GKN: La lotta di classe non è un pranzo di gala

Chi segue con un po’ di attenzione le vicende sindacali, le lotte, la loro gestione e le conclusioni avrà certamente notato che nello scontro che si è aperto dopo il licenziamento via e-mail di circa 500 lavoratori della GKN di Firenze è apparso qualcosa di diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. Intanto oltre alla ovvia richiesta del ritiro dei licenziamenti, in evidenza, alla testa dei cortei, appare lo striscione ‘solleviamoci’, un’indicazione che può sembrare logica in una manifestazione politica sessantottina, ma singolare in una circostanza come quella dei licenziamenti alla GKN che non è paragonabile alle officine Putilov di Pietrogrado nel 1917.

Oltre a questo però un altro dato emerge dal contesto. A guidare lo scontro è un collettivo di fabbrica i cui membri sono iscritti al sindacato FIOM e non un gruppo legato al sindacalismo di base, il quale ha tenuto a sottolineare fin dall’inizio che i lavoratori devono restare uniti se vogliono ottenere il risultato per cui combattono. Ricreare steccati sarebbe estremamente pericoloso e se si punta a vincere bisogna capire anche come superare gli steccati.

La manifestazione di sabato 18 settembre ha richiamato a Firenze molta gente, decine di migliaia, alcuni erano rappresentanze di lavoratori in lotta che si trovano nella stessa situazione della GKN, altri erano lì per esprimere solidarietà a una lotta che ha assunto un carattere emblematico.

Detto questo, fuori dalla retorica operaista, che sembra però aver trovato come sponsor alcune anime belle che si gonfiano e si sgonfiano a seconda delle circostanze, cerchiamo ora di capire la portata della situazione oggettiva e dei rapporti di forza in campo.

La chiusura di GKN arriva, per essere chiari, dopo la vicenda Alitalia-ITA dove la soluzione che si è proposta, in collaborazione tra UE e governo Draghi, è quella di licenziare quasi 10.000 dipendenti a fronte dei circa 13.000 che costituiscono l’ex Alitalia. Non solo, ma il progetto ITA comporta la selezione di quelli che dovranno esserei riassunti e per il futuro la prospettiva aziendale è molto incerta.

La Whirpool è da molti mesi in stand-by nonostante che nella prima fase della lotta abbia avuto un’ evidenza non secondaria rispetto alla GKN. Questo per dirci chiaramente quello che sappiamo da sempre e cioè che combattere non a parole i padroni è cosa difficile e complicata.

Intanto la battaglia implica due condizioni preliminari, la forza unitaria e maggioritaria dei lavoratori che vogliono battersi e l’adeguamento degli strumenti a disposizione per reggere i rapporti di forza. Nel caso di Alitalia-ITA nonostante che al suo interno esistano due sindacati ‘di base’ che per loro interessi di bottega non hanno trovato il modo di lavorare assieme per una medesima prospettiva, dividendo di fatto i lavoratori, dopo anni di trattative e di logoramento si è arrivati alla conclusione oscena di meno di 3000 assunzioni su 13.000 dipendenti. Peraltro alle ultime manifestazioni i lavoratori che vi hanno partecipato, nonostante la gravità dei fatti, sono stati solo alcune centinaia. Possibile che non ci si accorga di questo, e cioè che quella dell’Alitalia è una delle più gravi sconfitte che i lavoratori hanno subito con rassegnazione? E non è solo una sconfitta per i dipendenti, ma anche per chi vuol cambiare indirizzo all’economia italiana e si batte contro le logiche liberiste di Draghi e dell’UE.

E’ possibile che a Firenze le cose vadano diversamente? C’è da augurarsi che la manifestazione del 18 possa aprire nuove prospettive. Comunque la lezione che ci viene è intanto che bisogna farla finita con gli scioperi simbolici e puntare a lotte vere. Un certo sindacalismo assolutamente minoritario non ha più senso se l’obiettivo non è di bottega, ma quello di costruire l’unità e l’autonomia dei lavoratori dentro un progetto di cambiamento dei rapporti di forza col padronato e le forze liberiste. I comunisti avrebbero qualcosa da dire, e soprattutto da fare, per individuare il percorso, ma oltre alle chiacchiere finora non sono andati. La GKN, invece della retorica e della generica solidarietà, ci indica una necessità.

Aginform
19 settembre 2021

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