza” gli ambienti (lavoro, svago, sport, trasporti, insegnamento, ecc.) e con il secondo intento (dichiarato, anche se spurio dal punto di vista giustificativo), di spingere i diffidenti a vaccinarsi.

Quanto alla pressione a vaccinarsi, il ricatto si è esercitato in modo efficace nei confronti di quei gruppi che non c’era alcun interesse sanitario a far vaccinare, ovvero le fasce più giovani. E in effetti era impossibile ricattare con le minacce messe in campo dal Green Pass le fasce più anziane, prevalentemente fuori dal circuito del lavoro, le uniche per cui la raccomandazione a vaccinarsi era ben motivata.

Un primo brillante risultato è stato dunque di spingere a vaccinarsi adolescenti (ed ora bambini) – nonostante il profilo di scarsa sicurezza dei preparati attualmente in uso – senza riuscire, se non marginalmente, a smuovere le fasce più anziane – irrigidite nei propri dubbi dal comportamento pressorio del governo.

Quanto alla giustificazione ufficiale, di “mettere in sicurezza” gli ambienti, chiunque si fosse informato sapeva dall’inizio che si trattava di un’operazione impossibile, perché non avevamo a disposizione prodotti immunizzanti rispetto al contagio. Ma per vendere la propria propaganda il governo, le istituzioni, i media e gli “esperti” hanno dovuto spacciare per mesi la menzogna che i vaccinati non contagiavano, per passare infine alla versione morbida, e parimenti falsa, che “contagiavano un pochino, ma niente di che”.

Questa menzogna era necessaria per giustificare l’idea che tra vaccinati e non si potesse tracciare una chiara separazione in termini di pericolosità per gli altri. Intorno a questa separazione si gioca infatti tutta la costruzione giustificativa del GP e tutta la sua retorica in termini sociali. L’aver alimentato questa tesi ha prodotto nei vaccinati una falsa sicurezza, che unita alla maggiore libertà di movimento, ha fatto del Green Pass a tutti gli effetti una licenza di contagio. E questo, sempre per la ragione di spingere alle inoculazioni, si è unito alla creazione di ostacoli verso il ricorso ai controlli attraverso i tamponi.

In tutto questo contesto, l’univocità dello sforzo concentrato sulla sola inoculazione vaccinale ha lasciato sguarnita la componente terapeutica, sia relativa al Covid, sia relativa ad altre patologie (spesso assai più gravi). Gli ospedali, che andavano in grave affanno in era pre-Covid durante i picchi influenzali, sono in grave affanno anche oggi. La lentezza della macchina sanitaria fa sì che spesso i pazienti vengano ospedalizzati prima di riuscire ad avere una conferma della propria positività. (E purtroppo ciò accade in sempre maggior misura anche per soggetti vaccinati).

In sintesi, sul piano sanitario la certificazione verde ha:

1) spinto a vaccinarsi i gruppi più giovani e ricattabili, irrigidendo invece nella diffidenza i gruppi più anziani e meno ricattabili;

2) creato le condizioni per una circolazione accresciuta del virus, allentando le cautele tra i soggetti “certificati” e riducendo l’accessibilità generale ai test (tamponi).

3) sospeso l’attenzione al servizio sanitario nel suo complesso, e alla capacità di intervento terapeutico precoce nello specifico.

Sul piano sociale il disastro è, se possibile, assai superiore. La certificazione verde ha infatti:

1) creato una devastante spaccatura sociale tra presunti “buoni” e presunti “reprobi”, “altruisti” ed “egoisti”, spaccatura del tutto immotivata sul piano scientifico, ma funzionale all’obiettivo di implementare una politica sanitaria predecisa.

2) sospeso libertà e diritti primari in una parte della popolazione, istituendo una sorta di cittadinanza di serie B;

3) Introdotto un micidiale precedente nella storia giuridica del paese, per cui il cittadino ha ora l’onere della prova di dimostrare di poter accedere ai diritti comuni.

Fin qui arriva l’analisi teorica, l’unica che ci compete.

Ora, in quanto potere autonomo come da dettato costituzionale, da qui in avanti credo dovrebbe essere compito della magistratura.

Andrea Zhok

23 December 2021

Andrea Zhok: Uscire dall’illusione (sinistrainrete.info)

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