I popoli indigeni si mobilitano per la COP26: “Senza di noi, non c’è soluzione alla crisi climatica”

Il movimento indigeno ha riunito la più grande delegazione di leader brasiliani nella storia delle conferenze sul clima per presentare la delimitazione delle terre indigene come una possibile soluzione al cambiamento climatico.

L’Unione dei Popoli Indigeni del Brasile (Apib), insieme a tutte le sue organizzazioni popolari, ha mobilitato la più grande delegazione di leader indigeni brasiliani nella storia delle Conferenze sul clima (COP26) per discutere le soluzioni alla crisi climatica. Più di 40 rappresentanti dei Popoli Indigeni saranno a Glasgow, Scozia, tra il 31 ottobre e il 12 novembre con la volontà di partecipare alla Conferenza e sensibilizzare il mondo sulla necessità di delimitare le Terre Indigene e proteggere i Popoli Indigeni per il bene del futuro del pianeta.

“Ci opponiamo a soluzioni false basate su innovazioni tecnologiche progettate dalla stessa logica di sviluppo e produttivista che causa il cambiamento climatico. Critichiamo le soluzioni che non considerano le popolazioni indigene e le comunità locali fondamentali per la tutela delle foreste e per la riduzione della deforestazione e degli incendi, né essenziali per garantire il raggiungimento dell’obiettivo prefissato di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi Celsius.,” afferma un estratto del messaggio dell’Apib ai leader mondiali, agli uomini d’affari e alle organizzazioni della società civile presenti alla COP26.

La delegazione indigena brasiliana alla conferenza denuncerà il genocidio e l’ecocidio indigeni in corso in Brasile, aggravati dalla pandemia di Covid-19 e dal progetto di sterminio del governo federale. Nella giornata internazionale dei popoli indigeni, il 9 agosto, l’Apib ha presentato una denuncia senza precedenti al Tribunale Penale Internazionale (ICC) per denunciare il governo di Bolsonaro per genocidio.

“La difesa dei nostri biomi ci è costata la morte di milioni di nostri cari. Il genocidio dei nativi, la persecuzione dei difensori dei territori e l’occupazione illegale delle nostre terre, sono il crimine maggiore e più diffuso che l’umanità abbia perpetrato nel corso della sua storia. Si tratta di un crimine continuo e attuale, che denunciamo in tutte le sedi che ci ospitano”, sottolinea la delegazione nel suo messaggio.

Secondo l’organizzazione della delegazione, questa è la più grande delegazione di leader indigeni brasiliani nella storia della COP. L’Apib partecipa alla conferenza fin dal 2014 e ha mobilitato, nel 2019, un gruppo di 18 persone per l’ultima COP, che fino ad allora è stata la più grande partecipazione di leader alla conferenza. In questo contesto della pandemia di Covid-19, che ha colpito miliardi di persone, le popolazioni indigene ribadiscono la necessità di rispettare la biodiversità presente nei territori indigeni.

Per la delegazione indigena, l’attuale politica del governo federale è dannosa per l’ambiente, il clima e le comunità tradizionali. L’Apib e le sue organizzazioni indigene hanno costantemente denunciato le invasioni dei territori, la contaminazione di fiumi e sorgenti con pesticidi e mercurio, la dilagante deforestazione della foresta amazzonica, del Cerrado e delle paludi del Pantanal. Secondo l’organizzazione, nonostante questo scenario, i fondi economici continuano a sostenere economicamente la sfrenata avidità che distrugge il pianeta.

Pur essendo responsabili della tutela della maggior parte del patrimonio forestale globale e, di conseguenza, della capacità di immagazzinare oltre 293 gigatonnellate di carbonio, un terzo delle terre indigene e comunitarie di 64 paesi è minacciato dalla mancanza di diritti in materia di ordinamento fondiario.

Il Brasile, che in origine era tutto territorio indigeno, oggi mantiene solo il 13,8% del territorio nazionale per il suo popolo natio. E questa porzione di territorio è stata la parte meglio conservata durante gli ultimi 35 anni, costituendo meno dell’1% dei territori deforestati in Brasile nel periodo, secondo i dati di Mapbiomas. Questa percentuale non corrisponde all’intera estensione delle foreste protette dai popoli indigeni e, secondo l’Apib, oltre all’arresto nella demarcazione delle terre indigene, i territori tradizionali già delimitati sono fortemente minacciati dal punto di vista legislativo, nel tentativo incostituzionale di negare la tradizionale presenza delle popolazioni indigene nel paese e l’occupazione delle loro terre molto prima della formazione dello stato brasiliano.

“Stiamo andando a Glasgow per consapevolizzare il mondo e questa volta ancora più seriamente: l’umanità sta portando il destino di tutti noi al caos e alla morte! La nostra Madre Terra è esausta. Il futuro del pianeta e delle specie che vi abitano dipendono dalla nostra capacità globale di collaborare per tutelare e sostenere i popoli indigeni e le comunità locali, per garantire la sicurezza dei territori tradizionali di fronte ai voraci interessi economici e per creare e promuovere efficaci soluzioni climatiche basate sulla natura e sulle comunità che la proteggono,” sottolinea la delegazione.

Messaggi

Leggete qui il messaggio dell’Apib ai leader mondiali, ai responsabili politici, ai leader aziendali e alle organizzazioni della società civile riuniti alla COP26.

Leggete qui la dichiarazione della popolazione indigena brasiliana contro la crisi climatica (in particolare dell’Amazzonia) preparata dal Coordinamento delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia brasiliana

Traduzione dall’inglese di Simona Trapani. Revisione di Flavia Negozio.

 

03.11.21 – Brasile – Redação Rio de Janeiro

L’articolo originale può essere letto qui

 

I popoli indigeni si mobilitano per la COP26: “Senza di noi, non c’è soluzione alla crisi climatica” (pressenza.com)

 

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