Su Rai3 la nuova inchiesta di Animal Equality nei wet market in India

Ieri sera siamo andati in onda a #Cartabianca, il programma di Bianca Berlinguer su Rai3, durante il quale sono stati mostrati ancora una volta filmati tratti dalle nostre inchieste sui wet market.

Le immagini provenivano sia dalle nostre video-inchieste svolte in Cina, a Wuhan, sia da una nuova investigazione compiuta in India da Animal Equality tra luglio 2020 e luglio 2021 nelle città di Pune, Mumbai, Goa, Calcutta e Delhi.

Il servizio ha mostrato immagini davvero dure, che sono arrivate sugli schermi di quasi 1 milione di spettatori.

Gli ospiti in studio, tra cui Mario Tozzi, geologo e conduttore televisivo, si sono avventurati nel difficile compito di rispondere alla domanda delle domande: perché nonostante il pericolo per la salute pubblica che rappresentano, questi luoghi sono ancora aperti?

Quello che il nostro team investigativo ha potuto constatare in India conferma ciò che avevamo già dimostrato con le nostre investigazioni svolte in diversi paesi asiatici: condizioni igieniche inesistenti, animali trasportati senza alcuna cura, maltrattati dall’inizio alla fine della loro esistenza, ammassati l’uno sull’altro senza potersi muovere e costretti a una lunga attesa prima di essere uccisi brutalmente.

Anche se abbiamo consegnato più di 569.000 firme alle Nazioni Unite, portando all’attenzione dei decisori politici le richieste di così tanti cittadini da tutto il mondo, non possiamo permetterci di fermarci qui.

Continuiamo a documentare questi luoghi orrendi e pieni di dolore perché la strada per vietarli è ancora lunga e noi abbiamo deciso di percorrerla tutta, fino in fondo.

I wet market sono dei veri inferni all’aria aperta, dove la sofferenza è una condanna certa per queste creature innocenti.

Per impedire che queste brutalità continuino, dobbiamo proseguire le nostre azioni anche a livello locale, nei paesi dove persiste il problema dei mercati umidi.

Come in India, dove Animal Equality agisce in modo combinato: da un lato facendo pressione sulle istituzioni, dall’altro continuando a sensibilizzare il pubblico e cercando, con il potere delle investigazioni, di aprire gli occhi delle persone.

Non è semplice portare avanti questo lavoro, soprattutto in paesi dove esistono netti contrasti sociali e dove parlare con gli attori politici è sempre una sfida.

Il nostro obiettivo, però, resta sempre lo stesso: la chiusura di questi luoghi dell’orrore in ogni angolo del mondo.

In India siamo già riusciti a ottenere risultati significativi: nel 2014 il foie gras è stato bandito totalmente grazie alle nostre investigazioni e sia nel 2014 che nel 2019 siamo stati in prima fila per documentare e fare pressione sulle istituzioni, affinché il massacro crudele del festival di Gadhimai fosse fermato.

Anche per quanto riguarda i wet market abbiamo buone possibilità di ottenere dei risultati se continueremo a lavorare con determinazione e a chiedere, instancabilmente, la loro chiusura definitiva.

Il volere di più di 500mila persone non può più essere ignorato dalle Nazioni Unite e andremo avanti con le nostre azioni finché la nostra voce non sarà ascoltata e gli animali smetteranno di soffrire in questi luoghi da incubo.

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