Fulvio Grimaldi: “Guerre di chiacchiera e guerre di morte”

L’Italia? All’oscuro — Da Byoblu, Mondocane sulla miccia mediorientale

 

 

Morti di cui non si deve parlare

Ci vogliono alcuni cambiamenti di un certo peso per evitare la morte. La morte della società in quanto tale da alcune migliaia di anni; quella mentale in quanto intelletto e libero arbitrio; la morte morale, nella totale inversione tra bene e male; la morte del linguaggio nella lacerazione del rapporto tra parola e realtà; la morte dell’unità umana e sociale di base, la famiglia, centro di solidarietà e riproduzione della specie. E tante altre morti a seguire. Tutte ben calcolate.

Per i cambiamenti, essendo passato quello tsunami che ha sradicato e reso impraticabile tutto, la prima urgenza è fare tornare l’uomo sociale a essere sociale; la politica a tornare ad essere libera determinazione del proprio bene da parte della collettività; le istituzioni dello Stato democratico e di diritto a riprendersi le proprie incombenze e prerogative, quale in primis la sovranità e la divisione dei poteri; la magistratura a tornare ad essere, da ventaglio di Cleopatra, a magistratura nel principio della legge uguale per tutti; il capo dello Stato a tornare a collocarsi super partes e ad essere il presidente di tutti gli italiani e non solo di quelli che ritengono di poter bastonare e sotterrare coloro che gli stanno sulla minchia.

E, a volere inserire un po’ di stravaganza, forse il primo su tutti i cambiamenti dovrebbe riguardare i cosiddetti “millenials”, gente che oggi va per le strade facendo da dazebao, un po’ ridicolo, del tutto inconsapevole, alle venefiche manipolazioni dei corrottissimi e astutissimi vecchiacci dell’anagrafe anteriore. Veri incapaci circonvenzionati. Ritroveranno il gusto storico e connaturato alle giovani generazioni di capire e buttare per aria il labirinto di mostri che costruiscono due generazioni su tre quando sono cresciute.

Circonvenzioni di minori

Dato il mestiere che pratico, quasi quasi dai tempi di Gabriele D’Annunzio e Pirandello, a me riguarda soprattutto la circonvenzione dei colleghi. I giornalisti che si sono lasciati incapacitare a fare giornalismo, cioè a riferire i fatti con verità e ad analizzarli con onestà. Oggi come oggi, soprattutto con assoluta indipendenza da interessi estranei all’informazione alla quale è interessata la collettività.

Questo predicozzo parrebbe sproporzionato per fare da accompagnamento a una rubrica televisiva di Byoblu su questioni internazionali e guerre e come introduzione a qualche integrazione. Lo pare e lo è. Tuttavia un piccolo nesso ce lo possiamo trovare. Perchè il legame tra una sollevazione in Costa d’Avorio, o tra le sanzioni al Venezuela, e l’ultima lenzuolata di liberalizzazioni di Draghi, o la sua terza dose, ci dovrebbe far capire un contesto nel quale tutti quanti siamo rotelle, o trattati da rotelle, di uno stesso ingranaggio.

Come eravamo….

Intanto c’è il dato incontrovertibile che un popolo è stato, per buona parte dell’Ottocento, partecipe e, nella Repubblica Romana, protagonista, di grandi moti rivoluzionari europei e poi, nel Novecento, ha fatto di meglio, ponendosi come attor giovane nel cuore di un conflitto mondiale tra dittature e pseudodemocrazie. Ha anche raschiato una sua particina nello scontro finale tra colonialismo e anticolonialismo. Così, nel decennio successivo alla seconda delle guerre mondiali, ha fatto di sè il rinnovatore globale della settima arte, la più importante per lo Spirito del Tempo.

Provinciale è bello

Tutto questo non è bastato perchè, messi al guinzaglio da nuovi e più implacabili padroni, i giornalisti di questo paese non accettassero di divenire cultori di casalinghe di Voghera, pruriginosi ammazzamenti, pensose elissi calcistiche, pannolini assorbenti di tossiche, ma adorabili, secrezioni d’oltre-Atlantico. Quanto a posizione, interesse, iniziativa, internazionali, ci siamo messi comodi, rivolti verso Bruxelles (UE e NATO) alla stregua dei musulmani quando s’incurvano verso la Mecca. L’orecchio sempre teso a chi ci sussurra.

La cosa ha un mandante e un senso. Con gli editori e direttori della nostra informazione al cui orecchio sussurrano, tenendoli per il bavero, entità infinitamente al di sopra di loro, guardare in basso e vicino nei nostri vicoli, o corsie, o alcove, o parrocchie, o taschini con pochette, o tribunali di varia obbedienza, per primo non ci rende edotti di che cosa di più grande siamo parte, o vittima, o complice in subordine. Per secondo, permette a lazzaroni di essere creduti per quello che ci fanno trattandoci da lazzaroni e, a volte, riuscendo perfino a renderci tali.

Come scamparla quando si sia convinti che La Stampa di Elkann e del suo amanuense, Massimo Giannini, sia un giornale e non una concessionaria; che il Corriere della Sera di Cairo e dello scriba Luciano Fontana sia il più autorevole giornale italiano e non l’house organ di Bilderberg; o che la Repubblica di Molinari e, ancora, di Elkann, non funzioni grazie ai segnali da remoto da Tel Aviv?

Un’informazione che salva dalla realtà

Il sistema globale dell’aggressione, come metodo di conduzione delle cose dell’umano e del mondo, vuole che noi si pensi che la minaccia mortale ci venga da un’influenza, forse – o anche no – potenziata, upgraded. Che l’immortalità di Milly Carlucci e degli zompatori stellari Sandra Milo, o Remo Remigi, possa estendersi anche a noi, se zompiamo con loro. E se c’è il sospetto che sul nostro tinello incomba un’apocalisse climatica e, prima o dopo, l’inverno nucleare dalla resa dei conti tra USA, Cina e Russia, basta il solito clic salvavita. Stavolta sul telecomando. E ci ritroviamo nella festosa atmosfera dei pipparoli al servizio altrui di Fabio Fazio.

Eppure nel mondo c’è la stampa rimasta stampa. Sempre col laccio, ma più lungo. Ci sono le voci che surfano sulla fragile libertà della rete (con Byoblu addirittura discesa sul digitale terrestre). E c’è perfino da noi, a dispetto dei draghi inceneritori, una specie di Robinson Crusoe: l’unico, dicesi unico, quotidiano su carta, brutto o bello che sia, che osi infilare bastoni di scienza e coscienza nelle ruote del rullo compressore official (“La Verità”). L’unico che si provi ad allungare lo sguardo oltre il filo spinato del pensiero unico fascisticamente corretto.

Dimenticavo, c’è anche l’occhiuto e rutilante Mario Giordano di Rete Quattro, canale Mediaset che, diversamente degli organi della “nuova normalità”, RAI (pubblica!) e La7 (sorosiana), mantiene la sapienza mercantile delle voci multiple.

Minacce, ma da dove?

Tutto questo pippone per suggerirvi una cosa. Anzichè a Glasgow, a vedere ballare con le lucciole ragazzetti che le prendono per stelle, girare la testa e guardare dall’altra parte, non solo metaforicamente. Da guardare molto attentamente c’è quanto vi racconta il “Mondocane” di cui al link in testa. Vi si racconta, come alle fiamme di bla bla bla che tutte le parti in finto conflitto hanno fatto ardere a Milano, Roma e Glasgow, andrebbero sostituite quelle che rischiano di incenerire definitivamente il paesaggio che ci troviamo di fronte, tra Marocco e Iran. E gli incendi di solito dilagano, più delle balle che le nascondono

Paesaggio dal quale per un bel po’ d’anni abbiamo tratto il conforto della nostra luce, dei nostri consumi dei nostri spostamenti e del nostro calore. E dovremmo farlo ancora per qualche tempo, almeno finchè pannelli fotovoltaici non avranno ricoperto quanto ci resta di campi di albicocche, pomodori e cereali, e i migranti non finiranno col fare gli slalom tra colonie di torri eoliche, per scampare alle nuove miniere di metalli per telefonini che desertificheranno definitivamente i loro territori. Così, anzichè essere attratti ad andare per stracci da noi, lo potranno fare a casa loro.

Ma tutto questo Greta non lo sa.

MEZZA LUNA SCIITA E MEZZA LUNA SUNNITA NEL CIELO NERO D’OCCIDENTE | Fulvio Grimaldi in MONDOCANE, Storie dal pianeta

 

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