[Sinistrainrete] Il Rovescio: Vaccini al popolo?

Al di là del titolo, ovviamente in linea col sensazionalismo che deve accompagnare tutta la narrazione pandemica, è uscito negli scorsi giorni un articolo piuttosto interessante sulla mancata vaccinazione di massa in Africa.

 

 

Il Rovescio: Vaccini al popolo?

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Vaccini al popolo?

di Il Rovescio

avorio 1536x1328Al di là del titolo, ovviamente in linea col sensazionalismo che deve accompagnare tutta la narrazione pandemica, è uscito negli scorsi giorni un articolo piuttosto interessante sulla mancata vaccinazione di massa in Africa (Quel miliardo di dosi in frigo che ha condannato l’Africa, “La Repubblica”, 28 novembre 2021). Se non crediamo che possa scuotere i militanti di sinistra più imbolsiti che si mobilitano contro i brevetti dei “vaccini” biotecnologici, può forse suggerire qualcosa a chi rischia di somigliargli.

Se si pensa al contesto africano, non è strano che le inoculazioni nel continente nero abbiano raggiunto a malapena il 6 per cento di quanti lo abitano. Con una popolazione mediamente molto giovane, e un’aspettativa di vita che arriva – quando va bene – a settant’anni, il Covid in Africa non si è quasi sentito. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, che si rifà ai dati dell’OMS, le vittime nel continente del morbo più mediatizzato della storia ammonterebbero a circa 135.000 persone (altre stime le danno a oltre 200.000). Difficile che numeri simili possano destare preoccupazione, su una popolazione di oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone. Non è perciò strano che le vaccinazioni contro una malattia che ammazza mediamente persone piuttosto anziane, in Africa non sfondino. Se poi si pensa che gli africani hanno ben altri problemi (tra malattie decisamente più pericolose, squadroni della morte o mancanza di acqua potabile, solo per dirne alcuni) la conclusione da banale si fa scontata, e non sarebbe lecito attendersi nulla di diverso: la stragrande maggioranza degli africani vive nell’indifferenza in materia di Covid.

A detta di “Repubblica” ci sarebbe però anche dell’altro. I cosiddetti “vaccini” si scontrerebbero in Africa con una forte diffidenza, dovuta, ça va sans dire, alla «disinformazione» e al «complottismo» disseminati dai social, che anche a quelle latitudini farebbero danni a una corretta informazione scientifica.

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Giandomenico Scarpelli: La ‘Ricetta senza ingredienti’

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La ‘Ricetta senza ingredienti’

Riflessioni sulla funzione di produzione e le risorse naturali in margine all’esame di economia di mia figlia

di Giandomenico Scarpelli

Autore di questo articolo in due puntate è Giandomenico Scarpelli. Un dirigente della Banca d’Italia nella quale si è occupato principalmente del collocamento dei titoli di Stato, delle operazioni di politica monetaria e di sistema dei pagamenti. Ha pubblicato, tra l’altro, La ricchezza delle emozioni. Economia e finanza nei capolavori della letteratura, (Carocci, 2015)]. A titolo personale si è sempre interessato di questioni ambientali, ed in particolare di economia ecologica, studiando in particolare l’opera di Nicholas Georgescu-Roegen e Herman E. Daly. N.B. Le opinioni espresse in questo articolo sono del tutto personali e non impegnano in alcun modo l’Istituto di appartenenza

ecosytem and economy«Un’assurdità, tuttavia, non cessa di essere un’assurdità quando si sono svelate le apparenze ingannevoli che la rendevano plausibile».
John Stuart Mill, Principi di economia politica (1848)

Premessa

Qualche tempo fa mia figlia mi ha chiesto di aiutarla a preparare l’esame universitario di economia politica. Ho accettato di buon grado sia per rendermi utile sia per rinfrescare qualche concetto offuscatosi nella mia mente a causa del tempo trascorso dai miei studi di teoria economica. In questa occasione ho “ripassato” la funzione di produzione e ho così rammentato le critiche che alcuni economisti eterodossi hanno rivolto a questo strumento analitico per la mancata o errata considerazione delle risorse naturali. In questo articolo cercherò di sintetizzare queste critiche e svolgerò alcune riflessioni personali sul tema.

 

La funzione di produzione tradizionale: sembra proprio che manchi qualcosa

Com’è noto la funzione di produzione nella sua formulazione corrente indica la quantità di prodotto che un’azienda può fabbricare utilizzando diverse quantità dei fattori di produzione, lavoro e capitale. Se pensiamo ad esempio ad una fucina, questo strumento analitico rappresenta il fatto intuitivo che più sono i fabbri che vi lavorano (il fattore lavoro) e più sono le incudini, i magli e gli altri attrezzi a loro disposizione (il fattore capitale), più oggetti di ferro e di altri metalli saranno prodotti (almeno fino ad un certo punto, oltre il quale i rendimenti dei fattori diventeranno decrescenti).

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Alba Vastano: Il pensiero critico e la rana di Chomsky

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Il pensiero critico e la rana di Chomsky

di Alba Vastano

“Ragionare significa tacitare le emozioni e gli impulsi per fare spazio alle idee, soprattutto,a una discussione ordinata che le analizzi e ne determini il valore, aprendo nuove strade alla nostra convivenza “ (Ermanno Bencivenga)

immagine 10Stiamo attraversando l’era delle catastrofi, alcune annunciate, altre imprevedibili. Dai cambiamenti climatici causa inquinamento da emissioni, alle migrazioni sempre più frequenti, provocate da guerre infinite, soprusi, terrore e violenze che stritolano la vita di poveri esseri umani, costretti a tentare l’incognito, anche a rischio di perderla la vita, ma con un barlume di speranza di viverne una migliore di là dal mare. La xenofobia radicata come un germe velenoso, ostile e cinico ad accogliere chi riesce a salvarsi dal mare. E poi la fame, solo in alcuni luoghi della Terra, mentre in altri luoghi il cibo sovrasta le nostre pinguedini. Nel 2050 si prevedono nove miliardi di persone sul Pianeta, ma le risorse naturali, aria acqua e cibo si avviano verso l’estinzione. E per chiudere questo triste elenco di catastrofi attempate è piombata sulla nostra vita una pandemia causata da un virus che ha stroncato milioni di persone.

Sulle cause di tutte queste catastrofi possiamo proclamarci incolpevoli? Non lo siamo. Le catastrofi accennate ce le siamo procurate tutte e gli effetti più devastanti avremmo potuto evitarle. Se non è possibile evitare uno tsunami, un terremoto, un’esondazione, sebbene se ne possano attutire per tempo gli effetti devastanti mettendo in sicurezza i territori, le altre catastrofi come: inquinamento, razzismo e disuguaglianze sì, possiamo evitarle. Abbiamo ancora qualche chance per allungare i tempi della fine delle risorse del Pianeta, ma dovremmo provare ad attivare sin da oggi una risorsa che appartiene ad ogni umano. Una risorsa che ci connota come privilegiati nella vita sul Pianeta, ma una risorsa che abbiamo da troppo tempo accantonato.

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Daniel Wedi Korbaria: La guerra di Joe Biden in Etiopia

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La guerra di Joe Biden in Etiopia

di Daniel Wedi Korbaria

“Quando un uomo con il fucile incontra uno con la pistola quello con la pistola è un uomo morto!” recitava la battuta di un film di Sergio Leone che, adattata a questa storia, si trasformerebbe in “quando un giornalista bianco incontra un professore nero…”

È incredibile come sia facile per un giornalista occidentale che voglia scrivere un articolo infame su qualche leader africano riuscire sempre a trovare un africano ben disposto a prestargli il suo volto nero di modo che non possa venire accusato di razzismo nonostante i toni troppo paternalistici! C’è sempre, per usare le parole di Malcolm X, il solito “negro da cortile” disposto a tradire i suoi fratelli rimasti nei campi di cotone. Ma quel che è peggio è che il giornalista lo trovi di alto rango, un po’ colto e con una cattedra accademica.

Il protagonista di questa storia è il Professor Uoldelul Chelati Dirar, professore associato di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Macerata che, in un’intervista a Panorama1 del 26 novembre 2021, mentre io mi trovavo ancora in Eritrea, racconta qualcosa di inverosimile sull’attuale situazione nel Corno d’Africa.

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Piero Bevilacqua: Un nuovo laboratorio politico?

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Un nuovo laboratorio politico?

di Piero Bevilacqua

Una riflessione politica in due tempi. Primo tempo. Nel recente Consiglio dei ministri, com’è noto, la proposta di Draghi di esentare dal taglio dell’Irpef i redditti al di sopra dei 75000 €, per un contributo di solidarietà alle fasce più basse, è stata respinta. Nonostante l’iniziativa partisse dall’auterovolissimo presidente del Consiglio, la destra ufficiale ha fatto muro insieme alla destra mascherata di Italia viva. Il Pd, il partito che la pubblica vulgata definisce (per pura inerzia) di sinistra, ha abbozzato.

Quando si tratta di redistribuire la ricchezza in Italia gran parte del ceto politico solleva al cielo gli scudi e non si passa. Basta tirare fuori lo spaventevole termine di patrimoniale e tutto si blocca. Quell’episodio tuttavia non è che un frammento della storia d’Italia degli ultimi 20 anni, nel quale si riassume la causa delle cause del declino italiano e la pietrificazione del sistema politico. La disuglianza sociale, alimentata e resa cronica dal sistema fiscale, non è solo un’espressione di ingiustizia, ma blocca e fa regredire l’intero apparato pubblico del paese.Mentre la ricchezza privata delle famiglie si accresce e permane la più elevata al mondo- come ricorda periodicamente la Banca d’Italia – il paese lesina risorse pubbliche alla scuola, all’Università, ai comuni, alla sanità, alla Pubblica Amministrazione, al territorio, al Mezzogiorno.

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Giorgio Cattaneo: Ma il PD vuole il male dell’Italia?

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Ma il PD vuole il male dell’Italia?

di Giorgio Cattaneo

Dico il PD ma potrei scrivere “l’establishment europeista”. Quest’ultimo ovviamente non si identifica totalmente con il PD, che però ne costituisce il nocciolo, il “nucleo duro”. Quindi scrivo PD, che è anche una comoda (in quanto sintetica) sigla identificativa.

Allora, la mia opinione non è che il PD voglia il male dell’Italia. Sono convinto che il PD sia composto da gente mediamente e prevalentemente per bene. Non da serial killer, non da sociopatici.

Semplicemente, il PD desidera il bene dell’Italia, ma lo desidera come obiettivo subordinato, non come obiettivo prioritario.

L’obiettivo prioritario è la cessione di poteri all’Unione Europea. Che ha il non sgradito effetto collaterale, beninteso, di garantire incarichi e carriere agli esponenti del PD (“non sgradito” da loro stessi, s’intende).

Un obiettivo subordinato non è un obiettivo di poca importanza. Ha solo il difetto di essere, inevitabilmente, messo da parte quando entra in conflitto con l’obiettivo prioritario.

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Fabio Vomiero: Ma che cosa significa per la scienza avere a che fare con i “sistemi complessi” ?

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Ma che cosa significa per la scienza avere a che fare con i “sistemi complessi” ?

di Fabio Vomiero

StickBombQui accanto una “stick bomb” fatta con degli stecchetti tipo quelli del gelato. Questo arnese ha un comportamento non lineare, tipico dei sistemi complessi. Dimostra che un sistema non deve necessariamente essere complicato per essere complesso. (UB)

Che si stesse vivendo un periodo di grande fermento e fecondità nell’ambito di tutta quella ricerca scientifica che si occupa principalmente dello studio della cosiddetta “complessità”, era cosa abbastanza nota ed evidente già da tempo, tanto che il Nobel per la fisica assegnato a Giorgio Parisi per i suoi studi sui vetri di spin e su altri sistemi complessi e agli altri due fisici dell’atmosfera per le loro ricerche sulla modellistica del clima, non costituisce affatto una sorpresa.

E’ oramai da qualche decina d’anni, infatti, che anche la scienza, così come tutte le attività umane, si è venuta a trovare nel mezzo di un rapido processo di evoluzione e di maturazione che l’ha portata ad essere oggi un qualcosa di molto diverso da quello che era soltanto qualche anno o secolo fa, avendo spostato gradualmente il proprio interesse dallo studio dei sistemi fisici classici (meccanica, termodinamica, elettromagnetismo) allo studio dei sistemi appunto complessi che riguardano più concretamente la vita di tutti i giorni, ecosistemi, sistemi biologici, sociali ed economici, clima, per esempio.

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Maurizio Brotini: La crepa nel muro

lafionda

La crepa nel muro

di Maurizio Brotini

Il solo annuncio da parte di Cgil e Uil dello sciopero generale di 8 ore da farsi il 16 dicembre con manifestazioni a Roma, Milano, Bari, Palermo e Cagliari ha scatenato conservatori e reazionari di ogni risma.

“Non si disturbi il santo natale degli acquisti”, “ma c’è la pandemia signora mia”, “ma come, adesso che c’è la ripresa”, “attività antipatriottica” ,“sabotatori”, l’”irritazione” di Draghi, “stupito” per giunta, la Commissione contro il diritto di sciopero che dice non si può scioperare, perché verrebbe meno “l’oggettiva rarefazione” degli scioperi medesimi.

Il PD ed i suoi dirigenti, quelli “di sinistra”, in ambasce, gli altri schierati con la Cisl.

Ma cosa ci dice questa risposta scomposta se non del ruolo politico che ancora hanno le mobilitazioni e uno strumento antico come lo sciopero?

Così assordante era stata la grancassa sulla scomparsa della classe operaia e dei lavoratori che in molti ci avevano creduto.

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Sergio Cesaratto: Quei sussidi italiani alla Germania

politicaecon

Quei sussidi italiani alla Germania

di Sergio Cesaratto

sussidi italia germaniaL’Italia ha pagato certe sciagurate politiche della BCE – influenzate da Berlino, potenza dominante in Europa – con decine di punti di debito/PIL in più e trovandosi ancor più povera, mentre la Germania simmetricamente ci guadagnava.

* * * *

Già nella prima edizione delle Sei lezioni di economia denunciavo l’enorme risparmio nella spesa per interessi che il governo tedesco lucrava dalla fuga di capitali dai titoli di stato italiani verso quelli tedeschi, considerati più sicuri.[1] Un istituto tedesco aveva all’epoca quantificato tale risparmio in 100 miliardi di euro. Nell’edizione inglese del 2020 citavo l’autorevole membro tedesco del consiglio esecutivo della BCE, Isabel Schnabel che quantificava nel febbraio 2020 i risparmi di spesa per Berlino in 400 miliardi di euro dal 2017. Questo non solo, naturalmente, in seguito alla fuga dai titoli italiani, che si era progressivamente calmata dal celebre intervento di Draghi del 2012, ma soprattutto per le misure di acquisto di titoli pubblici avviata dalla BCE dal marzo 2015. Questi acquisti erano soprattutto indirizzati a mettere in sicurezza i titoli ad alto debito, come quelli italiani. Ma poiché la BCE deve agire erga omnes, ad avvantaggiarsene furono, ancora una volta, anche i titoli tedeschi. Insomma, vantaggi dalle disgrazie altrui, magari non espressamente cercati, ma comunque evidenti. Disgrazie nei confronti delle quali non si è però innocenti, se è vero che Berlino è stata la principale ispiratrice delle disgraziate politiche fiscali e dell’inazione della BCE sino alla Presidenza Draghi nel 2011, ma nei fatti anche oltre continuando a frenare l’azione della banca centrale.

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Michael Roberts: Il tasso di profitto degli Stati Uniti nel 2020

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Il tasso di profitto degli Stati Uniti nel 2020

di Michael Roberts

falling pricesAncora una volta, è arrivato il momento di guardare cosa sta succedendo al tasso di profitto sul capitale negli Stati Uniti. Lo faccio ogni anno e i dati ufficiali degli Stati Uniti, per misurare il tasso di profitto fino al 2020 compreso, l’anno del COVID, sono ora disponibili. Come ho già detto, ci sono molti modi per misurare il tasso di profitto (per i vari modi, vedi http://pinguet.free.fr/basu2012.pdf) “alla Marx“. Io preferisco misurare il tasso di profitto guardando il plusvalore totale prodotto in un’economia rispetto al capitale privato totale impiegato nella produzione; per avvicinarsi il più possibile alla formula originale di Marx di s/C+v, dove s = surplus; C = capitale costante; che dovrebbe includere sia il capitale fisso (macchinari ecc.) che quello circolante (materie prime e componenti intermedi); e dove v = salari, o costi dei dipendenti. I miei calcoli possono essere replicati e controllati facendo riferimento a un eccellente manuale che spiega il mio metodo, gentilmente compilato da Anders Axelsson dalla Svezia, e che si può leggere qui.

Definisco il mio calcolo come una misura di «tutta l’economia», in quanto per calcolare il plusvalore si basa sul reddito nazionale totale, una volta tolto il deprezzamento e retribuzione dei dipendenti; sulle proprietà fisse private non residenziali nette, per il capitale costante (e questo esclude le abitazioni e i beni immobili); e sulla retribuzione dei dipendenti, per il capitale variabile. Ma come detto sopra, il tasso di profitto può essere misurato solo sul capitale aziendale, o vale a dire, solo sul settore non finanziario del capitale aziendale. I profitti possono essere misurati sia prima che dopo la tassazione; mentre la parte fissa del capitale costante può essere misurata sia sulla base del «costo storico» (ossia, il costo originale di acquisto) che su quella del «costo attuale» (quanto vale ora, o quanto costerebbe sostituire il bene ora).

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Sebastiano Isaia: Come stabilizzare lo stato di emergenza facendo di esso la “nuova normalità”

sebastianoisaia

Come stabilizzare lo stato di emergenza facendo di esso la “nuova normalità”

di Sebastiano Isaia

covid7643Nell’articolo pubblicato ieri Angelo Panebianco si poneva il problema di come stabilizzare (eterizzare?) nel modo migliore possibile (cioè senza creare eccessive e laceranti tensioni nel tessuto sociale e in quello istituzionale del Paese) l’attuale stato di emergenza. In una forma più cauta e “centrista” (qualcuno potrebbe anche dire “cerchiobottista”) Panebianco riprende i temi svolti più criticamente e “sinistramente” in questi mesi da intellettuali come Giorgio Agamben e Massimo Cacciari, accusati dall’opinione “mainstream” di portare acqua al mulino di complottisti e No Vax, di essere dei “cattivi maestri”, insomma di nuotare contro gli interessi generali del Paese – magari!

Scrive Panebianco (mi scuso in anticipo per la lunghezza della citazione): «Si comincia a prendere atto che l’eccezione potrebbe diventare regola, che saremo comunque minacciati a lungodal Covid. Quindi dobbiamo chiederci come tutelare il più possibile il sistema delle libertà nel medio-lungo termine senza compromettere la nostra capacità di impedire una nuova diffusione del virus. […] Che succede se la minaccia alla vita delle persone non scompare rapidamente, se la condizione di pericolo che all’inizio appariva come un fatto contingente, presto superabile, diventa permanente o tale da accompagnare l’esistenza di quelle democrazie per molto tempo? Come impedire che, nel lungo periodo, quella condizione di pericolo finisca per minacciare sul serio le libertà dei cittadini? Nelle situazioni di emergenza, si tratti di guerre, catastrofi naturali, pandemie, vengono presi, necessariamente, provvedimenti che implicano – talvolta in misura minima, talvolta più estesa – restrizioni della libertà personale.

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commissione università del FGC: PNRR e alloggi universitari: anche il diritto allo studio diventa occasione di profitto

senzatregua

PNRR e alloggi universitari: anche il diritto allo studio diventa occasione di profitto

A cura della commissione università del FGC

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è il piano del Governo Draghi, diviso in sei missioni, relativo all’utilizzo dei fondi stanziati dall’Unione Europea tramite il Next Generation EU. Tra investimento di fondi pubblici per internazionalizzazioni, transizione ecologica e transizione verso l’industria 4.0 possiamo vedere come i principali beneficiari di questo piano siano le imprese private. Stiamo parlando di un vero e proprio investimento pubblico, nel bel mezzo della crisi dovuta alla pandemia del Covid-19, fatto su misura per i padroni. È in questa logica, quella di un piano utile all’interesse padronale, che bisogna inquadrare il PNRR.

In particolare, la missione 4 riguarda l’istruzione, l’Università e la Ricerca. Essa ha in ballo 30 miliardi di euro di fondi solo per il 2021, una cifra sostanziosa che le imprese non vedono l’ora di accaparrarsi, esattamente come con tutte le altre voci. C’è in particolare un settore che può stuzzicare il loro interesse però, e si trova nella Riforma 1.7 all’interno della missione in questione: essa prende in considerazione gli alloggi universitari, con l’obiettivo dichiarato da parte del governo di triplicare il numero di posti alloggio esistenti portandoli da 40mila a oltre 100mila entro il 2026. L’intento potrebbe sembrare nobile e funzionale al diritto allo studio, ma non è così.

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Alessandro Di Battista: “Si aspetta la morte di Assange per fare l’elogio di un defunto che non può più nuocere ai potenti”

lantidiplomatico

“Si aspetta la morte di Assange per fare l’elogio di un defunto che non può più nuocere ai potenti”

di Alessandro Di Battista

Quest’uomo, da quasi 10 anni, non vede la luce del sole. Pensateci un istante. Pensate a dove eravate 10 anni fa e a cosa stavate facendo. Ebbene da allora Assange non ha più libertà. A volte mi stupisco che sia ancora vivo. Giorni fa ha avuto un ictus (per fortuna lieve) dovuto alle disumane condizioni di vita oltre che al dolore per essere in prigione senza aver commesso alcun delitto.

Assange non ha ammazzato nessuno. Semmai ha mostrato gli assassinii commessi in nome della democrazia. Assange non ha corrotto nessuno. Semmai ha svelato casi di corruzione internazionale. Assange non ha preso i nostri soldi, semmai ci ha mostrato dove miliardi e miliardi delle nostre tasse siano finiti: nelle guerre senza fine. Come quella in Afghanistan. Guerre nate non per esser vinte ma solo per esser combattute decenni interi per la gioia dei produttori di armi. Eppure Assange è in carcere. E temo ci morirà in carcere. Se ciò dovesse avvenire i principali responsabili saranno i giornalisti silenti. Gli ignavi della carta stampata. Gli editorialisti incapaci di abbandonare la loro comfort zone. Sono loro i più grandi sicari della libertà di stampa. Più dei politici, più dei potenti, più della CIA, più del Pentagono. Sono loro i più grandi traditori di Assange.

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Savino Balzano: Due nuovi protocolli sullo smart working: va peggio ai lavoratori del settore privato

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Due nuovi protocolli sullo smart working: va peggio ai lavoratori del settore privato

di Savino Balzano

A brevissima distanza l’uno dall’altro sono stati varati due importanti documenti in materia di smart working. Il primo riguarda la declinazione del lavoro agile nella pubblica amministrazione: Schema di Linee guida in materia di lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche, ai sensi dell’articolo 1, comma 6, del decreto del Ministro per la pubblica amministrazione recante modalità organizzative per il rientro in presenza dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni(30 novembre 2021).Il secondo riguarda il settore privato: Protocollo nazionale di lavoro in modalità agile (7 dicembre 2021).

Per quanto entrambi i documenti presentino dei punti deboli decisamente evidenti, nondimeno i contenuti sono differenti e uno dei due risultati è marcatamente peggiore dell’altro.

Vi risparmio la disamina di apertura di entrambi i testi: la solita cascata di retorica secondo cui il mondo è cambiato, la crisi sanitaria ci ha dimostrato come certe cose siano possibili e necessarie, i cambiamenti (imminenti e ovviamente ineluttabili) ci renderanno tutti migliori e felici.

Andiamo al dunque.

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Paolo Bellavite: Studio sull’importanza della terapia precoce di COVID-19

sfero

Studio sull’importanza della terapia precoce di COVID-19

di Paolo Bellavite

Ho avuto il piacere di collaborare con un team di ricercatori capitanato dal prof. Serafino Fazio in uno studio retrospettivo sulla cura domiciliare del COVID-19, di cui qui riferisco in sommi capi i contenuti e i risultati.

Lo studio è stato pubblicato in anteprima l’8 dicembre 2021 dalla rivista peer-review “Medical Science Monitor” col titolo Retrospective Study of Outcomes and Hospitalization Rates of Patients in Italy with a Confirmed Diagnosis of Early COVID-19 and Treated at Home Within 3 Days or After 3 Days of Symptom Onset with Prescribed and NonPrescribed Treatments Between November 2020 and August 2021 (Studio retrospettivo sugli esiti e sui tassi di ospedalizzazione di pazienti in Italia con diagnosi confermata di COVID-19 precoce e trattati a casa entro 3 giorni o dopo 3 giorni dall’insorgenza dei sintomi con farmaci di prescrizione e non di prescrizione tra novembre 2020 e agosto 2021).

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