Chi siamo

Siamo tra i pionieri dell'emittenza locale romana: trasmettiamo sin dalla seconda metà metà degli Anni '70.
Nata quasi per gioco, la nostra radio in questi ultimi anni si è sempre più caratterizzata come voce delle esigenze ambientaliste e pacifiste, ma anche come strumento di informazione per il mondo del volontariato e della solidarietà internazionale.
Siamo sempre stati contrari alla pratica del commercio delle frequenze e soprattutto dell'aumento indiscriminato delle potenze di trasmissione, fenomeno assolutamente ingiustificato e dannoso perchè rende maggiormente pericoloso il cosiddetto Elettrosmog. Proprio per distinguerci dalla pratica speculatoria messa a punto dagli affaristi dell'etere abbiamo preso la decisione di trasmettere con 100 Watt di potenza, ampiamente sufficiente per coprire l'intera città di Roma.
Questa scelta, sacrosanta, irrinunciabile e pienamente legittima, ha però determinato l'imbavagliamento della nostra voce nei mesi successivi al censimento delle radio e tv del 1990 previsto dalla Legge Mammì.
I princìpi che nel 1976 consentirono di aprire "l'etere" alle emittenti locali sono stati quindi letteralmente distrutti dalla corsa "all'affare-radiofonia" che è immediatamente partita proprio grazie ad una Legge che, in pratica, assicurava il diritto a trasmettere esclusivamente ai grossi gruppi economici, i quali hanno avuto la strada spianata grazie alla complicità del Ministero, complice degli affaristi dell'etere per non aver approvato il necessario piano di assegnazione delle frequenze.
Noi, invece, che sul rispetto del diritto costituzionale avevamo basato il nostro futuro, siamo stati pesantemente colpiti. Non abbiamo barattato la nostra lealtà per l'ottenimento di una concessione alterata nei suoi contenuti: sarebbe infatti bastato dichiarare il falso in sede di censimento del 1990 per non subire i torti di questi anni. Molti titolari altre radio e tv, invece, hanno gonfiato ad arte i dati relativi a potenze di trasmissione, a sistemi d'antenna, ecc., senza alcuna conseguenza penale, nonostante gli allora Circostel (uffici periferici del Ministero PT) avessero l'obbligo di verificare se le dichiarazioni inviate fossero conformi alle documentazioni già in loro possesso.
Conseguenza: emittenti concorrenti, in dispregio delle leggi e barando con la colpevole complicità del Ministero delle Comunicazioni, oggi ci impediscono di parlare invadendo persino la nostra legittima frequenza di trasmissione e aumentando le potenze, nonostante la Legge Mammì (e successive) lo vietino!
La stragrande maggioranza delle radio che un tempo si definivano "libere" oggi hanno perduto questo nobile appellativo e quelle poche ancora rimaste che continuano a svolgere la propria funzione di strumento di informazione (come ad esempio le voci di piccole realtà locali sperdute qua e là nel nostro Paese), sono attese da un'inevitabile scure che prima o poi si abbatterà sulle proprie teste.
Ringraziamo il CO.N.N.A., ormai rimasta unica organizzazione non profit nel settore radiotelevisivo che si batte per la riaffermazione del diritto costituzionale sancito dall'articolo 21, che ci assiste nella nostra dura battaglia per la quotidiana sopravvivenza.
Spazio Radio non gode di alcun finanziamento e ne' è in grado di legare la propria sopravvivenza alla pubblicità, proprio a causa del prolungato oscuramento del segnale. Sono esclusivamente i pochi componenti dell'Associazione Culturale Roma Libera, che gestisce l'emittente, a far fronte alle spese mensili di energia elettrica e di manutenzione dell'impiantistica. Nonostante tutte le difficoltà riusciamo ancora ad assicurare a numerose associazioni  non profiit (come Animalisti Italiani, Greenpeace, Fondazione Andrea Bocelli, Lega del Filo d'Oro, ecc.) la diffusione gratuita di trasmissioni e comunicati allo scopo di aiutarle a far conoscere le loro iniziative pubbliche a favore delle persone, dell'ambiente e degli animali.
Siamo presenti su internet con due ben distinti siti (spazioradio.it e ambienteweb.org) per proseguire il nostro lavoro di informazione e per poter diffondere il nostro grido di "giustizia", in quanto al momento la nostra emittente è ancora praticamente imbavagliata, per volontà del potere politico complice degli speculatori dell'etere.