“Tre considerazioni sui risultati elettorali”

Ci sono tre angolature da cui partire nella valutazione dei dati elettorali del 3 e 4 ottobre scorso.

La prima riguarda l’alto grado di astensionismo che si è registrato. Stavolta le astensioni hanno raggiunto il 52% degli aventi diritto al voto, cioè la maggioranza. Come va valutato questo livello di astensionismo? Che cosa nasconde in realtà?

Se si considera che le possibilità di scegliere i candidati offriva, in teoria, una gamma di opzioni che in passato hanno convogliato milioni di voti, dalla Lega, ai 5Stelle, alla Meloni, stavolta il flusso si è interrotto, in particolare per la Lega e i 5 Stelle. Questo dimostra due cose: da una parte che il ciclo positivo verso questi partiti si è bloccato e dall’altra che, indipendentemente dagli indirizzi ideologici, la gente è delusa dai risultati ottenuti col voto e preferisce starsene a casa. Stavolta però non è tanto un astensionismo di protesta, ma sembra più un fattore di rassegnazione. Non è un buon segnale, anche se un recupero parziale, ma stavolta negativo, si è avuto con lo scontro sui vaccini.

La scelta dell’astensione dal voto dimostra la debolezza e la mancanza di strutturazione e di determinazione di chi si illudeva che bastasse la croce sulla scheda per cambiare le cose. Il logoramento del governo Conte, il ‘colpo di stato’ di Mattarella-Draghi e il pesante condizionamento dei 5 Stelle che hanno subito il fascino del governo a prescindere, hanno trasformato il voto di protesta in astensione. Ma comunque dobbiamo tenerla in debito conto perchè è indice della fragilità degli attuali equilibri politici.

Oltre a mettere in evidenza quello che appare il dato più significativo di questa tornata elettorale amministrativa, cioè l’astensione, dobbiamo evidenziare una seconda questione che è emersa dal voto: il rafforzamento delle basi del governo Draghi che dalla sua incoronazione in poi sta gestendo un complesso lavoro di ristrutturazione del quadro politico per puntare al progetto strategico nel quadro di una ripresa dell’UE, con l’Italia come snodo essenziale di un’Europa che tenta di riprendere il suo protagonismo tra i grandi della scena mondiale, sul piano economico e militare.

Il rafforzamento di Draghi, in questo contesto, è rappresentato dai risultati conseguiti dal PD, il cui segretario Letta ha voluto esplicitamente dichiarare che questo è il senso della vittoria del partito. Il PD in questa contesa elettorale ha puntato infatti a rovesciare i rapporti di forza con i 5 Stelle, e in gran parte c’è riuscito, con Torino e Roma, per offrire una solida sponda ‘moderata’ a Draghi. Il quale peraltro marcia spedito ormai nel consolidamento in Italia e in Europa di una prospettiva liberal europeista. E Conte? E’ ancora appeso a un filo e naviga tra ipotesi di capitolazione definitiva e rottura degli equilibri governativi che per i 5 Stelle rappresenta una grossa incognita.

Se ragioniamo in termini di sinistra e di alternativa allo stato di cose presente dobbiamo constatare infine che i sogni di quanti scambiano il voto per una lotteria si sono visibilmente appannati. Nelle principali città in cui si è votato è riapparso in modo diffuso lo spettro dello zero virgola a gettare acqua sugli entusiasmi. Il che ci riporta alla questioni di fondo che consistono nella necessità di abbandonare riti alternativi e/o identitari che non coinvolgono se non in misura marginale la gente e fare una riflessione su come procedere.

Intanto, bisogna partire da una capacità di riorganizzazione delle spinte vere che attraversano il paese e su questo definire ipotesi e livelli di organizzazione. Se non si agganciano le spinte oggettive i fatti dimostrano che coll’anarco-movimentismo si rimane nello stagno del folklore e della inconsistenza. Un problema vecchio questo, che ci portiamo dietro dagli anni ’70 del secolo scorso. Come non si può recuperare la forza e la tradizione del PCI facendo finta di essere il PCI, così non si può sperare di avere un livello di massa senza indicare una prospettiva concreta ai lavoratori e ai ceti che vogliono un cambiamento politico ed economico di questa società e che sono ancora in un recinto opinionista che, seppure utile a capire, non porta a conclusioni certe.

Aginform
6 ottobre 2021

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