Aginform su Green Pass e lavoro: “Cosa manca”

Da tempo ormai le famiglie anagrafiche, ma anche quelle politiche, si dividono tra vaccino e non vaccino o, più recentemente, tra rassegnati e inviperiti sulla generalizzazione del green pass a tutti i luoghi di lavoro. Alla discussione, già di per sé complicata, si sovrappone poi ormai in primo piano quella sull’egemonia delle destre sul movimento che contesta le scelte del governo e sul ruolo dei fascisti.

Non voglio aggiungere altra legna al fuoco delle polemiche, ma piuttosto sottolineare il fatto che manca, e manca ormai da troppo tempo, qualcosa di essenziale: manca sui problemi della salute così come su molte altre importanti questioni una visione d’insieme, articolata e sintetica, che sia punto di riferimento e di unificazione delle aspirazioni continuamente frustrate al soddisfacimento dei bisogni essenziali e spinta per un movimento di massa capace di modificare i rapporti di forza e strappare risultati concreti. Da questo punto di vista le invocazioni di “libertà, libertà” che si sono sentite in piazza sono, come è evidente, del tutto fuorvianti.

Eppure la pandemia sembrava avere il potenziale per consentire l’apertura di una fase in cui sarebbe stato possibile contrastare l’andazzo dei decenni precedenti segnati dai tagli della spesa sanitaria e dalla spinta alla privatizzazione. “Il morbo infuria, il letto manca, per chiare colpe di destra e manca” (di vera destra, falsa sinistra, come si specificava più avanti)”: così fotografava la situazione una canzone [qui] che circolava nei primi mesi dell’anno scorso.

Che cosa è rimasto, dopo quasi due anni, dell’esigenza di fare i conti con tagli e privatizzazioni, chiamare a rispondere i responsabili e invertire la rotta?

In realtà le carenze macroscopiche del sistema sanitario, dallo stato pietoso della medicina territoriale e della prevenzione, alle liste di attesa, alle strutture, alle carenze di personale, al reclutamento e formazione dei medici, sono in piena evidenza e alimentano un sistema che si americanizza sempre più a profitto dei privati e a detrimento di chi non si può permettere di pagare. Ma di fronte a questo andazzo c’è l’assenza pressochè totale di iniziativa popolare, il che rimanda al problema politico fondamentale e irrisolto di costruzione di un soggetto collettivo che si ponga questo problema invece di sgomitare per entrare nel teatrino della politica dalla porta di servizio.

Anche il modo in cui è stata affrontata la pandemia fa registrare il trionfo totale del profitto delle grandi multinazionali del farmaco, ingrassate da fondi pubblici. Le scelte scandalose operate sui vaccini a livello europeo con i contratti segreti ma ben remunerati, e nemmeno sempre rispettati, con alcune multinazionali angloamericane e la contemporanea esclusione di ogni altra possibilità dovrebbero essere ben presenti nella memoria collettiva (ancora oggi chi per qualche ragione ha ricevuto il vaccino russo non può avere il green pass!). Eppure questi fatti non sembra che influenzino il discorso pubblico sui vaccini, così come non lo influenzano le chiacchiere sull’eliminazione anche solo temporanea dei brevetti, pure affiorate qua e là, tanto per far ridere un po’ quelli che grazie alla pandemia stanno guadagnando miliardi e in prospettiva hanno buone possibilità di continuare a farlo.

A un certo punto, in coincidenza con l’eliminazione del governo Conte, i vaccini hanno occupato tutta intera la scena. Da utile strumento di prevenzione, da amministrare però con cautela, data l’esistenza di molte evidenti criticità (ci ricordiamo delle vicende surreali dell’AstraZeneca per gli anziani, anzi no per i giovani?) sono diventati il toccasana che va somministrato a tutti, compresi i bebè, senza nessun vero bilanciamento tra rischi e benefici. Di conseguenza, chi è restio a farsi vaccinare è diventato, in assenza di comunisti, il nuovo nemico pubblico numero uno, il potenziale terrorista no vax. Credo che non siano poche le persone che hanno accolto con sollievo la possibilità di vaccinarsi appena hanno potuto, ma cominciano adesso ad avere più di un dubbio di fronte a una campagna mediatica martellante a senso unico che fa piazza pulita di ogni considerazione critica e ricorda semmai i modi con cui sono state accompagnate le imprese belliche NATO degli ultimi anni.

In realtà ci troviamo impotenti e disarmati di fronte a processi che sfuggono alla possibilità di controllo pubblico e a soggetti che sono in grado anzi di asservire gli stessi enti di vigilanza che pure esistono. Le autorizzazioni, così come le mancate autorizzazioni, tanto per i vaccini quanto per i farmaci sono state tutt’altro che trasparenti. Su questo come su altri aspetti della gestione della pandemia rinviamo a un buona sintesi di Andrea Zhok [qui]

La ricerca viene finanziata con soldi pubblici, ma per lo più è appaltata ai privati e obbedisce chiaramente a priorità dettate dalla ricerca del profitto. Come rovesciare questa logica di fronte a un settore come quello farmaceutico che a differenza di altri è in piena espansione e ha una ricaduta diretta sulla vita di tutti? E’ evidente che c’è bisogno di coagulare intorno all’esigenza primaria della tutela della salute e dell’interesse generale energie intellettuali e conoscenze in grado di saldarsi con forme e strumenti adeguati di mobilitazione dei lavoratori della sanità e dei cittadini.

Da più parti abbiamo sentito avanzare negli ultimi tempi proposte simili alla nostra di costruzione di un ampio fronte politico unitario orientato alla attuazione concreta dei principi affermati nella costituzione del 1948. Anche l’appello, “Libertà? Partecipazione” [qui], a cui abbiamo dato la nostra adesione, va in questo senso. Può essere la strada giusta, ma gli ostacoli non mancano e siamo ancora all’anno zero.

Aginform
11 ottobre 2021

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