[Sinistrainrete] La pandemia ed il «techno-fix» (II parte)

In una precedente nota (qui), ho sottolineato la necessità di una riflessione sulle cause possibili di questa pandemia, che vanno cercate, pensando anche al futuro, in una preoccupante crescita delle epidemie a partire dagli anni ‘70

Giuseppe Longo: La pandemia ed il «techno-fix», seconda parte

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La pandemia ed il «techno-fix», II parte

di Giuseppe Longo*

isolamento sociale coronavirusIn una precedente nota (qui), ho sottolineato la necessità di una riflessione sulle cause possibili di questa pandemia, che vanno cercate, pensando anche al futuro, in una preoccupante crescita delle epidemie a partire dagli anni ‘70 (si tratta di “zoonosi” al 70%, indotte da deforestazioni e dal calo della biodiversità, v. (Morand, Figuié, 2016) li’ citato), nonché fra le possibili fughe accidentali di laboratorio. Anche questa seconda osservazione era basata sull’esperienza storica: la moratoria del 2014 negli USA di alcuni tipi di manipolazioni genetiche su microorganismi, a seguito di numerose conseguenze incontrollate, alcune gravissime, moratoria sospesa nel 2017 (v. riferimenti nella prima nota). Queste conoscenze possono comunque guidarci nell’azione, anche prima di capire l’origine di questa specifica pandemia, estensione al mondo di una epidemia fra le tante. Aggiungevo poi il rilievo della catastrofe sanitaria, anche quella annunciata.

 

Vaccini ed immunità

Ricordiamoci, in primis, che siamo sotto un regime di approvazione provvisoria dei vaccini, sia per la FDA che l’EMA. Questo è dovuto alla diversità dei virus, una diversità evolutiva, e, quindi, dei vaccini, ognuno da analizzare per le sue caratteristiche. Si prenda il caso di due straordinari successi, i vaccini contro il vaiolo e la poliomielite. Il primo rende il vaccinato immune: non è portatore del virus. La relativa stabilità evolutiva del virus ha permesso così di sradicarlo dalla specie umana (dichiarazione OMS, 1986).

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Sara Gandini: La rincorsa verso il rischio zero

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La rincorsa verso il rischio zero

di Sara Gandini

coronavirus g85037673b 1920 1536x723Dopo quasi due anni di convivenza con il virus possiamo rifiutare la metafora della guerra, tanto cara a buona parte della politica istituzionale e ai grandi media? Possiamo leggere quanto avviene con il pensiero critico femminista? Abbiamo tempo per chiederci, prima di tutto per i più giovani, che mondo è quello in cui l’eros di fatto viene bandito perché il corpo dell’altro è sempre considerato potenzialmente contagioso? Siamo diventati consapevoli che la scienza non è mai neutra? Si può aver paura delle derive paternaliste che portano a imporre dall’alto misure a volte insensate perché tanto i cittadini non capiscono e non sono mai capaci di agire responsabilmente? Possiamo smettere di alimentare l’infinita rincorsa verso il rischio zero, soprattutto nelle scuole, con condizioni che potrebbero essere prolungate per anni? Scrive Sara Gandini: “È fondamentale cambiare la narrazione della pandemia. Sars-cov2 è un virus, non è un nemico invisibile che può colpire ovunque e chiunque allo stesso modo. Chi cerca di tenere senso critico sulla gestione della pandemia non è un negazionista e chi propone il Green Pass non è un nazista, lo dico, sebbene io non sia d’accordo con questa misura…”

* * * *

“La guerra è una delle poche attività umane a cui la gente non guarda in modo realistico; ovvero valutandone i costi o i risultati. In una guerra senza quartiere, le risorse vengono spese senza alcuna prudenza. La guerra è pura emergenza, in cui nessun sacrificio sarà considerato eccessivo” [Susan Sontag1]

Io ho avuto paura, durante tutta la pandemia, e ho tuttora paura, ogni volta che scrivo. Non ho paura del virus ma dell’aggressività delle persone. Ho paura di chi si sente in guerra e ti mette dall’altra parte della barricata. Di chi ha fretta di decidere e non ha tempo di discutere. C’è a rischio la vita, dicono. E così tutto vale.

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Pier Giorgio Ardeni: Un’altra narrazione è necessaria

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Un’altra narrazione è necessaria

di Pier Giorgio Ardeni

89050 grunge flags italian italy flag 2560x1707 h 1110x460 cQuesta storia recente: la politica si è smarrita

Questa era smarrita testimonia ormai con evidenza del tratto fosco che la nostra epoca ha assunto, di decadenza e passaggio. A Roma e a Glasgow, I «grandi del mondo» a confronto senza una prospettiva comune, incapaci di scelte che richiederebbero condivisione e decisione, davanti alle ferite del mondo. Il progresso tecnologico – mai come oggi tanto potente quanto fragile, perché guidato dalla ricerca dell’efficienza (del più con meno), in nome del «benessere» – appare impotente, se spogliato dal «motore» del mercato. E incapace di riparare i suoi stessi danni, provocati dall’idea che la natura, il pianeta, potesse essere «sfruttata» inesauribilmente. E la politica, che non sa più coniugare il dominio dei forti – del più «avanzato» sul più «arretrato» – con l’emancipazione dei deboli, è inerte.

La sinistra, emersa nel Novecento sulla spinta del movimento operaio e dei movimenti di liberazione, dopo aver progressivamente abbandonato l’idea di un «mondo senza classi» – plasmata sul modello sovietico che dalla curvatura staliniana in avanti era apparso vieppiù improponibile – e dopo aver convintamente sposato la prospettiva democratica, ha finito per stingersi di ogni coloritura, senza più vedere nella trasformazione la sua ragione di esistere, facendo di democrazia liberale e un capitalismo ben temperato con lo Stato del welfare i pilastri della sua azione. Il mondo, però è cambiato. Il capitalismo predatorio della globalizzazione ha portato il conflitto di classe su un altro piano, le «classi» stesse essendo mutate, e la pendenza neo-liberista ne ha segnato il definitivo dominio, cui gli antagonismi si oppongono esplodendo caotici e indeterminati. Senza trovare più nella sinistra il loro riferimento.

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Pierluigi Fagan: La modifica del panorama ideologico di un’epoca

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La modifica del panorama ideologico di un’epoca

di Pierluigi Fagan

Post di teoria politica, quindi di interesse per pochi

In questo post ragioneremo con Gramsci, useremo cioè una struttura del suo pensato per pensare a nostra volta.

Questa fruttifera relazione tra strutture del pensiero venne resa immagine immortale da Giovanni di Salisbury (XII secolo), il quale però la riferiva come detto del suo maestro ovvero Bernardo di Chartres: “siamo come nani montati sulle spalle di giganti”.

L’immagine ha un implicito di “vedere più lontano” o “vedere da più in alto”. Ma al di là della formulazione che ne diede Bernardo, cattura una dinamica delle relazioni tra strutture del pensiero, una dinamica che, sempre in analogia, assomiglia a quella che in chimica si chiama “funzione catalitica”. La funzione catalica opera nelle trasformazioni chimiche (crea del nuovo dal vecchio) ed è svolta da una sostanza o complesso di sostanze che partecipano al processo, con ruolo necessario, senza però venire incluse nell’esito finale. Così, strutture di pensiero che aspirano al nuovo, usano quelle consolidate e più strutturate del vecchio, vi si appoggiano, le usano, per sottrazione o addizione o riformulazione.

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Roberto Paura: La coscienza è sovrastimata, è ora di pensare l’impensato

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La coscienza è sovrastimata, è ora di pensare l’impensato

“L’impensato” di N. Katherine Hayles affronta il rapporto tra vita naturale e artificiale

di Roberto Paura

Katherine Hayles: L’impensato. Teoria della cognizione naturale, Traduzione di Silvia Dal Dosso, Gregorio Magini effequ, Firenze, 2021, pp. 391, € 19,00

Stiamo vivendo una nuova età dell’oro nella ricerca sull’intelligenza artificiale, che di anno in anno e spesso di mese in mese sforna nuovi eccitanti prodigi, nuovi potentissimi software di natural language processing in grado di imitare il linguaggio e il modo di pensare umano, nuovi campioni artificiali di ogni gioco immaginabile. Un’età dell’oro mossa da un’incrollabile determinazione e ambizione, quella di pervenire a un’intelligenza artificiale autocosciente, meglio ancora a una superintelligenza artificiale cosciente a cui affidare i destini dell’umanità, affinché possa elevarci allo stadio successivo della nostra evoluzione, verso la trascendenza identificata nella Singolarità tecnologica vaticinata dai profeti del transumanesimo. Anche se non bisogna necessariamente coltivare una simile fede escatologica per lavorare nell’ambito della ricerca sull’IA, di fatto questa convinzione è sottesa agli sforzi che si concentrano sul modo di rendere gli algoritmi non solo in grado di apprendere da soli (obiettivo già da tempo conseguito), ma di sviluppare un pensiero autoriflessivo. È, in estrema sintesi, la convinzione secondo cui intelligenza e coscienza si equivalgono e non possa esistere l’una senza l’altra.

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nlp: Inflazione o deflazione? Domande serie per l’Italia del 2022

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Inflazione o deflazione? Domande serie per l’Italia del 2022

di nlp

Il tasso di inflazione tendenziale negli Stati Uniti è arrivato a novembre al 6,8%, mentre la crescita dei prezzi ha sfiorato il cinque per cento attestandosi al 4,9%. Se i dati più recenti non attirano l’attenzione della politica italiana allora basta aggiungere che si tratta dei nuovi massimi rispettivamente da 40 e 30 anni a oggi. Su questi temi il dibattito economico e politico, globale non solo americano, si è da tempo attestato sulla questione se questo genere di tassi di inflazione rappresenti un fatto transitorio o meno. Si tratta di una questione strutturalmente seria così, dal punto di vista politico, diventa essenziale capire quali sono le alternative in campo nel caso prevalesse, a livello globale, uno scenario inflattivo o uno deflattivo. Certo, negli ultimi anni, anche dopo la grande iniezione di liquidità da parte delle più importanti banche centrali per risolvere una serie impressionante di crisi (da Lehman, al debito sovrano europeo, alla bassa crescita) l’inflazione è rimasta bassa, persino sotto l’obiettivo delle banche centrali, assieme alla crescita e, questione non da poco, all’aumento esponenziale del debito globale.

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Vincenzo Comito: Le vie della seta occidentali

sbilanciamoci

Le vie della seta occidentali

di Vincenzo Comito

Per rispondere alla Belt and Road Initiative messa in campo anni fa da Pechino, ora anche Washington e Bruxelles annunciano iniziative per aiutare i paesi in via di sviluppo a ammodernare le infrastrutture, anche di adattamento climatico. Ma non sono chiari progetti e fondi effettivamente impegnati

 

Oltre la BRI

Da quando Joe Biden è stato eletto presidente degli Stati Uniti, la sua ossessione anticinese non ha conosciuto respiro e si sta trascinando dietro, sia pure con qualche borbottio, anche i paesi dell’UE.

Vogliamo in queste note esaminare un poco da vicino in particolare una delle più significative iniziative che vanno nel senso citato, quella messa in campo di recente per contrastare in qualche modo la nuova Via della seta cinese.

La Belt and Road Initiative, varata diversi anni fa dalla Cina ha presentato, come tutte le costruzioni umane, certamente dei problemi, fortemente amplificati nelle dichiarazioni dei governi e negli articoli della stampa occidentali, ma complessivamente è stata un successo di rilevanti dimensioni ed è stata accolta molto positivamente da decine di governi dei paesi in via di sviluppo ed anche da qualche paese a medio reddito.

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Salvatore Bravo: Oblio della parola

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Oblio della parola

di Salvatore Bravo

L’Europa non ha un’anima, ha solo il pareggio di bilancio nei suoi obiettivi. L’anima l’ha persa nel conteggio del plusvalore. L’omogeneità e la sterilità creativa sono i due volti della dimenticanza della cura dell’anima e del porsi in ascolto con il logos della profondità insondabile. Nel contatto tra le forme passionali dell’anima, simbolizzate nel mito dell’auriga alata dal cavallo bianco e dal cavallo nero con il logos, l’auriga, vi è la grandezza dell’Europa. La cura dell’anima è stata la forza creatrice capace di trarre dalla profondità concreta e storica della soggettività l’universale condiviso con cui fondare comunità di pensiero. La decadenza dell’Europa è nella dimenticanza dell’anima, nella sua caduta a semplice presenza “ontica”. Il silenzio della parola è indifferenza verso la cura della propria anima e dell’altrui. Senza la reciprocità dell’ascolto non vi è mondo condiviso, ma solo l’intercosalità che riduce la vita a rapporto mercantile. Le parole tacciono dietro il peso delle transazioni, senza le parole l’anima è solo un fondo oscuro senza forma, in cui disperdersi. La disperazione dell’europeo medio è il silenzio nel quale non vi è ascolto di sé, e dunque si è incapaci di comunicare.

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Tendenza internazionalista rivoluzionaria: Sullo sciopero generale indetto da CGIL e UIL

ilpungolorosso

Sullo sciopero generale indetto da CGIL e UIL

di Tendenza internazionalista rivoluzionaria

external contkuoewo6entjpegE allora, a meno di una revoca dell’ultimissimo momento a fronte di concessioni insignificanti da sbandierare come conquiste dovute alla minaccia dello sciopero, il prossimo 16 dicembre si terrà lo sciopero generale convocato da CGIL e UIL.

Se così sarà, siamo stati smentiti, ed è bene riconoscerlo. Forse, però, è altrettanto vero affermare che non siamo stati smentiti.

Partiamo dalla smentita.

Avevamo predetto che non ci sarebbe stato alcuno sciopero generale indetto dalla CGIL: “Né sulle pensioni, né contro i licenziamenti. Né contro la disoccupazione, né contro il carovita e l’assalto a quel che resta di pubblico e di non totalmente aziendalizzato nei servizi pubblici. Né per protestare contro la strage di morti sul lavoro, né contro il discriminatorio “green pass”. Né per denunciare l’esistenza in tanti luoghi e settori di una Textprint in via di estensione con orari di lavoro fino a 12 ore (formalizzati anche in alcune Usl del Veneto). Né contro le ripetute violenze della polizia e dei carabinieri ai picchetti e le restrizioni al diritto di manifestare. Né per l’insulto di un PNRR che incentiva ulteriormente l’aziendalizzazione della sanità e l’allontanamento di ogni rapporto personale tra medico e paziente. Né per protestare contro il balzo in avanti (+8%) delle spese militari mentre si ritorna a lesinare sulla spesa sociale. Né – ovviamente – per tutti questi temi assieme. Niente di niente, ad eccezione di qualche sciopero di settore obbligato, una tantum, e rigorosamente separato da ogni altra vertenza.”

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Leo Essen: La Polemologia di Potere Operaio. Bifo Contro il lavoro

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La Polemologia di Potere Operaio. Bifo Contro il lavoro

di Leo Essen

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«Contro il lavoro», pubblicato da Franco Berardi (Bifo) nel 1970, è un’ottima sistematizzazione delle idee di Potere Operaio (operaismo). Si tratta di idee che hanno preso piede per la prima volta nelle riflessioni di Tronti pubblicate a partire del 1962 sui Quaderni Rossi.

Sono trascorsi 60 anni, per una corretta comprensione dei temi trattati è importante collocare queste idee nel loro periodo. Inoltre, bisogna tenere conto di due importanti temi che si imposero con forza negli anni Cinquanta: 1) il capitalismo monopolistico come forma di proto-socialismo, e 2) l’automazione come elemento dinamico del neo-capitalismo.

Nel 1942, in un libro che, qualche anno dopo negli USA, sarebbe diventato un best seller, Schumpeter dice, in primo luogo, che il Big Business, anche dal punto di vista della borghesia, è più efficiente della libera concorrenza. Agendo nelle condizioni proprie dello sviluppo capitalistico il regime della concorrenza perfetta crea sperperi (distruzione creatrice). L’azienda compatibile con la concorrenza perfetta è in molti casi inferiore come efficienza interna, specialmente come efficienza tecnica. La concorrenza perfetta, dice, è non soltanto impossibile, ma inferiore, e non ha nessun titolo per esser elevata a modello di efficienza.

Il Big Business è superiore, permette quelle economie di scala in grado di finanziare volumi di capitale costante necessari per implementare sistemi integrati di automazione.

In secondo luogo, dice Schumpeter, la moderna società per azioni (il big business), pur essendo un prodotto del processo capitalistico, socializza la mentalità borghese; riduce sempre più il campo d’azione del movente borghese; non solo, ma tende a intaccarne le basi.

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David Wengrow: La storia dell’umanità ci insegna a immaginare l’alternativa

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La storia dell’umanità ci insegna a immaginare l’alternativa

Jade Lindgaard intervista David Wengrow

Pubblichiamo un’intervista di Jade Lindgaard, redattore di Médiapart, a David Wengrow, sul libro di David Graeber & David Wengrow, The Dawn of Everything: A New History of Humanity, Penguin Books Ltd, 2021. L’intervista, che si è svolta a Parigi il 21 novembre 2021, è stata pubblicata su Mediapart il 27 novembre scorso. Ne proponiamo la lettura in italiano perché presenta il nuovo libro del rimpianto David Graeber, che ci ha lasciati improvvisamente nel 2020[1]. Si tratta di un testo affascinante che merita molta attenzione e plauso. V’è però una lacuna: la ricostruzione storica millenaria che i due autori propongono sembra ignorare un aspetto cruciale e cioè che il dominio di alcuni uomini sulla maggioranza degli altri esseri umani ha origine con l’impadronirsi da parte di tali uomini delle capacità di costruirsi e usare armi in grado di uccidere animali e umani. È questo “potere militare” che permette loro di assoggettare le donne e gli uomini non aggressivi e non abili all’uso delle armi e quindi di relegarli alla condizione di dominati[2]. In altre parole, il potere militare – cioè il potere di dare la morte – può essere considerato all’origine dell’accumulazione del potere economico e politico. Traduzione di Turi Palidda.

Graeber 1200x600Per migliaia di anni gli umani hanno sperimentato infinite variazioni di forme di potere. Potere a volte precario, a volte matriarcale, a volte autoritario e brutale, ma a volte anche egualitario e relativamente libero, anche su larga scala, scrivono David Graeber e David Wengrow in un libro che sembra una bomba. Si tratta di una compendio molto ricco, di portata politica esplosiva. In The Dawn of Everything: A New History of Humanity, David Graeber e David Wengrow, rispettivamente antropologo e archeologo, tracciano la genealogia dell’organizzazione dominante delle società contemporanee: lo stato-nazione, con forti disuguaglianze e una distribuzione gerarchica del potere, una buona dose di violenza e crudeltà, un’economia definita dalla proprietà privata. Tornando alla domanda posta da Jean-Jacques Rousseau nel 1755 su “l’origine e la base delle disuguaglianze tra gli uomini”, scoprono fino a che punto la filosofia dell’Illuminismo fosse segnata dai pensieri indigeni del Nord America.

Lo shock di questa rivelazione storica li mette sulla traccia che lavoreranno insieme per quasi dieci anni: non esisteva un periodo benedetto in cui i cacciatori-raccoglitori vivevano in piccole comunità libere ed egualitarie. Ma per quanto possiamo tornare indietro nella storia degli esseri umani, hanno sperimentato varie forme di organizzazioni di potere: potere a volte stagionale, a volte matriarcale, a volte autoritario e brutale, ma a volte anche egualitario e relativamente libero, anche su grandi scale urbane.

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Michele Paris: Assange, il funerale della democrazia

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Assange, il funerale della democrazia

di Michele Paris

La notizia, resa nota nel fine settimana, dell’episodio ischemico sofferto da Julian Assange durante un’udienza lo scorso mese di ottobre ha ingigantito il senso di disgusto provocato dalla vergognosa sentenza, pronunciata venerdì dall’Alta Corte britannica, con cui è stato dato il via libera all’estradizione negli Stati Uniti del fondatore di WikiLeaks. Contro l’appello del governo di Washington vi era semplicemente una montagna di elementi che un tribunale anche solo passabilmente democratico avrebbe preso in considerazione. Al contrario, la farsa giudiziaria della persecuzione di Assange si è avviata verso l’epilogo peggiore per fare della sua vicenda un esempio in grado di scoraggiare qualsiasi futura rivelazione dei crimini dell’imperialismo americano.

A raccontare del grave problema di salute avuto da Assange è stata la compagna, Stella Moris, in un’intervista al quotidiano Daily Mail. Il giornalista australiano era stato vittima di quello che i medici hanno descritto come una “mini ischemia” o “attacco ischemico transitorio” mentre assisteva in video-conferenza al dibattimento per la sua estradizione il 26 ottobre scorso. Alcuni di coloro che avevano assistito alle udienze in quel periodo hanno raccontato in effetti di un Assange visibilmente sofferente e che faticava anche solo a rimanere cosciente o seduto sulla propria sedia.

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coniarerivolta: La disuguaglianza è una scelta politica

coniarerivolta

La disuguaglianza è una scelta politica

di coniarerivolta

Il 7 dicembre scorso è stato rilasciato il World Inequality Report per il 2022, un rapporto che traccia il quadro della disuguaglianza di reddito e ricchezza a livello internazionale. La situazione che emerge è quella di un mondo caratterizzato da diseguaglianze feroci, sia tra Paesi che all’interno dei Paesi. In altre parole, le disparità di reddito e ricchezza sono forti e persistenti sia tra Nord e Sud del mondo, sia tra individui all’interno di ciascuna economia nazionale. Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo.

Partiamo da una prima fotografia globale, facendo tuttavia una preliminare distinzione. Con il termine ‘ricchezza’ intendiamo l’ammontare di risorse che, in un determinato momento, un soggetto possiede. Con il termine ‘reddito’ intendiamo invece l’ammontare di risorse che, in un preciso intervallo di tempo (generalmente, un anno), giunge nelle mani di un soggetto per effetto del proprio apporto al processo produttivo: un lavoratore, ad esempio, riceverà come reddito il salario derivante dal proprio lavoro; un capitalista riceverà il profitto derivante dalla propria attività d’impresa; il proprietario di un immobile locato percepirà come reddito i canoni di affitto dell’inquilino.

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Il Chimico Scettico: La variante “Fine di Mondo”

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La variante “Fine di Mondo”

di Il Chimico Scettico

Si cominciò con la variante inglese (che avrebbe dovuto sterminare i perfidi albionici). Poi ci furono quella sudafricana e quella brasiliana, e qua sarebbe oppurtuno fare un certo ragionamento, un ragionamento che in giro non ho mai letto.

Vi ricordate la prima ondata di COVID19? In Cina non sembrava proprio che colpisse prevalentemente gli anziani. In Iran stesso film. Ma da noi, se i dati di ISS fanno testo, il tasso di malattia grave e decessi negli under 65 fu bassissimo.

Con la variante brasiliana stessa storia: laggiù un disastro, in Europa no (e non e’che da noi non sia arrivata).

E Delta? In India sappiamo quel che è successo. Mi ricordo chi profetizzava la strage degli innocenti, quando sarebbe arrivata in occidente, ma non è andata precisamente così.

E oggi siamo a Omicron.

Nel diluvio di “forse” “si stima” “è possibile che” etc a Fauci è scappato che Omicron potrebbe provocare una patologia più leggera. Apriti cielo: i commenti indignati per quel condizionale si sono sprecati.

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Antonio Rei: Gli aghetti della bilancia

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Gli aghetti della bilancia

di Antonio Rei

In periodo d’aghi di pino, nella politica italiana è un pullulare di nanetti che si considerano aghi della bilancia. Ora per il Quirinale, domani per le politiche. Lo saranno davvero? Probabilmente no, ma l’inconsistenza dei grandi partiti permette ai lillipuziani di mettere in scena una commedia niente male. Del resto, definirsi “ago della bilancia” è da sempre il modo migliore per distrarre l’opinione pubblica dalla propria insignificanza.

In teoria, i numeri per risultare decisivi i partitini li avrebbero eccome, visto che – sommati – contano qualcosa come 110 parlamentari. Il problema è che sommarli non ha alcun senso, perché il campo politico di cui parliamo è tutto fuorché coeso. Le sigle in gioco sono una dozzina e le più importanti sono due Ego organizzati in forma pseudo-partitica. Il primo è Italia Viva, che ha smesso di fingersi di centrosinistra e pianta radici ogni giorno più profonde a destra (al Senato i renziani fanno gruppo col Psi, perché – ogni tanto è bene ricordarlo – in Italia i socialisti sono a destra). L’altro è Azione, che come simbolo ha la A degli Avengers e come leader Carlo Calenda. Di base, gli azionisti somigliano molto ai renziani, ma attraversano uno stadio evolutivo precedente: fanno ancora finta di dialogare con il Pd, anche se nel loro cuore vorrebbero interloquire solo con Confindustria.

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Fernanda Mazzoli: Un silenzio assordante

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Un silenzio assordante

di Fernanda Mazzoli

Un insegnante umiliato difficilmente potrà trasmettere agli studenti il coraggio delle proprie idee e l’amore per la verità che non è fattore normativo autoritario, ma intima coerenza tra vita e pensiero.

Dietro la troppo facile divisione tra sì vax e no vax, vero tributo al riduzionismo del pensiero ad opera del circo mediatico, quello che si sta delineando è un fenomeno gravissimo che riguarda le stesse strutture della politica: la messa a punto di una cittadinanza condizionata.

Lo svilimento dei docenti è una tessera importante di quel puzzle disegnato dalle riforme degli ultimi venticinque anni, tendenti a fare della scuola una formidabile fabbrica di consenso sociale.

Può darsi che io sia un soggetto in preda a credenze irrazionali, ma qualcosa non mi torna nelle misure messe in atto in ambito scolastico per arginare la pandemia da Covid 19.

Credevo di trovare, già a settembre, classi sdoppiate o meno affollate, mi aspettavo l’installazione in ogni aula di sanificatori d’aria, contavo su un raddoppiamento o almeno un incremento dei trasporti pubblici. È arrivata, invece, a dicembre la sospensione dall’insegnamento e dallo stipendio dei docenti e degli Ata che hanno scelto di non vaccinarsi.

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