[Sinistrainrete] I “fatti di Aigues-Mortes” tra nazionalismo e socialismo

Marco Riformetti: I “fatti di Aigues-Mortes” tra nazionalismo e socialismo

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I “fatti di Aigues-Mortes” tra nazionalismo e socialismo

di Marco Riformetti

pogrom italianiIl presente contributo prende spunto da un’opera che lo studioso Enzo Barnabà ha dedicato ai cosiddetti “fatti di Aigues-Mortes” del 1893 (Barnaba [1994], Barnaba [2009]) che consistettero nel linciaggio di una decina di operai italiani emigrati in Francia. Si tratta di fatti abbastanza noti che al tempo ebbero vasta eco (almeno in Italia) ed il cui studio è certamente utile anche per sviluppare una riflessione sull’attualità e sulle conseguenze del nazionalismo.

 

Il contesto e i fatti in breve

Francia, fine ‘800. L’emigrazione italiana costituisce il 24% dell’intera emigrazione in Francia e circa lo 0,7% dell’intera popolazione presente sul suolo francese [1]. Gli italiani, come accade normalmente a tutte le comunità immigrate, sono concentrati in alcune aree del paese come il Midi – il Mezzogiorno – e il confine orientale.

L’emigrazione italiana in Francia è per la gran parte stagionale ed è alimentata da contadini che sono stati espulsi dalla ristrutturazione delle campagne del Nord Italia, ma non sono stati integrati nello sviluppo industriale. Sono giovani disposti per necessità a spostarsi da un luogo ad un altro e da un mestiere ad un altro, accettando spesso salari più bassi [2], vivendo in baracche e spezzandosi la schiena con giornate lavorative massacranti senza opporre che una scarsa resistenza alle richieste padronali; per questa ragione vengono spesso accusati di essere un fattore di indebolimento del movimento operaio autoctono.

In questo contesto lo sviluppo della solidarietà tra lavoratori francesi e lavoratori italiani è molto difficile ed ha buon gioco la propaganda nazionalista nel cercare di spingere i lavoratori francesi contro i lavoratori italiani e più in generale la Francia contro l’Italia, rea di aver sottoscritto un patto con Germania e Austria dalla chiara matrice anti-francese, la cosiddetta Triplice Alleanza.

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Carlo Clericetti: Come cambiare le regole europee

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Come cambiare le regole europee

di Carlo Clericetti

L’Ue ha aperto una consultazione pubblica sulla riforma, a cui tutti possono partecipare. La formulazione delle domande non depone a favore di un cambio di mentalità: eppure le ultime due crisi hanno mostrato che è proprio questo che serve. Alcune proposte per far tesoro delle lezioni del passato

hugeulL’Unione europea ha aperto una consultazione pubblica sulla riforma delle regole che si è data da Maastricht in poi. Con la pandemia sono state sospese e così resteranno anche nel 2022, ma nel 2023 si prevede di riattivarle. Non esattamente le stesse: anche se c’è ancora chi vorrebbe rispristinarle tali e quali – e questo la dice lunga sulla capacità di comprensione delle dinamiche economiche di una parte della cosiddetta “classe dirigente” – la maggioranza ha finalmente capito che quelle regole hanno funzionato male, per usare un gentile eufemismo. Se poi vogliamo dirla più chiaramente, alcune di esse sono demenziali e gli economisti che le hanno inventate – e magari ancora le sostengono – dovrebbero quantomeno ammettere pubblicamente l’errore, come qualcuno ha fatto.

Chiunque può partecipare alla consultazione, fino a fine anno, collegandosi a questo link. Una grande iniziativa di democrazia teorica. Per considerarla effettiva, bisognerebbe sapere chi leggerà quelle proposte (sempre che qualcuno le legga) e se sarà data la stessa attenzione a chi, tra le qualifiche tra cui scegliere, si definisce “cittadino europeo” o invece “banca centrale”.

Si deve rispondere a 11 punti, ognuno dei quali si conclude con una domanda. Ma la maggior parte potrebbe essere semplicemente accorpata al primo punto, la cui domanda finale esprime lo spirito con cui si affronta questa riforma e definisce l’orizzonte entro cui si muove chi ha preparato il questionario, che evidentemente nemmeno concepisce che si possa pensare a qualcosa di diverso. La domanda è: “Come si può migliorare il quadro di riferimento per garantire finanze pubbliche sostenibili in tutti gli Stati membri e per aiutare a eliminare gli squilibri macroeconomici esistenti ed evitare che ne insorgano di nuovi”?

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Fernanda Mazzoli: Catastrofismo. Amministrazione del disastro e sottomissione sostenibile

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Catastrofismo. Amministrazione del disastro e sottomissione sostenibile

di Fernanda Mazzoli

Tutta la vita della società industriale divenuta globale si annuncia ormai come un’immensa accumulazione di catastrofi

Ci sono libri la cui qualità ed importanza – in termini di capacità di leggere la realtà con lenti lucide ed originali, offrendo al lettore una visione delle cose che rovescia i capisaldi delle opinioni correnti – sono inversamente proporzionali alla loro notorietà e diffusione. Paradosso solo apparente e piuttosto scontato di un mercato editoriale che misura la qualità in base al presenzialismo mediatico degli autori e all’adeguamento al pensiero dominante che, di questi tempi, veste progressista e fa l’occhiolino al bene comune, il quale, per una svista della logica e della storia, è andato a cacciarsi sotto l’ombrello protettore dei miliardari filantropi, dei finanzieri divenuti salvatori della patria e dei grands commis ai vertici degli organismi internazionali. Così, un libro poco conosciuto e ancor meno citato come quello scritto a quattro mani da René Riesel e da Jaime Semprun, Catastrophisme, administration du désastre et soumission durable,1 dovrebbe, invece, essere uno dei testi di riferimento ineludibili per chiunque voglia comprendere il presente – tra minacce di catastrofe sanitaria e ricorso ad un’emergenza divenuta ordinaria amministrazione – senza piegarsi sotto le forche caudine dell’informazione di regime, della narrazione mainstreem e delle troppo facili semplificazioni offerte dagli adepti delle teorie complottiste.

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Maria Morigi: Capire la Cina, una recensione all’ultimo libro di Adriano Màdaro

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Capire la Cina, una recensione all’ultimo libro di Adriano Màdaro

di Maria Morigi

Premetto che conosco abbastanza la Cina, ne ho studiato e scritto, ma in questo momento sento urgente il bisogno di resistere alla dilagante propaganda anti-cinese e di contrastare le ben armate schiere atlantiste, composte da esportatori di democrazia: incredibili personaggi mentitori di professione e volonterosi ‘diritto-umanisti’ che mai hanno messo piede in Cina. E allora aderisco al partito minoritario d’opinione “Fermate il soldato Rampini”, perché non mi diverte affatto girare per canali televisivi o social che propongono con insistenza la terrificante immagine di una Cina nemica e antagonista, pronta ad impossessarsi del potere mondiale. In realtà, la lettura di Capire la Cina può essere un valido aiuto per chi desidera conoscere e avvicinarsi a quel grande Paese, senza idee pre-confezionate e pre-giudizi.

Al mio primo viaggio in Cina del 2009 non avevo aspettative né preconcetti ma qualche idea perfettibile e migliorabile. Ciò mi ha consentito di ‘esplorare’ e non confondere opinioni personali e realtà. Mi riconosco così nell’obiettività di Adriano Màdaro nel descrivere le differenze di civiltà, e ho potuto verificare anche i miei limiti di comprensione.

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Claudio Conti – Guido Salerno Aletta: Si balla sul barile, occhio all’equilibrio…

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Si balla sul barile, occhio all’equilibrio…

di Claudio Conti – Guido Salerno Aletta

Si fa presto a dire “transizione ecologica”… Ma tra il dire e il fare non basta mettere qualche “comunicatore certificato” (un giornalista mainstream, insomma), perché la realtà geofisica e “il mercato” dominato da interessi privati non obbediscono ai “buoni propositi”.

La questione energetica è il cuore di quella ecologica, per un sistema industriale basato da oltre due secoli sull’uso di fonti fossili altamente inquinanti (carbone, petrolio, gas). “Cuore” in senso fisiologico, perché per fare il “trapianto” verso un sistema fondato invece su energie rinnovabili servono molte cose che non ci sono. Alcune perché proprio non esistono ancora, altre che vengono semplicemente ignorate o addirittura combattute per interessi economici privati.

Rientrano nella prima categoria molte “fonti alternative”, che possiamo distinguere in “fintamente greeen” – come l’idrogeno, che va prodotto e non può essere “estratto” – e “insufficienti” (per esempio l’idroelettrico). La quantità di energia ricavata al momento da fonti fossili è tale da non poter essere sostituita in tempi rapidi da altre fonti indisponibili nelle stesse dimensioni.

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Davide Simone e Francesca Capelli: I cannibali, le politiche d’emergenza e la Finestra di Overton

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I cannibali, le politiche d’emergenza e la Finestra di Overton

di Davide Simone e Francesca Capelli

Come si arriva al Male Assoluto? A piccoli passi. Le riflessioni che vi proponiamo sono legate alla teoria della Finestra di Overton (forse a sua volta ispirato dalla famosa storiella della rana bollita) che mostra come sarebbe possibile manipolare l’opinione pubblica per farle non solo accettare, ma anche sostenere e difendere, qualsiasi idea, pur se una volta ritenuta esecrabile e intollerabile. Con una piccola premessa: il concetto di Male Assoluto può avere due significati. Quello di male infinito, che non ammette limitazioni, costrizioni relativamente a se stesso e alle condizioni in cui si esercita. Ma l’etimologia latina ab solutum indica anche l’idea di un male sciolto da qualsiasi referente oggettivo. Non c’è un vantaggio pratico nell’applicarlo nell’esercizio quotidiano (qual era il vantaggio per il tedesco medio nello sterminio di milioni di ebrei? Cosa toglie agli eterosessuali il fatto che le coppie gay possano sposarsi?) e solo la sospensione del pensiero può consentirlo. Proprio perché, come dice Hannah Arendt, il pensiero non ha a che vedere con la conoscenza, ma con la capacità di distinguere il bene dal male. Scegliendo il primo.

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Giorgio Gattei: Sraffa sul pianeta Marx. Cronache marXZiane n. 6

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Sraffa sul pianeta Marx. Cronache marXZiane n. 6

di Giorgio Gattei

32082319 1762823683756903 662736487682408448 o 1114x5571. Piero Sraffa (1898-1983) è stato certamente l’astronomo più chiacchierato (a favore o contro) della seconda metà del Novecento. Educato alla migliore ortodossia astronomia geocentrica, ne aveva subito compreso le manchevolezze, considerando che sul pianeta Marx non può certo valere quella “sovranità del consumatore” tanto decantata dai suoi insegnanti: ma quando mai se i prezzi vengono imposti dalle imprese sulla base dei costi di produzione e i clienti li subiscono a colpi di pubblicità? Lui non era propriamente un marxziano, ma preferiva immaginarsi come un «uomo venuto dalla luna» che, sulla base delle merci consumate e prodotte, sarebbe stato capace di «dedurre a quali prezzi le merci possono essere vendute se il tasso di profitto dev’essere uniforme e il processo di produzione deve essere ripetuto. Le condizioni dello scambio sono interamente determinate dalle condizioni della produzione». Ed è stato sulla base di questo convincimento che egli si era rivolto, per lo studio di quel nuovo pianeta comparso nella costellazione dell’Economia che poi si sarebbe chiamato “pianeta Marx”, agli astronomi “classici” come l’Adam Smith della Ricchezza delle stelle o il David Ricardo dei Principi di economia celeste per finire, come d’obbligo, alla “mappatura integrale” che ne aveva proposto l’astronomo indipendente Karl Marx in Il pianeta. Critica della astronomia politica dandogli così il proprio nome. Tuttavia Marx l’aveva osservato soltanto al telescopio (che allora erano pure difettosi), così che all’esame in quella “mappa” per Sraffa c’era fin troppa “metafisica”, le distanze chilometriche calcolate non erano precise se non addirittura errate e c’erano pure larghi spazi bianchi sui quali si sarebbe potuto scrivere, alla maniera dei cartografi antichi, “Hic sunt leones”.

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Andrew Ross: Dimissioni o rifiuto? Il nuovo veto del lavoro

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Dimissioni o rifiuto? Il nuovo veto del lavoro

di Andrew Ross*

Articolo di Andrew Ross sulla “grande fuga” dal lavoro negli Usa

hiring 0Un nuovo spettro perseguita i paesi ricchi: lo spettro di un’acuta carenza di manodopera.

Sulla scia della pandemia, in tutta Europa e Nord America i datori di lavoro si stanno strappando i capelli per trovare i lavoratori di cui hanno disperatamente bisogno. Reclutarli e tenerseli stretti, dicono, è più difficile tra i blue-collar e nei lavori manuali dei servizi.

Da un lato, non c’è nulla di nuovo in questa dinamica. Gli imprenditori da sempre si lamentano quando non riescono a occupare mansioni per i quali offrono salari inferiori agli standard (accettabili). Il problema è tipicamente la paga insufficiente, e non la scarsa offerta di lavoro, e quindi ci aspetteremmo di vedere questa “carenza” risolta quando i salari offerti saranno aumentati. Nel caso più recente, tuttavia, non abbiamo osservato il tipo di crescita salariale sostanziale che di solito si verifica per rimediare al problema. La sua assenza indica che non si tratta di una carenza classica. Né c’è un grande divario tra le offerte di lavoro e il numero di coloro che, secondo i dati ufficiali, stanno cercando un impiego. Semmai, questi ultimi sono di più, dato che i sondaggi ufficiali sottovalutano abitualmente i disoccupati nell’ordine dei milioni.

Quindi sta succedendo qualcos’altro.

Una delle interpretazioni più diffuse a spiegare la carenza di manodopera negli Stati Uniti riguarda le donne uscite in massa dal lavoro durante la pandemia, le quali non sarebbero tornate ai propri impieghi a causa della mancanza di assistenza a prezzi accessibili per i propri figli. Ci sono, tuttavia, poche prove a sostegno di questa tesi. Le donne con figli sono rientrate nella stessa percentuale di quelle senza.

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Carla Filosa, Gianfranco Pala e Francesco Schettino: Epidemia di sovrapproduzione

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Epidemia di sovrapproduzione

di Carla Filosa, Gianfranco Pala e Francesco Schettino

[Pubblichiamo di seguito un estratto della “Premessa” di Crisi globale. Il capitalismo e la strutturale epidemia di sovrapproduzione (Lad, 2021, pp. 210, € 15,00). Il volume affronta da un punto di vista teorico le moderne crisi capitalistiche con riferimento alle dinamiche valutarie transnazionali criticando gli approcci sottoconsumisti e neoclassici. In questo contesto gli autori mettono in discussione l’immagine dello shock pandemico come circostanza esterna alla dinamica dell’accumulazione, esplicitando le modalità con le quali tale evento viene utilizzato per comprimere quote di ricchezza sociale destinate alle classi lavoratrici.]

La “missione” del capitale, o più precisamente la necessità di sviluppare incessantemente le forze produttive che la storia sembra avere affidato a questo modo di produzione, presenta sempre più chiaramente l’insieme delle sue contraddizioni. L’allevamento intensivo di animali – come anche lo sfruttamento progressivo e senza remore delle risorse naturali senza ritegno a sconvolgere gli ecosistemi del pianeta – è dettato sicuramente dall’aumento della popolazione mondiale e dallo sviluppo sempre più veloce della molteplicità dei suoi bisogni, ma l’uso tecnologico e organizzativo di questo processo, dettato dal dominio delle cose, è dovuto al perseguimento del fine “miserabile” e contraddittorio della produzione di plusvalore, quale unico fine di questo sistema.

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Sandokan: Censis, chi spaventa chi?

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Censis, chi spaventa chi?

di Sandokan

“La società irrazionale”. Il CENSIS ha dato questo sorprendente titolo al suo ponderoso Rapporto annuale 2021. Nell’incipit del riepilogo, ad uso e consumo dei media, leggiamo infatti: “L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale”.

Un rapporto che merita di essere letto e studiato ritengo, perché, da punto di vista empirico e sociologico, getta un fascio di luce abbagliante sul declino in cui è rimasto intrappolato il capitalismo italiano da quando si è gettato nel vortice della globalizzazione neoliberista e, soprattutto, da quando si è inginocchiato ai piedi dell’euro-germania.

Il Rapporto segnala infatti che gli italiani sono non solo più poveri e scontenti, sono consapevoli che sarà sempre peggio:

«Per due terzi (il 66,2%) nel nostro Paese si viveva meglio in passato: è il segno di una corsa percepita verso il basso. Per il 51,2%, malgrado il robusto rimbalzo del Pil di quest’anno, non torneremo più alla crescita economica e al benessere del passato.

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Guy Van Stratten: Super green pass e controllo dei corpi

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Super green pass e controllo dei corpi

di Guy Van Stratten

“Il corpo è una realtà bio-politica; la medicina è una strategia bio-politica”

(M. Foucault)

In questo articolo cercheremo di proporre una lettura, il più possibile razionale e distaccata, delle dinamiche che stanno dietro all’introduzione del green pass e, più recentemente, del cosiddetto “super green pass”, introdotto in occasione delle festività natalizie, che tende a escludere chi non si è vaccinato da svariati spazi della vita civile e quotidiana. Per farlo, come altre volte, non possiamo che rifarci alla “cassetta degli attrezzi” offerta da Michel Foucault utilizzandola nel modo più ‘neutro’ possibile, senza forzare in alcun modo il pensiero dello studioso né cercare, a ogni costo, di adattarlo – se così si può dire – alla delicata situazione contemporanea. Le osservazioni che seguono, infatti, non pretendono di avere la verità in tasca né di dire, dall’alto di uno scranno: “Le cose stanno così”. Sono, invece, appunto, delle osservazioni che, utilizzando come guida il pensiero di Foucault, intendono sollevare delle domande e porsi in discussione nonché, naturalmente, offrirsi a qualsiasi critica.

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Michele Michelino: La scienza, la medicina, la giustizia sono neutrali?

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La scienza, la medicina, la giustizia sono neutrali?

di Michele Michelino*

La scienza, la medicina, la giustizia sono neutrali, al di sopra delle parti o al servizio del potere? Alcune semplici riflessioni

Il profitto è la molla, il fondamento e l’obiettivo di tutta la società capitalista. Per i borghesi, i padroni, il profitto viene prima di tutto, prima della salute e della vita del proletariato e delle masse popolari. Pagare gli scienziati, i tecnici, per ricerche finalizzate a realizzare il massimo profitto in ogni campo economico della società e una delle spese necessarie per il capitale.

Nello stesso tempo ostacolare, nascondere gli studi di scienziati indipendenti, senza conflitti d’interessi, sulla salute, sugli inquinanti e cancerogeni, sulle malattie, è da sempre l’obiettivo dei padroni delle industrie multinazionali e della società capitalista/imperialista.

La scienza e la medicina del capitale sono funzionali alle esigenze e agli interessi del sistema.

La storia dell’amianto e del cloruro di vinile monomero che tanti morti hanno causato, lo dimostrano.

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Salvatore Bravo: Scienza e referendum

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Scienza e referendum

di Salvatore Bravo

Il vaccino anticovid è stato il referendum vinto dalla scienza, così si esprime il Presidente della Repubblica italiana. L’esemplificazione è il male dei nostri giorni, il male non è profondo, solo il bene lo è precisava Hannah Arendt. I referendum notoriamente si vincono apponendo sulla scheda elettorale una croce sul sì o sul no, il vaccinarsi corrisponde al “sì”, il non vaccinarsi al “no”. Il referendum è stato vinto dalla scienza, perché il numero dei vaccinati si avvia verso il 90%. I passaggi sono semplici ed elementari e nella loro scheletrica evidenza si rendono spendibili per la propaganda. Il messaggio spot “arriva”, se reso astratto e ”depurato” dalle incrostazioni storiche e dai dubbi dialettici. Il referendum obiettivamente è stato vinto, ma la qualità della vittoria determina se il risultato è autentico. L’adesione alla vaccinazione è stata favorita dal greenpass e dal ricatto che notoriamente ha indotto la maggioranza della popolazione ad accalcarsi negli Hub vaccinali.

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