“L’eclisse di Conte apre nuovi scenari”

La scelta di Conte (e di Grillo) di entrare nella macchina da guerra del governo Draghi ha impedito, contro ogni illusione, di avere una capacità di condizionamento del quadro politico e della realizzazione dei programmi governativi. Tutta la sua azione in questi mesi è consistita in schermaglie per dimostrare l’indipendenza del suo movimento, ma nella sostanza c’è stata l’accettazione dello schema liberista di Draghi.

Anche Salvini ha percorso lo stesso iter, protestare per poi accettare, ma a noi, nel valutare la situazione, serve capire le conseguenze del comportamento di Conte e dei 5stelle e non le scelte della Lega che ha ceduto anche su ‘quota 100’ che doveva rappresentare la Pontida del Carroccio.

Sperare che alle prossime elezioni politiche Conte possa recuperare il terreno perduto è fuori da ogni possibilità, dal momento che tutti i provvedimenti del governo vanno nella direzione opposta alle esigenze di quello che è stato, o continua ad essere, l’elettorato 5stelle. Certo, il disagio dei grillini è forte, ma i loro rappresentanti al governo sono chiusi tra l’illusione di poter mediare per ottenere qualche risultato e l’alleanza con un PD reso più arrogante dal fatto che il sistema gli sta ridelegando un ruolo centrale per tenere a bada la deriva ‘sovranista’ che la vittoria elettorale della destra comporterebbe.

Quello che dovrebbe preoccuparci di più però nel cambiamento dello scenario politico, partito come si sa dal ‘golpe’ Mattarella-Draghi, è ciò che sta accadendo a livello dell’orientamento di massa. Il primo grosso segnale lo si è avuto con l’astensionismo alle recenti elezioni amministrative. Il superamento del livello del 50% da parte del non voto non può essere passato come pura disaffezione. Nel non voto c’è in realtà la consapevolezza che questo governo marcia nella direzione sbagliata e che grillini e leghisti hanno bloccato la spinta del 2018. Quella spinta, come si ricorderà, aveva due tendenze, quella populista di destra rappresentata da Salvini e quella dei 5stelle, più democratica ma non omogenea, come è dimostrato da varie diaspore parlamentari e da un travaso di voti anche verso la Lega.

Dopo la rottura con la Lega il governo Conte 2 sembrava però aver imboccato la strada di un modo di governare diverso e trovava consensi, ma il killeraggio di Renzi gli ha impedito di andare avanti e le ‘istituzioni’ hanno poi fatto il resto, assicurandosi che l’avvocato accettasse la realpolitik della nuova situazione. Ma quelli di Conte sono errori che si pagano e la sua ‘normalizzazione’ non si sta dimostrando una via d’uscita positiva, al contrario.

Nonostante questo però la crisi non è superata, anche se Draghi viene incensato un po’ da tutti e dobbiamo domandarci: in quale direzione sta marciando? Questo è il dato da cui partire per inquadrare l’evoluzione della situazione che, a nostro parere, non dà segnali di andare nella direzione giusta cioè di una risposta forte e di massa al liberismo. Le contraddizioni ci sono, ma le reazioni che si registrano portano segni negativi, come Berlusconi che punta alla presidenza e Fratelli d’Italia che diventa il primo partito.

A questo possiamo aggiungere un primo bilancio delle manifestazioni contro il green pass caratterizzate da non poche ambiguità, non solo per la presenza ostentata di organizzazioni neofasciste, ma anche e soprattutto perchè chi scendeva in piazza manifestava con le invocazioni alla libertà un disagio generalmente slegato dalle esigenze di affrontare lo scontro col governo sulle scelte liberiste e antipopolari, sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza, sul cuneo fiscale, sugli investimenti orientati a soddisfare le esigenze dei capitalisti interessati alla ripresa a prescindere, il tutto sullo sfondo di un atlantismo senza freni e di un europeismo alla tedesca. Da questo nascono le preoccupazioni su come si andrà configurando la situazione a breve, dall’elezione del presidente della Repubblica alle politiche del 2023 e su quali nuovi equilibri si andranno consolidando.

In questo scenario manca completamente ciò che darebbe il senso alla nostra prospettiva, una opposizione popolare e di massa al nuovo governo liberista. A parte alcune lotte di resistenza ai licenziamenti, non c’è stata finora una risposta adeguata dei lavoratori e delle lavoratrici alla politica di Draghi. Le mancate risposte sono dovute, come sappiamo, al blocco operato dai confederali col loro consociativismo politico (non si disturba il manovratore) ma anche al fatto che, nonostante si ripetano da decenni, ci troviamo di fronte ai soliti riti antagonisti che lasciano il tempo che trovano. Bisognerebbe invece lavorare di fantasia e invece di inventarsi scioperi virtuali creare le condizioni per un vero sciopero generale. Prima però bisogna convincere i lavoratori della sua necessità.

Aginform
5 novembre 2021

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