[Resistenza] Seguire l’esempio della GKN, la classe operaia deve cacciare Draghi!

Newsletter n.16/2021 – Seguire l’esempio della GKN, la classe operaia deve cacciare Draghi!

[Italia] La classe operaia contro il gigante dai piedi di argilla

Dalla lotta contro l’imposizione del Green Pass a quella contro lo smantellamento del tessuto produttivo passando per quella contro il carovita: la classe operaia è alla testa della mobilitazione delle masse popolari per abbattere Draghi e il suo governo.

Prendetevi il tempo per leggere. In una fase di grande confusione, dove anche le questioni e i principi “elementari” sembrano messi in discussione, occorre fare un punto, individuare i punti favorevoli e i punti deboli e definire le linee di sviluppo. Questo è il nostro contributo.

1. La situazione politica

Sono settimane di febbrili mobilitazioni contro le misure del governo Draghi.
È passato circa un mese dal corteo nazionale promosso dagli operai GKN a Firenze (18 settembre) e la mobilitazione operaia e popolare si è estesa a macchia d’olio su più fronti.
Le mobilitazioni contro l’obbligo del Green Pass, iniziate alla fine dello scorso luglio, hanno fatto “un salto di qualità” a partire dal 15 ottobre, data in cui l’obbligo ha interessato i luoghi di lavoro. Il salto di qualità non è dovuto SOLO alla mobilitazione promossa dai portuali di Trieste. In tutto il paese, in migliaia di aziende capitaliste e pubbliche, c’è fermento. In tutto il paese si tengono assemblee, presidi, manifestazioni.
Solo una piccola parte di questo fermento ha trovato il sostegno di organizzazioni sindacali, con alcune significative eccezioni: alla Electrolux di Susegana (TV) e alla Ferrari di Modena – dove le RSU FIOM hanno preso in mano la direzione – in alcuni magazzini della logistica e nelle aziende municipalizzate delle grandi città – dove la direzione è stata assunta dai sindacati di base: CUB, SI COBAS.
Contro queste mobilitazioni, ancora frammentate, Draghi e Lamorgese hanno scatenato la criminalizzazione e il terrorismo mediatico, tanto che i portuali di Trieste, isolati e osteggiati dalle organizzazioni sindacali – anche i sindacati di base – hanno annullato le manifestazioni previste per il 22 e 23 ottobre per “evitare infiltrazioni, provocazioni e problemi di ordine pubblico”.

Il 15 ottobre si è “celebrato” il funerale di Alitalia e la nascita di ITA: a fronte di grandi manifestazioni di soddisfazione da parte di governo e borghesia, migliaia di lavoratori hanno mantenuto la mobilitazione che prosegue anche in questi giorni. Si, perché sono 7 mila i posti di lavoro cancellati con un colpo di spugna, lo stesso colpo di spugna che ha cancellato il CCNL per i nuovi assunti di ITA (2000 assunzioni).

Ancora, il 15 ottobre, al MISE, il governo Draghi ha assecondato le manovre di Whirlpool che ha confermato la chiusura dello stabilimento di Napoli. La mobilitazione degli operai continua anche in vista della sentenza del Tribunale del Lavoro sulla causa per condotta antisindacale intentata dai sindacati di regime contro l’azienda.

L’assalto fascista, sostenuto dalla polizia, alla sede nazionale della CGIL avvenuto il 9 ottobre nel contesto della mobilitazione contro il Green Pass, è stato usato dal governo Draghi e dalle Larghe Intese:

  1. per alimentare la guerra fra poveri e la mobilitazione reazionaria, che consiste nella contrapposizione tra Sì Vax e No Vax;
  2. nel tentativo di isolare e deviare il movimento No Green Pass;
  3. per legare più strettamente a sé i vertici della CGIL.
    Effetti immediati dell’assalto – con il contorno, fra l’odioso e il surreale, del teatrino della Ministra Lamorgese – sono la stretta sulle libertà di manifestazione che il governo si appresta a compiere e lo sgombero del presidio al porto di Trieste, richiesto – fra gli altri – da CGIL, CISL, UIL.

E’ ben evidente la tendenza del governo Draghi a voler portare a fondo gli attacchi alle masse popolari, lo scontro sociale e la repressione. Draghi sta proseguendo nell’attuazione del programma comune della borghesia imperialista:
– smantellamento dell’apparato produttivo e distruzione di posti di lavoro;
– aumento delle bollette;
– aumento del carburante (il prezzo è addirittura raddoppiato per il metano);
– riforma delle pensioni (abolizione di Quota 100, proposta di pensionamento anticipato a fronte della decurtazione della pensione);
– abolizione dell’assegno di invalidità per chi percepisce un reddito di qualunque entità (sono fortemente penalizzati i proletari);
– revisione del Reddito di Cittadinanza.

Lo scollamento fra le ampie masse e la classe dominante e le sue istituzioni aumenta.
L’astensionismo registrato per le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre (e ancora maggiore per i ballottaggi, fra cui Roma e Torino) cresce di pari passo con l’estensione delle proteste.
E’ vero, sono proteste confuse, mobilitazioni contraddittorie, ma hanno come collante (è l’aspetto qualificante di tutte, quindi unitario) l’opposizione alle Larghe Intese e al governo Draghi.

Il governo Draghi è un gigante con i piedi d’argilla.
Se la classe operaia si mette alla testa delle mobilitazioni, il governo Draghi ha i giorni contati.
Se la classe operaia si mette alla testa delle mobilitazioni, la lotta per imporre un governo di emergenza delle masse popolari organizzate avanza.
La classe operaia per mettersi alla testa delle masse popolari deve organizzarsi in ogni posto di lavoro. Come?

2. L’esempio del Collettivo di Fabbrica GKN

Per mettersi alla testa della mobilitazione delle masse popolari, la classe operaia deve anzitutto organizzarsi in modo autonomo, indipendente dalle appartenenze sindacali e partitiche. Solo in questo modo può rompere con la cappa oppressiva di decenni di concertazione dei sindacati confederali e altrettanti di estremismo parolaio e immobilismo dei gruppi dirigenti attuali di tanti sindacati di base. Solo in questo modo può agire in modo da costringere autorità, istituzioni, sindacati di regime, eletti in parlamento ad agire nei suoi interessi [leggi: E se a decidere e a scegliere fossero gli operai?]
Organizzarsi sul modello dei Consigli di Fabbrica degli anni ‘70. Dell’esperienza degli operai della GKN abbiamo parlato in vari articoli di Resistenza [qui, qui e qui, da questo ultimo articolo riprendiamo il testo che segue].

“Il fulcro della lotta degli operai GKN è il Collettivo di Fabbrica, un’organizzazione costruita su iniziativa degli operai, replicabile in ogni azienda e posto di lavoro. È quanto di più simile ai Consigli di Fabbrica (CdF) degli anni ‘70-’80 la classe operaia esprime oggi.
In GKN c’è un filo rosso che lega l’esperienza del CdF della FIAT di Firenze al Collettivo di Fabbrica, un filo che la vecchia generazione di operai ha conservato ed è riuscita a trasmettere alla nuova leva.
La storia della costruzione del Collettivo di Fabbrica GKN può e deve diventare patrimonio collettivo di tutta la classe operaia che ha bisogno come il pane di esempi pratici da cui attingere per tornare a costruire organismi simili nelle fabbriche di tutto il paese.
Il Collettivo di Fabbrica si occupa della fabbrica, ma anche del territorio in cui gli operai vivono, scegliendo autonomamente quali battaglie condurre, con quali solidarizzare, anticipando gli attacchi padronali.
Ciò si è visto:
– quando fu abolito l’art. 18, che qua è stato difeso con successo e mantenuto in vigore fino alla chiusura dello stabilimento;
– quando gli operai hanno scioperato e picchettato la fabbrica contro i licenziamenti camuffati da Staff leasing e da lavoro esternalizzato;
– quando hanno partecipato e solidarizzato con le altre vertenze sul territorio come quella del Panificio Toscano e della Texprint guidate dal Si Cobas;
– quando hanno sostenuto la mobilitazione contro la costruzione dell’Inceneritore di Case Passerini a Firenze.

Queste sono solo alcune delle battaglie, interne ed esterne, che il Collettivo di Fabbrica ha promosso in questi anni.
La struttura organizzativa che gli operai si sono dati e il forte legame con le organizzazioni sul territorio hanno permesso loro di far fronte immediatamente alla chiusura.
È fondamentale organizzarsi ovunque, anche dove non c’è esperienza di organizzazione: i Riders sono un esempio importante in questo senso. Anche nei settori di lavoro più moderni, precarizzati e parcellizzati è possibile e necessaria l’organizzazione dei lavoratori. Non importa se all’inizio si è in pochi, l’importante è non aspettare di essere sotto attacco per organizzarsi. (Continua a leggere)

[Italia] Fare del 30 ottobre una grande mobilitazione di tutte le masse popolari per abbattere il governo Draghi!

La classe dominante ha gestito e sta gestendo la pandemia da Coronavirus in modo criminale.

E’ criminale la gestione sanitaria (mentre continuano speculazioni, privatizzazioni e peggiorano lei condizioni per i lavoratori, passa in cavalleria la strage nelle RSA – Lombarde e non solo – il Tribunale di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta contro Fontana per la strage al Pio albergo Trivulzio – LEGGI “Fontana Assassino”); è criminale la gestione politica (l’emergenza è la scusa con cui vengono attaccati i diritti di organizzazione, assemblea in ogni luogo – dalle scuole ai posti di lavoro – e si estende la repressione); è criminale la gestione dei vaccini (il Green Pass è una misura politica non sanitaria, il non riconoscimento dei vaccini russi, cinesi e cubani sono un regalo miliardario alle multinazionali del farmaco, così come il perseguire una farlocca “immunità di gregge”).

E’ criminale, nel complesso quindi, la gestione politica: la classe dominante ha letteralmente fatto carte false, con il sostegno di tutto il circo mediatico di regime, per mettere settori delle masse popolari contro altri settori delle masse popolari. (Leggi tutto)

Consiglio di Fabbrica della FIAT di Firenze – Intervista a Marcello Cipriani

La FIAT di Firenze di cui parla questa intervista corrisponde all’attuale GKN, dopo che nel 1994 lo stabilimento è stato venduto alla multinazionale inglese e nel 1996 spostato dal quartiere popolare di Novoli a Campi Bisenzio, dove si trova ora. E Marcello Cipriani è uno degli operai, formatisi alla scuola del Consiglio di Fabbrica della FIAT, che ha poi fatto da maestro alla nuova leva di operai combattivi, quelli che hanno dato vita al Collettivo di Fabbrica della GKN, promotore dal 9 luglio 2021 della lotta contro la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio decisa dal fondo speculativo Melrose (da cui nel 2018 la GKN è stata acquisita) e di una mobilitazione più generale contro le delocalizzazioni e lo smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese.
La vendita alla GKN dello stabilimento fiorentino nel 1994 è stata un tassello del progetto che gli Agnelli-Elkann stanno perseguendo da tempo, e dal 2000 in modo sistematico, di abbandonare la produzione di veicoli in Italia (per trasferirla in altri paesi dove possono sfruttare più liberamente i lavoratori e l’ambiente) e di spostare il centro della loro attività nella speculazione finanziaria mondiale (che ai fini della valorizzazione dei loro capitali è più redditizia e meno impegnativa della produzione di autoveicoli). Le tappe principali di questo progetto sono state:

– la dispersione in vari stabilimenti dell’industria automobilistica prima concentrata a Torino e la dissociazione dei vari stabilimenti uno dall’altro, inquadrandoli in società diverse (Sevel, Iveco, CNHI, Magneti Marelli, Maserati, Ferrari, ecc.), instradandoli in produzioni diverse, inserendo ognuno di essi in un contesto internazionale diverso, legando ognuno a un mercato diverso per poterli liquidare uno a uno, senza dover affrontare la resistenza collettiva degli operai del gruppo,

– la vendita a General Motors del 20% delle quote di Fiat Auto,

– l’operazione Fabbrica Italia (il cui obiettivo era rendere più facile la liquidazione delle fabbriche FIAT ed eliminare i diritti dei lavoratori e i sindacati non asserviti in quelle che restavano aperte) con acquisizione di Chrysler, fondazione di FCA, uscita da Confindustria e dal CCNL dei metalmeccanici e adozione di un contratto separato (denominato Contratto Collettivo Specifico di Lavoro) per gli operai del gruppo,

– la “fusione” con PSA nella società Stellantis.

A corollario ci sono gli stabilimenti chiusi e venduti a gruppi industriali o a fondi finanziari stranieri, il funzionamento a singhiozzo di quelli ancora aperti, il peggioramento delle condizioni di lavoro degli operai (il “regime da caserma”) e lo stillicidio di posti di lavoro.
Il risultato è la progressiva liquidazione dell’industria italiana di autoveicoli e componenti, che colpisce direttamente circa 58.000 operai di Stellantis, Sevel, Iveco, CNHI, Ferrari, Maserati e circa 164.000 operai delle aziende produttrici di componenti per auto. Si tratta di più di 200mila operai che, se organizzati e mobilitati, hanno la forza di impedire lo smantellamento della produzione di autoveicoli e componenti. L’esempio e l’azione diretta del Collettivo di Fabbrica della GKN può fare molto a questo fine. A loro volta il Collettivo di Fabbrica e gli operai della GKN hanno tutto l’interesse a che monti l’organizzazione e la mobilitazione degli operai del gruppo Agnelli-Elkann, per i rapporti di forza che si verrebbero a creare e perché il futuro della GKN è legato a doppio filo al mantenimento della produzione di autoveicoli e componenti del nostro paese. Per impedire la chiusura della GKN bisogna mandare a gambe all’aria il progetto degli Agnelli-Elkann di smantellare la produzione di autoveicoli nel nostro paese!

Clicca qui per leggere l’intervista completa.

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