Green Pass, un documento ecologista e non violento

Basterebbe avere un pizzico di coraggio, molti a livello personale, sono usciti dal buio del pensiero unico e hanno sostenuto un documento ecologista e non violento che non è contro il vaccino ma bensì critica in modo aspro lo strumento politico del green pass, provando ad andare oltre la preoccupante polarizzazione del momento.

Non si chiedeva al cosiddetto mondo progressista, democratico, ecologista e di sinistra di condividere quell’analisi, ma di apprezzarne quanto meno le preoccupazioni e lo sforzo per ricacciare fuori dalla storia complottisti di ogni sorta, fanatici ed infiltrati. No, nemmeno un accenno di solidarietà per lo sforzo di ragionare, di distinguere le battaglie; solo denigrazioni ed offese.

Nulla di nulla. Bastava limitarsi a dire: sì, cavolo, effettivamente il green pass se crea discriminazioni nel mondo del lavoro noi non possiamo non criticarlo.

Sarebbe bastato dire: se il green pass penalizza quel pezzo, anche fosse fortemente minoritario, di mondo fatte di persone che durante il primo duro lockdown hanno lavorato a mani nude e senza vaccino, forse dovremmo rivedere un’applicazione così rigida.

D’altra parte se in tutti i Paesi occidentali non ha avuto un’applicazione così generalizzata nel mondo del lavoro, perché da noi dovrebbe essere visto come il bene assoluto non criticabile?

No, nemmeno il minimo livello di solidarietà democratica verso persone che condividono da sempre le stesse battaglie e che erano anche nella piazza contro il G20, niente da fare: la parola d’ordine è stata ora si fa così e basta.

Tabù assoluto fino a deridere chi da decenni pratica scelte di vita coerenti con quello che dovrebbe essere l’altro mondo possibile che sta dentro le parole d’ordine dei movimenti che partono da Porto Alegre e hanno attraversato Genova.

Quei movimenti che, in parte, oggi hanno messo in piedi l’esperienza molto importante, a me molto cara della “Società della Cura”, che vedono come protagoniste/i persone meravigliose costrette, ad oggi, ad apprezzare il nostro documento eco-pacifista e non violento solo a livello personale per non toccare alcune suscettibilità o attacchi scomposti sui social.

Una società è in salute se sa accogliere la biodiversità del pensiero usando come unica discriminante quella della condanna dei fascismi declinati a tutto tondo: esiste un fascismo organizzato ed uno del pensiero che va oltre le categorie classiche.

Ormai siamo oltre una possibilità di comprensione politica di questa polarizzazione che condiziona anche i rapporti che sembravano più profondi ed inossidabili.

C’è una necessità che prescinde questa drammatica fase storica. Bisogna provare a guardare oltre, a scrutare nuovi orizzonti di possibili dialoghi che mettano al centro la salute come nuovo paradigma.

La salute delle persone, delle comunità e del territorio al centro di una rifondazione dell’agire culturale e politico.

Sono sempre più convinto che la Pandemia ha contribuito a non cambiare nulla in meglio, vane sono state le speranze. Una cosa però, tra le tante, credo sia accaduta e che potrebbe essere alla base della rifondazione culturale e politica della società: c’è stato un rimescolamento delle appartenenze che è propedeutico alla dimensione politica.

Sono caduti dei veli che hanno messo a nudo sensibilità diverse nella sfera privata e pubblica.

Non voglio in questo breve spazio di riflessione indicare una scala di valori rispetto alle diverse sensibilità scaturite dal “terremoto” pandemico, ma constatare che tale rimescolamento può essere una nuova sorgente per un confronto basato sull’ascolto reciproco.

L’ascolto, questa parola tanta enfatizzata da tutti ma che oggi, più che mai, sembra relegata solo negli spazi angusti di una polarizzazione disumanizzante.

Il dialogo profondo, l’ascolto sincero e senza pregiudizi, è quello che più mi sta a cuore in questa fase storica come lo è per tutti i firmatari di un documento profondamente laico che vuole guardare ad una vera rigenerazione condivisa.

Ringrazio il direttore di Terra Nuova che, oltre a pubblicare l’appello, ci ha suggerito un esperimento molto interessante di dialogo profondo che proveremo a mettere in campo in un prossimo incontro, come sento di ricambiare con un grande abbraccio tutte le testate democratiche hanno colto in pieno lo spirito del nostro documento: comune-info, Italia che cambia e tanti altri.

Potreste fare ancora in tempo a leggerlo laicamente e ve ne saremo grati. Non si chiede una condivisione dei contenuti ma di comprendere lo sforzo sincero di provare a ritessere un dialogo che sarà fondamentale nella fase post pandemica. Un confronto che va riaperto ora.

01.11.21 – Paolo Piacentini – Redazione Italia

Basterebbe ascoltarsi di nuovo (pressenza.com)

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